Concetti Chiave
- La Costituzione stabilisce i diritti e i doveri dei parlamentari, vietando l'appartenenza a entrambe le Camere per garantire un chiaro status giuridico.
- Le cause di incompatibilità e ineleggibilità dei parlamentari sono valutate dalle stesse Camere, generando talvolta polemiche per la politicità delle decisioni.
- Ogni parlamentare deve rappresentare l'intera nazione, esercitando le proprie funzioni liberamente, senza vincoli di mandato verso partiti o classi sociali.
- Il divieto del vincolo di mandato è un principio ereditato dalla storia costituzionale, evolutosi con l'emergere dei partiti politici di massa.
- Le assemblee parlamentari operano attraverso gruppi corrispondenti ai partiti, influenzando le candidature e il comportamento dei singoli parlamentari.
Diritti e doveri dei parlamentari
La Costituzione disciplina il complesso dei diritti e dei doveri che formano lo specifico status giuridico dei parlamentari. Non si può appartenere a entrambe le Camere (art. 65.2 Cost.). In base alla legge elettorale, la candidatura contestuale alla Camera e al Senato determina la nullità dell’elezione.
Candidatura e incompatibilità
I titoli in base ai quali una persona diventa parlamentare (elezione, nomina presidenziale nel caso dei senatori a vita) e il sopraggiungere nel corso del mandato di cause di incompatibilità, ineleggibilità o incandidabilità sono giudicati dalle stesse Camere, ciascuna per i propri membri (verifica dei poteri, art. 66 Cost.). Ciò ha spesso sollevato polemiche. L’intrinseca politicità di qualsiasi attività parlamentare incide sulle decisioni assunte in una materia delicata come le eventuali contestazioni elettorali (coinvolgenti anche le posizioni soggettive di terzi): non a caso in molti ordinamenti questa materia è affidata alla magistratura ordinaria oppure ai tribunali costituzionali.
Rappresentanza e vincolo di mandato
Ogni parlamentare rappresenta l’intera nazione ed esercita le sue funzioni senza rispondere ad altri che alla propria coscienza. Il divieto del vincolo di mandato (art. 67 Cost.) è uno di quei principi ereditati dall’epoca classica del costituzionalismo a cavallo fra Sette e Ottocento (fino alla Rivoluzione francese la rappresentanza era suddivisa per «stati», i rappresentanti erano cioè anche giuridicamente obbligati ad agire nell’interesse dello «stato», ovvero della classe che li aveva inviati). Esso acquistò una valenza diversa con la nascita del partito politico di massa, strumento di rappresentanza democratica di tutto il popolo, e con l’organizzazione delle assemblee in gruppi parlamentari corrispondenti ai partiti presenti nella società, in grado di controllare le candidature alle elezioni e dunque di condizionare l’atteggiamento del singolo parlamentare (cosa del resto necessaria per il funzionamento di organi collegiali assai numerosi). In passato si pose, per esempio, la questione se fosse lecito pretendere la previa consegna di dimissioni in bianco per permettere al gruppo parlamentare di liberarsi di membri scomodi o in dissenso così radicale da non poter essere tollerati (considerate invece illegittime nel nostro ordinamento).
Domande da interrogazione
- Quali sono i principali diritti e doveri dei parlamentari secondo la Costituzione?
- Come vengono gestite le cause di incompatibilità e ineleggibilità dei parlamentari?
- Qual è il significato del divieto del vincolo di mandato per i parlamentari?
La Costituzione stabilisce un complesso di diritti e doveri che definiscono lo status giuridico dei parlamentari, evidenziando che non si può appartenere a entrambe le Camere e che la candidatura contestuale alla Camera e al Senato è nulla (art. 65.2 Cost.).
Le cause di incompatibilità, ineleggibilità o incandidabilità sono giudicate dalle stesse Camere, ciascuna per i propri membri, attraverso la verifica dei poteri (art. 66 Cost.), ma questo processo ha sollevato polemiche a causa della politicità intrinseca delle decisioni.
Il divieto del vincolo di mandato (art. 67 Cost.) implica che ogni parlamentare rappresenta l'intera nazione e agisce secondo la propria coscienza, senza dover rispondere a pressioni esterne, un principio che ha assunto nuova valenza con l'emergere dei partiti politici di massa.