Concetti Chiave
- Il codice di deontologia per i giornalisti è fondamentale per tutelare la libertà di informazione e il trattamento dei dati personali, con l'intervento del Garante in caso di violazioni.
- Le pubbliche amministrazioni devono seguire un codice di comportamento definito dal governo, volto a garantire la qualità dei servizi e prevenire la corruzione.
- La riforma della legge anticorruzione ha modificato il processo di approvazione dei codici, ora stabiliti con decreto del presidente della Repubblica anziché ministeriale.
- Ogni pubblica amministrazione e magistratura è tenuta a redigere un proprio codice di comportamento, che integra quello generale e specifica le linee guida per i propri dipendenti.
- I codici di comportamento influenzano l'ordinamento giuridico e possono avere ripercussioni disciplinari e legali in caso di comportamenti non conformi.
Codice deontologico e libertà di informazione
Particolarmente delicato, per la possibile incidenza sulla libertà di informazione, è il codice di deontologia relativo al trattamento di dati per finalità giornalistiche. L’art. 139 del d.lgs. 196/2003 ne prevede l’adozione da parte del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, il quale è però tenuto a recepire «eventuali misure e accorgimenti a garanzia degli interessati» prescritti dal Garante. Se il codice, o le modificazioni e integrazioni successive, non sono adottati entro sei mesi dalla proposta del Garante, provvede in via sostitutiva quest’ultimo. In caso di violazione del codice il Garante può vietare il trattamento dei dati, la cui importanza, soprattutto per il giornalismo di inchiesta, è oltremodo evidente.
Norme per le pubbliche amministrazioni
Norme analoghe sono previste per le pubbliche amministrazioni: in base all’art. 54 del d.lgs. 165/2001, il governo «definisce un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico»; il codice è consegnato al dipendente all’atto dell’assunzione e la violazione dei doveri in esso contenuti «è fonte di responsabilità disciplinare».
Riscrittura della norma anticorruzione
Questa norma è stata così riscritta dalla l. 190/2012 (legge anticorruzione): il codice è approvato non più con decreto ministeriale, ma con decreto del presidente della Repubblica (v. d.p.r. 62/2013). Ciascuna pubblica amministrazione, inoltre, definisce un proprio codice di comportamento che «integra e specifica» quello generale. Altrettanto è previsto per ciascuna magistratura e per l’avvocatura dello Stato, attraverso l’adozione di un codice etico da parte degli organi delle associazioni di categoria ovvero, in caso di inerzia, degli organi di autogoverno, nonché per le università, in base all’art. 2 della l. 240/2010, da parte dei senati accademici.
Impatto dei codici sull'ordinamento
Senza dubbio i codici rappresentano una fonte del diritto per l’ordinamento «sezionale» cui sono rivolti, con possibili conseguenze sul piano disciplinare. Ma rimane da approfondire la loro incidenza sull’ordinamento generale (per esempio, ai fini della responsabilità civile) e le conseguenze che ne discendono in caso di comportamenti con essi in contrasto.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza del codice deontologico per il trattamento dei dati nel giornalismo?
- Come vengono disciplinati i comportamenti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni?
- Qual è l'impatto dei codici di comportamento sull'ordinamento giuridico?
Il codice deontologico è cruciale per garantire la libertà di informazione, poiché regola il trattamento dei dati per finalità giornalistiche e prevede misure di protezione per gli interessati, come stabilito dall’art. 139 del d.lgs. 196/2003.
I dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono soggetti a un codice di comportamento definito dal governo, che assicura la qualità dei servizi e il rispetto dei doveri costituzionali, con responsabilità disciplinare in caso di violazione, come previsto dall’art. 54 del d.lgs. 165/2001.
I codici di comportamento rappresentano una fonte del diritto per l'ordinamento "sezionale" e possono avere conseguenze disciplinari, ma è necessario approfondire la loro incidenza sull'ordinamento generale e le responsabilità civili in caso di comportamenti in contrasto.