Concetti Chiave
- Le trasformazioni energetiche illustrano come l'energia meccanica non si conserva a causa delle forze di attrito, che trasformano l'energia cinetica in energia termica.
- Durante la frenata di un'auto, l'energia cinetica viene convertita in energia termica, evidenziando il ruolo dell'attrito nel riscaldamento dei dischi dei freni.
- Il dibattito storico sul calore ha portato alla comprensione che il calore non è una sostanza, ma un modo per trasferire energia diverso dal lavoro, influenzato dalla rivoluzione industriale.
- J.P. Joule ha dimostrato la relazione di equivalenza tra calore e lavoro, evidenziando che entrambi influenzano l'energia interna di un corpo senza essere proprietà intrinseche.
- Il progresso nello studio delle trasformazioni energetiche ha favorito lo sviluppo di macchine termiche, come la macchina a vapore, che convertono il calore in lavoro.
Le trasformazioni energetiche si riferiscono a situazioni ideali. Infatti ognuno di noi può sperimentare che in realtà l’energia meccanica di un corpo non resta costante, cioè non si conserva: se infatti lasciamo cadere una pallina, la sua energia potenziale si trasforma in energia cinetica e dopo avere rimbalzato alcune volte sul pavimento si ferma. A questo punto la sua energia meccanica è uguale a zero. Quanto descritto a proposito della pallina sottolinea un aspetto più generale: l’energia cinetica dei corpi, se non intervengono altre forze ad alimentarne il moto, diminuisce progressivamente fino ad annullarsi. Il motivo per cui l’energia meccanica non si conserva è da attribuire alla presenza delle forze di attrito. Dobbiamo allora chiederci quale forma assume l’energia cinetica perduta a causa dell’attrito.
Energia cinetica e attrito
Consideriamo dunque un’altra situazione molto comune in cui agiscono le forze d’attrito. Un’automobile lanciata a forte velocità frena bruscamente e in pochi secondi si ferma: se ora, con cautela, appoggiamo una mano sui dischi dei freni ci rendiamo conto che si sono sensibilmente riscaldati. Sappiamo che quando aumenta la temperatura di un corpo vuol dire che è aumentata anche una forma di energia interna del corpo che si chiama energia termica; pertanto è ragionevole affermare che il lavoro della forza d’attrito che agisce durante la frenata ha trasformato l’energia cinetica dell’automobile in energia termica.
Energia termica e attrito
Sappiamo già che un corpo aumenta la propria temperatura quando riceve calore, ma in questo caso dobbiamo considerare che le ruote dell’automobile si sono scaldate senza ricevere calore dall’esterno dal momento che è l’attrito che ha trasformato energia meccanica in energia termica. La conclusione a cui siamo pervenuti ha un valore del tutto generale.
Il lavoro compiuto dalle forze di attrito trasforma l’energia meccanica di un corpo in movimento in energia termica.
L’energia termica è legata al movimento delle particelle che costituiscono un sistema e rappresenta quindi l’effetto misurabile della somma dell’energia cinetica di tutte le particelle. Quindi possiamo pensare che a causa delle forze di attrito, una parte dell’energia cinetica di un corpo si trasforma in energia cinetica delle particelle dei corpi che vengono a contatto, cioè in energia termica. Questa, assieme alle altre forme di energia associate alle particelle (energia chimica, energia nucleare) costituisce il patrimonio di energia interna (Eint) di un sistema.
Il dibattito storico sul calore
Le considerazioni svolte rappresentano la conclusione di un lungo e faticoso dibattito sulla natura del calore iniziato nel diciottesimo secolo e concluso solo verso la fine del secolo successivo; si comprese che il calore non è una sostanza contenuta nei corpi e non è neanche una forma di energia ma è un modo per trasferire energia diverso dal lavoro. La necessità di capire meglio questi concetti fu dettata dal particolare momento storico, nel pieno dell’impetuoso sviluppo della rivoluzione industriale. Con l’avvento delle prime macchine a vapore, gli scienziati si posero il problema di misurare l’energia che si ottiene da una macchina e di aumentarne l’efficienza, cioè di ridurre il più possibile la «dissipazione» dell’energia. Si sviluppò quindi una specifica disciplina scientifica chiamata termodinamica che ha contribuito agli enormi progressi realizzati in Occidente nel campo della meccanica e della termotecnica.
