Concetti Chiave
- La vita religiosa offre una soluzione all'angoscia e alla disperazione, affrontando le alternative inconciliabili dell'esistenza.
- Kierkegaard presenta Dio come un'entità punitiva che mette alla prova l'uomo, generando un profondo senso di colpa.
- Il dramma di Abramo simboleggia la vita religiosa, evidenziando la scelta tra la fede e la moralità tradizionale.
- La fede è vista come un atto irrazionale e paradossale, che trascende la logica e richiede una scelta immediata.
- La vita religiosa permette di superare l'imbarazzo delle possibilità, offrendo all'uomo tutte le opzioni attraverso la figura di Dio.
La vita religiosa come soluzione
La vita religiosa rappresenta la soluzione a tutti i problemi che sono dati dall'esistenza di possibilità alternative e inconciliabili. Mentre Hegel propone una contrapposizione che viene risolta nell’unità della sintesi, qui invece non vi é alcuna unità in quanto sono alternative di vita inconciliabili.
La vita religiosa pone però una soluzione all’angoscia e alla disperazione, a cui la categoria della possibilità conduce.
L'immagine di Dio secondo Kierkegaard
Della vita religiosa Kierkegaard parla in un’altra opera intitolata “Timore e tremore”, ciò ci fa capire che l’immagine che Kierkegaard ha di Dio non è l’immagine di un Dio buono, infatti Kierkegaard era protestante e quindi aveva un’immagine negativa della divinità, Dio è colui che punisce e mette sempre alla prova e nei confronti del quale l'uomo prova sempre questo senso di colpa che attanaglia ad esempio il giudice Wilhelm nella vita etica.
Il dramma di Abramo
In questa opera c’è un personaggio simbolo che rappresenta la vita religiosa, cioè Abramo. Egli viene messo alla prova da Dio che gli ordina di uccidere suo figlio. A questo punto Abramo si trova nella condizione di scegliere tra la moralità propria del popolo ebraico, quindi la tradizione, la legge che fanno riferimento anche alla religione, e un comando divino che è assolutamente irrazionale e contrario ad ogni principio morale ed etico, ossia quello di ammazzare il figlio.
Abramo vive questo dramma: accettare o non accettare, avere fede o non avere fede? Abramo sceglie di avere fede, sceglie di ammazzare suo figlio, poi Dio fortunatamente ferma la mano di Abramo mentre egli stava compiendo il folle gesto.
La fede come scandalo e paradosso
Il senso è molto chiaro: la fede non è qualcosa di razionale, o la si prova o non la si prova, la fede è quella di Abramo che pur di seguire la parola di Dio sceglie di uccidere suo figlio, e quindi di andare contro la legge e contro la tradizione.
La religione come irrazionalità pura
La fede è scandalo e paradosso. In questo c’è un legame fortissimo tra la filosofia di Kierkegaard e quella di Pascal: abbiamo fatto riferimento al foglietto che Pascal aveva cucito nel bavero e che fu
ritrovato alla sua morte, che parla della conversione, quando lui disse “il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”, “non il Dio dei filosofi” perché appunto lui contestava tutta la tradizione filosofica che aveva tentato di razionalizzare la figura di Dio, di leggere in maniera logica e razionale la religione.
Al contrario, la religione è irrazionalità pura, è scandalo, è un concetto che non ha nessuna rispondenza alla nostra esperienza, che non potremmo cioè percepire, che ci comanda delle cose assurde, come l’uccisione del figlio.
Il momento della fede
La fede è dunque qualcosa che va assolutamente al di là della ragione e che non è spiegabile. È qualcosa che l’individuo assume nell’attimo, anche qui è forte il collegamento con Pascal, perché sempre in quel foglietto che aveva nella giacca c'è scritta l’ora e la data precisa e poi c’è scritto “fuoco”, ossia il momento della conversione. Così per Kierkegaard il momento in cui si assume la fede dentro di sé è un attimo all’interno del quale fa irruzione l’eterno, Dio è l’eterno. I due registri temporali (che abbiamo trovato nella vita etica ed estetica), cioè l'attimo e la durata, trovano una soluzione nella vita religiosa perché essa rappresenta l’eterno che fa irruzione nell’attimo e anche il fatto che Dio rappresenti in fondo tutte le possibilità. Entrambe le vite (etica ed estetica) giocano tutto il loro fallimento sulla categoria della possibilità (scegliere o non scegliere, restare paralizzati di fronte a possibilità alternative).
La vita religiosa fa sì che l'uomo assuma Dio dentro di sé ma Dio è tutte le possibilità, quindi Dio toglie l’uomo dall’imbarazzo dell’avere troppe o poche possibilità perché a quel punto le ha tutte.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della vita religiosa secondo Kierkegaard?
- Come viene rappresentata l'immagine di Dio da Kierkegaard?
- Qual è il dramma di Abramo secondo "Timore e tremore"?
- In che modo la fede è descritta come scandalo e paradosso?
- Qual è il significato del "momento della fede" per Kierkegaard?
La vita religiosa è vista come la soluzione ai problemi derivanti dalle possibilità alternative e inconciliabili, alleviando l'angoscia e la disperazione che queste generano.
Kierkegaard presenta un'immagine di Dio non come buono, ma come colui che punisce e mette alla prova, generando un senso di colpa nell'uomo, come evidenziato nel personaggio del giudice Wilhelm.
Abramo si trova di fronte a una scelta tra la moralità tradizionale e un comando divino irrazionale, rappresentando il conflitto tra fede e legge, e alla fine sceglie di avere fede, accettando di sacrificare suo figlio.
La fede è considerata irrazionale e non spiegabile, come dimostrato dalla scelta di Abramo di seguire la parola di Dio contro ogni principio morale, evidenziando il legame con la filosofia di Pascal.
Il "momento della fede" è un attimo in cui l'eterno irrompe nella vita dell'individuo, rappresentando una conversione che va oltre la ragione e le possibilità, poiché Dio racchiude tutte le possibilità.