Onde


Esistono tre diversi tipi di onde sismiche: onde P primarie (propagazione: longitudinali, nei solidi, nei liquidi e nei gas; grande velocità 4-8 km\s e piccola ampiezza; le prime registrate dai sismografi; si generano nell’ipocentro; chiamate onde di compressione perché causano una variazione di volume, compressione e dilatazione; modificano la loro direzione quando incontrano una superficie di discontinuità, cioè passano da uno strato di rocce ad un altro), onde S secondarie (propagazione; trasversali, nei solidi; media velocità 2-6 km\s e media ampiezza; seconde registrate dai sismografi; si generano nell’ipocentro; chiamate onde di distorsione perché causano una variazione di forma dei mezzi, che poi viene ripristinata; modificano la loro direzione quando incontrano una superficie di discontinuità), onde L superficiali (propagazione: superfici di discontinuità; piccola velocità 3,5 km\s e grande ampiezza; ultime registrate dai sismografi; si generano nell’epicentro quando le P e le S fanno vibrare il terreno con oscillazioni di forma ellittica – onde di Rayleigh, con movimento trasversale – onde di Love).

Lo strumento per registrare le onde è il sismografo (servono tre sismografi: piano verticale, piani orizzontali perpendicolari), il tracciato che registra le onde è il sismogramma, che ci fornisce la posizione dell’epicentro (servono almeno tre stazioni, ognuna delle quali dispone di un diagramma spazio-tempo in cui sono riportate le dromocrone, curve dei tempi di propagazione delle onde; su una carta geografica equidistante si tracciano tre circonferenze con raggio uguale alle distanze ricavate da ciascuna stazione e il loro punto di intersezione è l’epicentro) e dell’ipocentro (terremoti superficiali, 0-70 km di profondità; intermedi 70-300 km; profondi 300-700 km) e la potenza del terremoto. Il sismoscopio è uno strumento in grado di segnalare un terremoto ma non di misurarne o le caratteristiche; il più antico, cinese, costituito da un anfora da cui sporgevano otto teste di drago che contenevano una pallina che, in caso di terremoto, sarebbe caduta nella bocca di una delle otto rane sotto.

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