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Concetti Chiave

  • Jean-Paul Sartre è considerato il padre dell'esistenzialismo, un movimento filosofico che esplora la condizione umana e la ricerca di significato interiore.
  • La sua filosofia si divide in due fasi: la prima si concentra sull'ontologia negativa, in cui l'essere e la coscienza sono in costante negazione e trascendenza.
  • Nella seconda fase, Sartre enfatizza l'impegno e la responsabilità dell'individuo, evidenziando la sua unicità e il suo ruolo attivo nella creazione della propria esistenza.
  • Il concetto di "gettatezza" descrive la condizione dell'uomo, che non ha scelto di esistere, ma è stato "gettato" nel mondo, vivendo una vita gratuita e occasionale.
  • Sartre distingue tra "serie", un insieme di individui isolati, e "gruppo", un soggetto collettivo orientato verso un obiettivo comune, evidenziando i rischi di alienazione nelle relazioni sociali.

Jean-Paul Sartre

Padre dell’esistenzialismo: l’uomo inizia a riflettere sulla sua condizione e, non soddisfatto delle risposte date dalla scienza, comincia a cercarle in sé stesso,nella propria coscienza. E' possibile parlare di filosofia della crisi e crisi della filosofia: crollano tutte le certezze precedenti.

E' possibile individuare due fasi della sua filosofia.

Prima fase

Fase dell’ontologia (o esistenzialismo) negativa: l’essere nega e viene negato.

Contro la psicologia positivista egli parla di:

Emozione, modificazione magica della realtà che le dà qualcosa che la scienza non può dare;

Immaginazione, capacità di creare un altro mondo, nonostante ci si trovi nella realtà, che è il mondo della fantasia; aiuta a negare e sopportare poiché trascendendo il reale, lo nego.

• Coscienza.

Tratta di questo elemento (coscienza) ne “L’essere e il nulla” (1943), dove fa una distinzione fra:

- ESSERE IN SÉ

È il dato oggettivo, il corpo che trovo intorno a me.

È realtà opaca, poiché non mi dà un messaggio.

- ESSERE IN SÉ

Nasce negando l’”in sé”.

È coscienza, cioè libertà, in quanto può sempre negare e dare significati, trascendendo la realtà e annullando l’”in sé”.

Ek-stasi della coscienza

Quest’ultima si manifesta attraverso tre ek-stasi:

• Del nulla o della coscienza: l’uomo sceglie e annulla il proprio passato; esercitando questa libertà, tuttavia, prova angoscia, rivelatrice del nulla dell’esistenza, dalla quale tenta di fuggire assumendo un atteggiamento di malafede (tentativo di sfuggire dalla libertà attraverso la menzogna), senza però alcun risultato.

• Dell'Essere per altri: avviene per via emozionale; il per sé vuole possedere l’Altro sia come oggetto, sia come libertà e per fare ciò annulla l’in sé che ha di fronte dandogli un proprio significato. Questa riduzione dell’Altro a oggetto avviene con:

- Lo sguardo: laddove mi sento osservato, mi sento privato della mia libertà;

- La vergogna: laddove mi vedo osservato, mi sento alla mercé dell’Altro;

- Il conflitto: gli uomini si annullano a vicenda;

L’amore è paradosso: voglio che l’altro sia libero di scegliere di amarmi, ma alla stesso tempo voglio che sia schiavo della mia libertà.

Masochismo: farsi assorbire dall’altro e diventare un oggetto. Anche quest aspetto si rivela fallimentare, perché un per-sé un può mai possedere un altro per-sé.

• Dell’uomo come Dio: l’uomo vorrebbe essere un essere in-sé e per-sé, aspirando a divenire Dio; la passione dell’uomo è speculare a quella di Cristo. Tuttavia, l’in-sé e il per-sé non possono coesistere, quindi è una passione inutile, un Dio mancato.

Seconda fase

Fase della filosofia dell’impegno (esistenzialismo umanistico), si insiste sul concetto di responsabilità.

Si avvicina alla dialettica di Marx e al metodo storico marxista, regressivo poiché cerca le cause della negazione economica tornando indietro, contrappone il metodo progressivo-regressivo, poiché l’uomo torna indietro ma si prospetta anche in un futuro.

È il protagonista della storia, l’uomo è ciò che si fa; è universale, poiché è l’umanità intera, e singolare, poiché non può essere duplicato ma è unico. Tuttavia, è un essere gratuito occasionale: non ha chiesto di venire al mondo ma vi è stato “gettato”. (Gettatezza dell'uomo).

SERIE: insieme di solitudini, di uomini che stanno gli uni accanto agli altri senza alcun legame reciproco e senza alcun scopo condiviso.

GRUPPO: soggetto collettivo in cui tutti si muovono verso un unico fine condiviso; con processi di burocratizzazione o gerarchizzazione rischia di diventare serie.

ALIENAZIONE: nel lavoro, dove l’oggettivazione rende l’uomo estraneo a se stesso, e nelle relazioni umane, laddove l’uomo vive un’esistenza in-autentica, caratterizzata dalla solitudine.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo della coscienza nella filosofia di Sartre?
  2. La coscienza è centrale nella filosofia di Sartre, poiché rappresenta la libertà dell'individuo di negare e dare significato alla realtà. In "L’essere e il nulla", Sartre distingue tra l'essere in sé, che è oggettivo e opaco, e l'essere per sé, che è coscienza e libertà (citato nel testo).

  3. Come Sartre descrive l'ek-stasi della coscienza?
  4. Sartre identifica tre forme di ek-stasi della coscienza: quella del nulla, che porta angoscia; quella dell'Essere per altri, che implica relazioni conflittuali; e quella dell'uomo come Dio, che rappresenta un'aspirazione impossibile a essere sia in-sé che per-sé (citato nel testo).

  5. Qual è la differenza tra serie e gruppo secondo Sartre?
  6. La serie è un insieme di individui isolati senza legami reciproci, mentre il gruppo è un soggetto collettivo che si muove verso un fine condiviso. Tuttavia, il gruppo può degenerare in serie a causa di processi di burocratizzazione (citato nel testo).

  7. In che modo Sartre affronta il concetto di responsabilità nella sua seconda fase filosofica?
  8. Nella seconda fase, Sartre enfatizza la responsabilità dell'individuo, collegandola alla dialettica marxista. L'uomo è visto come protagonista della storia, unico e gratuito, "gettato" nel mondo senza averlo scelto (citato nel testo).

  9. Qual è la visione di Sartre sull'alienazione?
  10. Sartre descrive l'alienazione come una condizione in cui l'uomo diventa estraneo a se stesso, sia nel lavoro, dove l'oggettivazione lo disumanizza, sia nelle relazioni umane, che risultano in-autentiche e caratterizzate dalla solitudine (citato nel testo).

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