Concetti Chiave
- Il dolore nelle neoplasie è presente nel 30-40% dei pazienti al momento della diagnosi e aumenta fino al 70-90% nei casi di cancro avanzato.
- Le neoplasie con alta prevalenza di dolore includono quelle ossee (85%), del cavo orale (80%) e toraciche (45-52%).
- I pazienti oncologici possono sperimentare dolore per molteplici cause, non sempre correlate direttamente al tumore, come dimostrato da casi clinici specifici.
- Le linee guida indicano trattamenti farmacologici di terza o quarta linea per il dolore benigno, mentre gli oppiacei presentano un basso tasso di addiction in Italia.
- La ricerca si sta concentrando su nuovi target terapeutici per il dolore neuropatico, inclusi farmaci inibitori del metabolismo gliale e cannabinoidi.
Indice
Prevalenza del dolore nelle neoplasie
La presenza di dolore in relazione alla neoplasia si verifica:
- nel 30-40% alla diagnosi;
- nel 40-70% nel corso del trattamento;
- nel 70-90% nel cancro avanzato e nel paziente terminale.
Le neoplasie associate ad alta prevalenza di dolore sono:
- Neoplasie in ambito toracico e polmonare: prevalenza dolore 45-52%;
- Neoplasie ossee: 85%;
- Neoplasie del cavo orale: 80% dolore operatorio, recidive, esiti di chirurgia estesamente demolitiva
- Neoplasie gastrointestinali: 40%;
- Neoplasie in ambito genitourinario femminile e maschile: 70-75%.
- Molto meno frequenti sono i dolori associati a forme ematologiche come i linfomi (20%) o le leucemie (5%): possono svilupparsi problematiche di dolore quando la patologia invade alcune strutture ossee come ad esempio il rachide, oppure nelle forme avanzate i dolori sono abbastanza comuni.
Casi clinici e gestione del dolore
Alle volte in ambulatorio di terapia del dolore arrivano pz inviati dagli oncologi con dolore ancora ben da inquadrare. Esempio di caso clinico:
pz donna 67 anni con tumore della mammella per il quale ha subito mastectomia, dopo 20 aa si presenta in ambulatorio lamentando lombalgia e sciatalgia sx. La pz viene valutata con risonanza perché la situazione non rientra in un quadro artrosico “benigno” e all’imaging vengono riscontrate 2 localizzazioni secondarie di recidiva a livello di vertebre lombari e dorsali. A questo punto gli oncologi fanno una radioterapia mirata senza alcun beneficio dal punto di vista sintomatologico, tanto che la pz viene considerata come affetta da dolore cronico benigno, associato ad artrosi. Verrà trattata per questo tipo di dolore, con lesione delle piccole terminazioni nervose a livello delle faccette articolari lombari che ha avuto un risultato adeguato.
Questo ci dice che i pz oncologici possono avere dolore per numerosissimi motivi che non sempre dipendono direttamente dal tumore stesso.
Linee guida e trattamenti farmacologici
La maggior parte delle linee guida li considera di 3° se non 4° linea terapeutica nel dolore benigno. Sono per lo più indicati anche come prima linea nel dolore da cancro con componente neuropatica. Vengono presi in considerazione per trattare il dolore neuropatico in alcune forme refrattarie, come la nevralgia trigeminale avanzata o refrattaria a tutti i trattamenti. La percentuale di addiction agli oppiacei in Italia è dello 0,08%, estremamente bassa, anche grazie agli screening per il rischio di sviluppare dipendenza che vengono somministrati mediante questionari a determinati pazienti. L’ultimo farmaco uscito è il tapentadolo inibitore della ricaptazione della noradrenalina e poco attivo sul recettore mu. Moti pazienti, in generale, smettono di assumere la terapia farmacologica perché ritengono che sia responsabile di una minore indipendenza nella vita quotidiana.
Ricerca e futuri target terapeutici
Nell’ambito del dolore neuropatico, la ricerca si sta dirigendo verso alcuni settori specifici, in relazione al fatto che lo sviluppo di dolore neuropatico, oltre a comportare alterazioni neuronali, comporta alterazioni della risposta immunitaria ed un’attivazione della microglia e degli astrociti. I futuri possibili target terapeutici potrebbero quindi essere: Farmaci inibitori del metabolismo gliale: inibitori della produzione di mediatori proinfiammatori, cannabinoidi, palmitoiletanolamide.
Domande da interrogazione
- Qual è la prevalenza del dolore nei pazienti oncologici durante le diverse fasi della malattia?
- Quali neoplasie sono associate a una maggiore prevalenza di dolore?
- Come viene gestito il dolore nei pazienti oncologici che presentano sintomi non direttamente correlati al tumore?
- Quali sono le attuali linee guida per il trattamento del dolore nei pazienti oncologici?
Il dolore si presenta nel 30-40% dei pazienti alla diagnosi, nel 40-70% durante il trattamento e nel 70-90% nei casi di cancro avanzato e terminale.
Le neoplasie con alta prevalenza di dolore includono quelle toraciche e polmonari (45-52%), ossee (85%), del cavo orale (80%), gastrointestinali (40%) e genitourinarie (70-75%).
I pazienti oncologici possono avere dolore per molteplici motivi. Un esempio è una donna con tumore alla mammella che, dopo anni, ha sviluppato dolore lombare e sciatalgia, trattato con successo per dolore cronico benigno, dimostrando che il dolore non sempre è legato direttamente al tumore.
Le linee guida considerano i trattamenti farmacologici per il dolore benigno come terza o quarta linea terapeutica, mentre sono indicati come prima linea per il dolore da cancro con componente neuropatica. La percentuale di dipendenza da oppiacei in Italia è molto bassa, grazie a screening specifici.