Contributo di J.P. Joule
Un contributo fondamentale al dibattito scientifico sull’energia e sulle sue trasformazioni venne dal fisico inglese J.P. Joule.
Joule riuscì infatti a determinare la relazione di equivalenza tra calore e lavoro. Ecco le parole con cui Joule stesso descrisse i risultati ottenuti: “La quantità di calore prodotta dall’attrito dei corpi, sia solidi sia liquidi, è sempre proporzionale alla quantità di energia spesa. La quantità di calore necessaria per alzare la temperatura di una libbra d’acqua di 1°F richiede, per essere sviluppata, la fornitura di un’energia meccanica equivalente a quella che si ha quando 772 libbre cadono dall’altezza di un piede”.
Lo sviluppo del pensiero di Joule è che il calore, così come il lavoro, non è una proprietà intrinseca del corpo; in altri termini, non è corretto dire che un corpo ha calore, bensì che un corpo può ricevere o cedere calore così come può fare o subire un lavoro. Insomma, calore e lavoro sono due modi diversi per cambiare l’energia interna di un corpo.
Sviluppo delle macchine termiche
Lo studio delle trasformazioni energetiche consentì nel diciannovesimo secolo un imponente sviluppo nella costruzione di macchine termiche, cioè dispositivi in grado di trasformare il calore in lavoro. Non a caso uno dei simboli della rivoluzione industriale è la macchina a vapore. Queste considerazioni ci portano a capire che non è necessario esprimere calore e lavoro con due diverse unità di misura, dato che è comunque la variazione dell’energia interna del corpo è correlata al lavoro e al calore scambiati. Ecco perché anche il calore viene espresso in joule e quindi può essere abbandonata la vecchia unità di misura (e anche la prima a essere definita) la caloria (cal). Oggi il Sistema Internazionale ha stabilito che 1 cal corrisponde a 4,184 J.
Domande da interrogazione
- Qual è il motivo per cui l'energia meccanica non si conserva in un corpo in movimento?
- Come si manifesta la trasformazione dell'energia cinetica in energia termica durante la frenata di un'automobile?
- Qual è la relazione tra calore e lavoro secondo J.P. Joule?
- Come ha influenzato il dibattito storico sul calore lo sviluppo della termodinamica?
- Perché è stato abbandonato l'uso della caloria come unità di misura del calore?
L'energia meccanica non si conserva a causa delle forze di attrito, che trasformano l'energia cinetica in altre forme, come l'energia termica, come evidenziato nel caso della pallina che si ferma dopo aver rimbalzato.
Durante la frenata, l'energia cinetica dell'automobile viene trasformata in energia termica, come dimostrato dal riscaldamento dei dischi dei freni, a causa del lavoro svolto dalla forza d'attrito.
J.P. Joule ha stabilito che la quantità di calore prodotta dall'attrito è proporzionale all'energia spesa, evidenziando che calore e lavoro non sono proprietà intrinseche dei corpi, ma modi diversi di trasferire energia.
Il dibattito sulla natura del calore ha portato alla nascita della termodinamica, una disciplina che ha contribuito a migliorare l'efficienza delle macchine a vapore e a comprendere meglio le trasformazioni energetiche durante la rivoluzione industriale.
La caloria è stata abbandonata in favore del joule, poiché entrambi rappresentano variazioni dell'energia interna di un corpo, e il Sistema Internazionale ha stabilito che 1 cal corrisponde a 4,184 J, semplificando così le misurazioni.