Concetti Chiave
- Il sistema conoscitivo di Kant si basa su filtri trascendentali che collegano sensibilità e intelletto, rendendo la conoscenza universale e necessaria.
- Il problema del collegamento tra sensibilità e intelletto è risolto tramite lo schematismo trascendentale, che garantisce un rapporto scientifico tra i due.
- L'io penso, o appercezione trascendentale, è l'elemento soggettivo che consente di formulare giudizi consapevoli, essendo innato e presente in tutti gli esseri umani.
- La deduzione trascendentale dimostra la necessità dell'io penso come elemento unificatore nel processo conoscitivo, senza il quale questo risulterebbe cieco e inutile.
- Il legame tra l'io penso e i filtri di conoscenza è tautologico, in quanto ciascun elemento spiega e giustifica l'altro nel sistema di Kant.
Il sistema conoscitivo di Kant
La spiegazione del sistema conoscitivo come da Kant individuato, ossia attraverso dei filtri che sono presenti a tutti i livelli di conoscenza, presentava dei punti, più precisamente due, rimasti in sospeso.
Problemi del collegamento tra sensibilità e intelletto
Il primo problema, era il collegamento tra sensibilità ed intelletto, visto che esso non avviene in modo meccanico ma deve avvenire sempre in modo trascendentale, a priori, e vi deve essere qualcosa che lo garantisca, altrimenti non vi è un collegamento scientifico tra la sensibilità e l’intelletto: quindi anche il corridoio che collega la sensibilità e l’intelletto deve essere trascendentale, ossia universale e necessario, ed egli risponderà a tale problema con lo schematismo trascendentale.
Il ruolo dell'io penso
L’altro problema, più impellente, è il modo in cui si passa dalle categorie, dai filtri dell’intelletto, al giudizio, in quanto se il processo terminasse con le categorie sarebbe cieco, poiché dietro al filtro vi deve essere qualcuno o qualcosa che raccoglie questi dati, un elemento soggettivo che formula il giudizio: questo elemento posizionato dietro le categorie viene definito da Kant io penso o appercezione trascendentale. Il termine appercezione era già stato utilizzato da Leibniz per parlare delle monadi dotate di consapevolezza, come quelle della mente: ed infatti l’io penso è il punto in cui si giunge ad una conoscenza consapevole ed esso è trascendentale, quindi universale e necessario, perché è innato, a priori ed è presente in tutti gli uomini.
La deduzione trascendentale
Il processo attraverso cui arriviamo a dimostrare che ci deve essere l’io penso è chiamato deduzione trascendentale: esso è basato sul fatto che senza un elemento unificatore il processo conoscitivo sarebbe cieco e non servirebbe a nulla mentre l’esistenza dell’io penso è giustificata poiché la conoscenza trascendentale esige un elemento unificatore alle spalle delle categorie. L’io penso non è quindi un oggetto che possiamo conoscere sensibilmente ma ne deduciamo l’esistenza attraverso un ragionamento in base al quale visto che la conoscenza funziona in un certo modo ci deve essere un elemento unificatore. Apparentemente però così viene meno la premessa fondamentale, ossia i filtri, anche se egli spiega che l’io penso si rende necessario per spiegare la conoscenza con i filtri e la stessa conoscenza tramite i filtri esige l’io penso: questo è un passaggio tautologico, dove il primo elemento dimostra il secondo e viceversa.
Domande da interrogazione
- Qual è il problema del collegamento tra sensibilità e intelletto secondo Kant?
- Che ruolo gioca l'io penso nel sistema conoscitivo di Kant?
- Cos'è la deduzione trascendentale e perché è importante?
Kant sostiene che il collegamento tra sensibilità e intelletto non avviene in modo meccanico, ma deve essere trascendentale e garantito da un elemento universale e necessario, che lui definisce schematismo trascendentale.
L'io penso, o appercezione trascendentale, è l'elemento soggettivo che permette di formulare il giudizio, rendendo la conoscenza consapevole e universale, poiché è innato e presente in tutti gli uomini.
La deduzione trascendentale dimostra la necessità dell'io penso come elemento unificatore nel processo conoscitivo, poiché senza di esso, le categorie sarebbero cieche e la conoscenza non avrebbe significato.