Concetti Chiave
- I diritti fondamentali possono entrare in conflitto tra loro o con beni collettivi, richiedendo un attento bilanciamento.
- I limiti ai diritti sono stabiliti da disposizioni costituzionali e devono rispettare principi di ragionevolezza e proporzionalità.
- Il caso Ilva evidenzia il conflitto tra diritto al lavoro, diritto alla salute e libertà economica, richiedendo un bilanciamento adeguato.
- La Corte costituzionale ha stabilito che non esiste una gerarchia tra i diritti fondamentali, promuovendo l'integrazione reciproca.
- Il bilanciamento dei diritti deve essere necessario e proporzionale, senza compromettere il nucleo essenziale di ciascun diritto inalienabile.
Conflitti tra diritti fondamentali
La Costituzione riconosce e garantisce, come si è visto, una pluralità di diritti, i quali tuttavia possono entrare in conflitto fra loro. I conflitti possono essere di due tipi:
- conflitti fra diritti fondamentali (ad es. fra diritto di pensiero e diritto alla riservatezza);
- conflitti fra diritti e beni collettivi (ad es. fra libertà di iniziativa economica e tutela dell’ambiente o fra libertà di riunione e tutela dell’incolumità pubblica).
Limiti espressi ai diritti
I limiti ai diritti, di norma, sono espressamente previsti da singole disposizioni costituzionali (limiti espressi): come abbiamo visto, la libertà di manifestazione del pensiero non può essere contraria al buon costume; la libertà di circolazione e soggiorno può essere limitata in via generale dalla legge per motivi di sanità o di sicurezza; la libertà di impresa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, e via dicendo.
Il caso Ilva e i diritti
Il riconoscimento e il consolidamento dei diritti sociali e politici pose il problema di risolvere eventuali conflitti tra l’esercizio di tali diritti. La giurisprudenza, infatti, si è proposta di garantire equiparazione e bilanciamento in caso di conflitto tra un diritto e altri diritti. A tal proposito è particolarmente significativo il cosiddetto «caso Ilva», in merito al quale la Corte, per la prima volta, si è espressa in merito al rapporto che intercorre tra i diritti fondamentali e inalienabili. Il suddetto caso riguardava la strategica produzione dell’acciaio da parte di un’acciaieria situata in Taranto. Essa ha posto un rilevante problema inerente l’inquinamento dell’ambiente, provocando un evidente peggioramento delle condizioni di salute degli abitanti della città. La risoluzione di tale caso deve tener conto della coesistenza fra tre distinti diritti: il diritto al lavoro, esercitato dagli impiegati dell’acciaieria; il diritto alla salute, che riguarda tutti i cittadini di Taranto; e la libertà di attività economica pubblica e privata. Nell’ambito di tale contesto è stato richiesto il rispetto di più stringenti limiti al fine di tutelare il diritto alla salute, senza però determinare il venir meno della libertà economica di impresa.
Bilanciamento dei diritti fondamentali
Per risolvere il caso il giudice ha equiparato l’articolo 32, che definisce il diritto alla salute «fondamentale», e l’articolo 41, il quale prevede che l’iniziativa economica può essere esercitata nel rispetto dei diritti fondamentali. Sulla base di tale confronto, la Corte costituzionale ha però dichiarato illegittima la posizione del giudice a qua. Essa ha affermato che la disciplina censurata deve essere analizzata mediante la realizzazione di un bilanciamento ragionevole tra diritto alla salute e diritto al lavoro. A tal proposito, la Corte ha decretato che tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e, pertanto, non possono sussistere casi in cui uno prevalga su un altro. L’esercizio dei diritti inviolabili e inalienabili, espressione della dignità della persona, non può essere oggetto di alcun rapporto gerarchico e prevaricante. La Costituzione italiana richiede un continuo e vicendevole bilanciamento tra principi e diritti fondamentali, senza alcuna pretesa di prevaricazione degli uni rispetto agli altri. Il punto di equilibrio deve essere valutato secondo criteri di proporzionalità e ragionevolezza tali da non consentire un sacrificio o il venir meno di nessuno dei diritti fondamentali.
Principi di bilanciamento costituzionale
Sulla base di quanto deciso dalla Corte costituzionale, è possibile dire che:
- si possono tra loro bilanciare solo diritti e interessi che abbiano fondamento costituzionale, dunque aventi medesimo rango costituzionale;
- tale bilanciamento deve essere necessario e proporzionale, dunque attuato solo nel caso in cui scaturisca da un’esigenza concreta, reale e legittima;
- l’operazione di bilanciamento non può in alcun caso ledere il nucleo essenziale di ogni diritto inalienabile: qualora sussista un conflitto tra due o più diritti costituzionalmente garantiti il venir meno di uno non può essere attuato al fine di impedirne l’esercizio.
Il bilanciamento dei diritti implica che nessun diritto può avere, in astratto, una posizione di supremazia gerarchica.
Il giudice a quo, in paticandreag
olare, ha rimesso la sentenza alla Corte sulla base del fatto che, a suo dire, non si era tenuto conto dell’indispensabile bilanciamento tra diritto alla salute, al lavoro, alla libera impresa e all’ambiente salubre.
Domande da interrogazione
- Quali sono i principali tipi di conflitti tra diritti fondamentali?
- Come vengono stabiliti i limiti ai diritti fondamentali?
- Qual è l'importanza del caso Ilva nel contesto dei diritti fondamentali?
- Come deve avvenire il bilanciamento dei diritti fondamentali secondo la Corte costituzionale?
- Quali sono i principi fondamentali del bilanciamento costituzionale?
I conflitti possono essere di due tipi: tra diritti fondamentali (ad esempio, diritto di pensiero e diritto alla riservatezza) e tra diritti e beni collettivi (come libertà di iniziativa economica e tutela dell’ambiente) secondo il testo.
I limiti ai diritti sono generalmente espressamente previsti da disposizioni costituzionali, come nel caso della libertà di manifestazione del pensiero, che non può essere contraria al buon costume, o della libertà di circolazione, limitabile per motivi di sanità o sicurezza.
Il caso Ilva è significativo perché ha evidenziato la necessità di bilanciare il diritto al lavoro, il diritto alla salute e la libertà di attività economica, richiedendo un rispetto più stringente dei limiti per tutelare la salute dei cittadini di Taranto.
La Corte ha stabilito che il bilanciamento deve essere ragionevole e proporzionale, senza che un diritto prevalga su un altro, garantendo che l'esercizio dei diritti inviolabili non possa essere oggetto di prevaricazione.
I principi includono che solo diritti con fondamento costituzionale possono essere bilanciati, che il bilanciamento deve essere necessario e proporzionale, e che non deve ledere il nucleo essenziale di ogni diritto inalienabile.