Concetti Chiave

  • Arcesilao, filosofo scettico del III secolo a.C., critica la dottrina stoica della verità, proponendo un metodo ironico-confutatorio simile a quello di Socrate.
  • Contrariamente agli Stoici, Arcesilao sostiene che l'assenso non si basa sulla rappresentazione sensibile, ma sulla ragione, e che non esiste una rappresentazione assolutamente vera.
  • Per Arcesilao, la sospensione del giudizio, o "epoché", è necessaria poiché non esiste un'assoluta evidenza, permettendo così di raggiungere l'imperturbabilità.
  • La risposta di Arcesilao alla critica stoica è che la sospensione del giudizio non impedisce l'azione morale, poiché le azioni possono basarsi su doveri ragionevoli e plausibili.
  • Arcesilao dimostra che la felicità e la saggezza possono essere raggiunte anche senza la certezza assoluta, contraddicendo l'idea di superiorità morale degli Stoici.

Che cosa è Arcesilao e lo scetticismo?

Vissuto fra il 315 e il 240 a.C, Arcesilao è importante per aver inaugurato una nuova fase dello Scetticismo, assumendo una posizione abbastanza simile a quella di Pirrone. Egli fa largamente uso del metodo ironico-confutatorio tipico di Socrate e di Platone per cercare il vero, soprattutto contro gli Stoici ed in particolare contro Zenone, al fine di confutare e ridurre a silenzio la loro dottrina. Soprattutto, egli critica fortemente il concetto stoico della verità.

Critica agli stoici

Per gli stoici, il criterio di verità è la rappresentazione catalettica o comprensiva, cioè di una realtà esterna evidente e non contraddetta e che corrisponde alla comprensione vera dell’oggetto; le varie rappresentazioni si depositano nella memoria, da cui successivamente, nasce l’esperienza. Dopo una prima acquisizione (= apprensione), caratterizzata dall’evidenza e dalla realtà tramite i sensi, si passa all’assenso (o momento secondario) in cui viene esplicato un giudizio espresso in modo del tutto volontario.

Assenso e rappresentazione

Contro gli Stoici, Arcesilao sostiene che se l’apprensione è l’assenso della rappresentazione catalettica (= rappresentazione dovuta ai sensi, sensibile), esso non esiste, prima di tutto perché l’assenso non ha luogo in relazione alla rappresentazione, ma in relazione alla ragione, poiché gli assensi non solo altro che giudizi. Inoltre, aggiunge che non si trova alcuna rappresentazione che risulti a tal punto vera da escludere qualsiasi falsità. Se è così, quando noi assentiamo, rischiamo di assentire a qualcosa che potrebbe anche essere falso. Pertanto, ciò che nasce dall’assenso non può dunque essere mai certezza e verità, ma solo opinione.

Sospensione del giudizio

Di conseguenza, per il saggio la via da intraprendere è duplice: o il saggio stoico si accontenta delle opinioni, fatto inaccettabile perché è saggio solo colui che possiede la verità, oppure egli dovrà sospendere l’assenso e assumere una posizione “acatalettica” ovvero di sospensione del giudizio. In sintesi, una volta stabilito che non esiste mai un’assoluta evidenza, per Arcesilao, il saggio stoico deve obbligatoriamente ricorrere alla sospensione del giudizio. Nel contesto della polemica contro gli Stoici, Arcesilao ha inventato il termine “epoché” ( = ἐποχή) per indicare il concetto di sospensione del giudizio, ma già Pirrone alcuni anni prima parlava di “adoxìa” ( = αδόξια) o astensione dal giudizio, un atteggiamento necessario per raggiungere l’imperturbabilità o atarassia ( = ἀταραξία). Pertanto, Arcesilao ha approfondito e sviluppato il concetto di Pirrone e se ne è servito nella polemica contro lo Stoicismo.

Risposta agli stoici

Gli stoici reagirono controbattendo che la sospensione radicale dell’assenso implicava l’impossibilità di risolvere il problema della vita, rendendo così impossibile qualsiasi azione.

Arcesilao rispose con l’argomento dell’”eugolon” (= εὔλογον) o del “ragionevole”) Egli afferma che non è vero che una sospensione del giudizio renda impossibile ogni azione morale. Infatti, gli Stoici per spiegare le ordinarie azioni morali avevano introdotto il concetto9 di “doveri”, cioè delle azioni non moralmente perfette (di cui solo il saggio è capace), , ma comunque azioni che hanno una loro ragione plausibile e sostenuta dalla ragione. Questo prova che l’azione morale è possibile anche senza il ritrovamento della Verità e della certezza assoluta poiché i “doveri” sono possibile anche senza queste ultime due. Il “ragionevole” e il “plausibile” sono condizioni sufficienti per compiere azioni improntate alla rettitudine. Inoltre, chi compie azioni ragionevole raggiunge la felicità, la felicità implica la saggezza per cui le azioni compiute seguendo il criterio della ragionevolezza sono sagge. Con questo, Arcesilao dimostra, con le armi stesse degli Stoici l’assurdità dell’idea di superiorità morale del saggio stoico.

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Domande da interrogazione

  1. Chi è Arcesilao e quale ruolo ha avuto nello Scetticismo?
  2. Arcesilao, vissuto fra il 315 e il 240 a.C., ha inaugurato una nuova fase dello Scetticismo, utilizzando un metodo ironico-confutatorio per criticare la dottrina degli Stoici, in particolare il loro concetto di verità.

  3. Qual è la critica principale di Arcesilao agli Stoici riguardo al criterio di verità?
  4. Arcesilao contesta il criterio stoico della rappresentazione catalettica, sostenendo che l'assenso non è legato alla rappresentazione sensibile, ma alla ragione, e che non esiste una rappresentazione così vera da escludere la falsità.

  5. Cosa implica la sospensione del giudizio secondo Arcesilao?
  6. Arcesilao sostiene che, non essendoci evidenza assoluta, il saggio deve sospendere il giudizio, adottando una posizione "acatalettica" per evitare di assentire a qualcosa di potenzialmente falso.

  7. Come rispondono gli Stoici alla posizione di Arcesilao sulla sospensione del giudizio?
  8. Gli Stoici affermano che la sospensione radicale dell'assenso rende impossibile risolvere il problema della vita e compiere azioni morali.

  9. Qual è l'argomento di Arcesilao contro l'idea stoica che la sospensione del giudizio impedisca l'azione morale?
  10. Arcesilao sostiene che le azioni morali possono essere compiute anche senza la certezza assoluta, poiché i "doveri" possono essere basati su ragioni plausibili, dimostrando che l'azione morale è possibile anche in assenza di verità.

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