Concetti Chiave
- La diagnostica mammaria inizia con la palpazione, seguita da mammografia ed ecografia, che operano in sinergia per una valutazione accurata.
- La mammografia, eseguita in tre proiezioni, è fondamentale per identificare alterazioni sospette e valutare il trofismo ghiandolare.
- L'ecografia è utilizzata per definire limiti e rapporti delle lesioni, nonché per identificare microcalcificazioni indicative di possibili neoplasie.
- La risonanza magnetica mammaria è un esame di secondo livello che aiuta a identificare aree sospette e differenziare tra lesioni maligne e benigne.
- La conferma cito-istologica è essenziale per definire la natura della lesione e fornire informazioni critiche per la gestione della patologia.
Diagnostica mammaria di base
La sola palpazione ha chiaramente solo un’efficacia di base nella diagnostica mammaria, dopodiché subentrano ulteriori esami ed indagini. Il primo livello della diagnostica mammaria è rappresentato dalla mammografia e dall’ecografia. I due esami devono viaggiare in maniera simbiotica nell’approccio diagnostico mammario e non sono alternativi. Prima dei 40-45 anni viene principalmente effettuata l’ecografia per via del più elevato trofismo ghiandolare. Dopo quest’età il trofismo ghiandolare va diminuendo e la componente adiposa della ghiandola va a sostituire una buona parte di quella lobulare: a questo punto si va a preferire la mammografia, mentre l’ecografia diventa un esame di supporto.
La mammografia è un esame radiografico, quindi con emissione di radiazioni a bassa dose.
Viene eseguito in tre proiezioni: antero-posteriore, latero-laterale e obliquo (immagine 4). Va a valutare il trofismo ghiandolare, la presenza della normale e fisiologica lobulatura ghiandolare oppure la presenza di alterazioni che possano lasciare il sospetto della presenza di una lesione neoplastica.
L’ecografia (immagine 5) ha anch’essa l’obiettivo di andare ad evidenziare l’eventuale presenza di una lesione, di cui va a definire i limiti e i rapporti con il piano muscolare sottostante (muscolo grande pettorale).
Altro aspetto importante da valutare con questi esami di primo livello è l’identificazione delle microcalcificazioni, ovvero depositi di calcio in cluster ravvicinati a livello dei dotti. Questi si possono verificare soprattutto come conseguenza di una reazione infiammatoria legata a una possibile lesione neoplastica sottostante.
Risonanza magnetica mammaria
Per le indagini di secondo livello, l’esame principe è rappresentato dalla risonanza magnetica mammaria. La posizione con cui la donna viene posta sul lettino della Rmn è visibile nell’immagine: il seno penzola a livello del trasduttore magnetico della risonanza. (Immagine 6). Dalle immagini ottenute tramite Rmn si studiano le ghiandole mammarie in maniera bilaterale, andando a identificare la presenza di aree sospette o suggestive per tumefazioni neoplastiche, la presenza di multifocalità o si studia la differenziazione franca fra un sospetto di lesione maligna e quello invece di lesioni più benigne di tipo cistico (immagine 7).
Conferma cito-istologica
Una volta evidenziata la presenza di una lesione mammaria con una delle metodiche precedentemente descritte, è assolutamente necessario cercare di ottenere una conferma cito-istologica del sospetto diagnostico. che è emerso con l’esame ecografico, mammografico o con la Rmn. Si procede quindi con gli altri esami di secondo livello: esame cito-istologico e biopsia chirurgica.
L’esame cito-istologico consta di una semplice puntura del nodulo sospetto mediante guida ecografica. Questa tecnica ha ormai perso importanza in ambito senologico, poiché le sola citologia nella stragrande maggioranza dei casi non riesce a dare delle definizioni in termini di caratteristiche ormonali e recettoriali, informazioni molto utili nella gestione della patologia.
Domande da interrogazione
- Quali sono i principali esami di primo livello nella diagnostica mammaria?
- Qual è il ruolo della mammografia nella diagnosi delle lesioni mammarie?
- Come si utilizza la risonanza magnetica mammaria nella diagnostica?
- Perché è importante la conferma cito-istologica dopo la diagnosi di una lesione mammaria?
Gli esami di primo livello nella diagnostica mammaria sono la mammografia e l'ecografia, che devono essere utilizzati in modo complementare, con l'ecografia preferita per le donne sotto i 40-45 anni e la mammografia per le donne più anziane (testo).
La mammografia è un esame radiografico che valuta il trofismo ghiandolare e la presenza di alterazioni sospette, eseguito in tre proiezioni per identificare possibili lesioni neoplastiche (testo).
La risonanza magnetica mammaria è un esame di secondo livello che consente di studiare le ghiandole mammarie bilaterali, identificando aree sospette e differenziando tra lesioni maligne e benigne (testo).
La conferma cito-istologica è fondamentale per ottenere informazioni dettagliate sulle caratteristiche ormonali e recettoriali della lesione, essenziali per la gestione della patologia, dopo aver evidenziato la lesione con altri esami (testo).