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Concetti Chiave

  • Il riconoscimento del diritto di voto alle donne ha portato a dibattiti tra i partiti, con la Dc che voleva "obbligare" i cittadini a votare, mentre la sinistra marxista si opponeva a questa idea.
  • Nel 1993 è stato eliminato il termine "obbligo", trasformando il voto in un dovere civico e diritto garantito dalla Repubblica per tutti i cittadini.
  • La legge costituzionale del 2000 ha introdotto norme speciali per il voto degli italiani all'estero, affrontando le difficoltà legate alla distanza dal paese di origine.
  • Il voto per corrispondenza è stato adottato come soluzione per i cittadini italiani all'estero, sebbene non possa garantire completamente la personalità del suffragio.
  • Dal 2006, norme specifiche permettono ai membri del personale militare e di polizia in missione di votare, estendendo questa possibilità a tutti i cittadini temporaneamente all'estero dal 2015.

Diritto di voto e dovere civico

Dopo il riconoscimento del diritto di voto alle donne, i partiti come la Dc, meno organizzati e meno capaci di mobilitazione rispetto a quelli della sinistra marxista, ritenevano indispensabile «obbligare» i cittadini ad andare a votare. Comunisti e socialisti (per ragioni contingenti), qualunquisti e liberali (per ragioni ideali) la pensavano invece in modo diametralmente opposto. La formula «dovere civico» fu introdotta quale invito al legislatore ordinario a provvedere, senza però che ciò costituisse un vincolo giuridico. Questo invito fu accolto, ma con sanzioni assai blande (menzione del non voto nel certificato di buona condotta, pubblicazione negli albi comunali dei nomi di coloro che non avevano votato).

Nel 1993 fu soppresso il riferimento al voto come «obbligo». Attualmente il voto è qualificato dalla legge «un dovere civico e un diritto di tutti i cittadini, il cui libero esercizio deve essere garantito e promosso dalla Repubblica» (art. 4 d.p.r. 361/1957).

Evoluzione normativa del voto all'estero

Il terzo comma dell’art. 48 è stato introdotto dalla l. cost. 1/2000. Con esso si è voluto demandare alla legge una disciplina speciale e derogatoria (rispetto all’interpretazione del comma 2) per i cittadini italiani residenti all’estero. Questi ovviamente hanno sempre goduto del diritto di voto, ma la distanza dall’Italia rendeva eccezionalmente oneroso il suo esercizio, dovendo tornare nel comune di iscrizione nelle liste elettorali. D’altra parte, mentre la legislazione per le elezioni europee prevede l’allestimento di sezioni elettorali nei paesi dell’Unione dove i nostri concittadini vivono o si trovano per motivi di studio o lavoro, lo stesso non è possibile per le grandi comunità italiane del Nord e Sud America (sia per il numero degli aventi diritto sia per i rapporti con le autorità sovrane locali). Sicché l’unica soluzione è apparsa il voto per corrispondenza, il quale tuttavia, anche con tutte le possibili garanzie, non può assicurare interamente la personalità del suffragio. Di qui l’esigenza di una previsione costituzionale che invece lo rendesse legittimo.

Voto per corrispondenza e cittadini temporaneamente all'estero

È stato infine affrontato il problema di come permettere l’esercizio del diritto di voto ai cittadini temporaneamente all’estero. Norme specifiche sono state previste dal 2006 per il personale militare e di polizia in missione, mentre la l. 52/2015 ha esteso la possibilità di votare per corrispondenza a tutti i cittadini che si trovano, per un periodo di almeno tre mesi, in un paese estero per motivi di lavoro, studio (Erasmus) e cure mediche, inclusi i familiari conviventi.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'evoluzione del concetto di voto in Italia dopo il riconoscimento del diritto di voto alle donne?
  2. Dopo il riconoscimento del diritto di voto alle donne, i partiti come la Dc cercarono di "obbligare" i cittadini a votare, mentre i partiti di sinistra e liberali si opponevano a questa idea. La formula "dovere civico" fu introdotta come invito al legislatore, ma senza vincoli giuridici, e nel 1993 il voto fu qualificato come "un dovere civico e un diritto di tutti i cittadini" (art. 4 d.p.r. 361/1957).

  3. Come è cambiata la legislazione sul voto per i cittadini italiani residenti all'estero?
  4. Con l'introduzione del terzo comma dell’art. 48 dalla l. cost. 1/2000, si è prevista una disciplina speciale per i cittadini italiani all'estero, che, pur avendo sempre avuto il diritto di voto, affrontavano difficoltà nel suo esercizio. La legislazione per le elezioni europee ha facilitato il voto all'estero, ma per le comunità italiane in America è stato necessario ricorrere al voto per corrispondenza.

  5. Quali misure sono state adottate per garantire il diritto di voto ai cittadini temporaneamente all'estero?
  6. Dal 2006, sono state introdotte norme specifiche per il personale militare e di polizia in missione, e la l. 52/2015 ha esteso il voto per corrispondenza a tutti i cittadini che si trovano all'estero per almeno tre mesi per motivi di lavoro, studio o cure mediche, inclusi i familiari conviventi.

  7. Quali sono le garanzie associate al voto per corrispondenza per i cittadini all'estero?
  8. Sebbene il voto per corrispondenza sia stato introdotto come soluzione per i cittadini all'estero, non può garantire completamente la personalità del suffragio. Ciò ha portato all'esigenza di una previsione costituzionale per legittimare questa modalità di voto.

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