Concetti Chiave
- Nel romanzo "Quaderni di Serafino Gubbio operatore", Pirandello critica il progresso tecnico e le sue conseguenze sull'individuo, evidenziando il pericolo delle innovazioni tecnologiche.
- Serafino Gubbio, protagonista del romanzo, è un giovane napoletano che accetta un lavoro alla Casa cinematografica "Kosmograph", dove si intrecciano relazioni complesse e tragedie personali.
- La macchina, simbolo della civiltà moderna, rappresenta l'alienazione dell'uomo e la cancellazione dei sentimenti, riducendo l'individuo a una mera appendice del sistema produttivo.
- Pirandello denuncia la meccanizzazione della vita, che impone un ritmo frenetico, privando l'uomo del tempo necessario per la riflessione e la connessione con la propria interiorità.
- Nel contesto industriale, l'arte perde il suo valore e l'artista diventa superfluo, costretto a conformarsi alle esigenze del mercato e a svendere la propria creatività.
Indice
- Pirandello e la critica al progresso
- L'arrivo di Serafino a Roma
- Il dramma di Giorgio Mirelli
- La scena fatale alla Kosmograph
- La critica di Pirandello alla società
- Il simbolismo delle macchine
- La meccanizzazione e l'alienazione
- La civiltà meccanica e l'uomo
- La monotype e il piano meccanico
- Il destino dell'arte industriale
Pirandello e la critica al progresso
Quaderni di Serafino Gubbio operatore è il romanzo con il quale Pirandello vuole misurarsi con la nuova età del progresso tecnico. Lo scrittore denuncia apertamente il pericolo che comportano le innovazioni tecnologiche. Nell’età delle esaltazioni futuriste, Pirandello non esita a pubblicare un romanzo polemico e critico contro la nuova società. Il presente romanzo si fa portavoce degli ideali dell’autore e lotta contro l’alienazione meccanica. La struttura dei Quaderni mentre segna la fine del romanzo ottocentesco, apre la strada al nuovo romanzo del Novecento.
L'arrivo di Serafino a Roma
Una rigida sera di novembre Serafino Gubbio, giovane napoletano attualmente senza impiego, giunge a Roma, dove gli viene offerto un impiego come operatore alla Casa cinematografica “Kosmograph” da Nicola Polacco, amico d’infanzia e compagno di studi, ora regista nella stessa compagnia.
Serafino accetta l’impiego anche perché incuriosito da Varia Nestoroff, un’inquietante avventuriera russa, che, con la propria crudele personalità aveva distrutto la vita di Giorgio Mirelli, pittore di Sorrento e vecchia conoscenza di Serafino.
Il dramma di Giorgio Mirelli
Giorgio viveva con la nonna e la sorella Lidia (Duccella), fidanzata ad Aldo Nuti, giovane aristocratico napoletano, attore dilettante e amico del fratello.
Alla vigilia delle nozze tra Giorgio e Varia, Aldo Nuti, per dimostrare all’amico l’indegnità della donna che stava per sposare, ne diviene l’amante.
Giorgio, ferito dal tradimento, si uccide.
L’orrore del tragico evento allontana i due amanti.
Ma Aldo Nuti, diviso tra amore e odio per la donna (che intanto è divenuta prima attrice della Kosmograph), volendo riavvicinarla, si fa scritturare come attore dalla Casa cinematografica.
La Nestoroff è ora l’amante di un attore siciliano, Carlo Ferro, uomo rozzo e violento.
I rapporti di Varia con gli uomini sono oggetto di particolare studio e curiosità da parte di Serafino Gubbio.
Intanto cresce la simpatia provata da Serafino nei confronti di Luisetta, figlia del padrone di casa Cavalena (sciagurato commediografo, a causa di una difficile situazione famigliare), la quale però è, forse a causa della giovane età, ingenuamente attratta dal Nuti.
La scena fatale alla Kosmograph
Alla Kosmograph si prepara da tempo un nuovo film di soggetto indiano, La donna e la tigre, con una scena finale molto rischiosa, in cui un cacciatore dovrebbe affrontare senza alcuna protezione esterna una tigre reale.
Il ruolo del cacciatore è affidato a Carlo Ferro, ma all’ultimo momento Aldo Nuti ottiene di sostituirlo.
L’attore, seguito da Serafino Gubbio con la propria macchina da presa, entra in una grande gabbia, le cui sbarre sono state coperte di tronchi e fronde per simulare la giungla; attorno al set Varia Nestoroff e altri attori assistono alla scena.
Al “si gira”, nella gabbia viene introdotta la tigre; Aldo Nuti imbraccia il fucile, ma rivolge la mira, attraverso uno spiraglio tra le sbarre, sulla Nestoroff che cade fulminata; la tigre si lancia su Nuti e lo sbrana prima di essere abbattuta.
A Serafino, che con impassibile professionalità aveva ripreso la scena, la voce, per il terrore, “s’era spenta in gola, per sempre”.
Il film, per la morbosa curiosità suscitata dalla “volgare atrocità del dramma”, si rivelò un successo e Serafino, ridotto a un “silenzio di cosa”, pur acquisendo l’agiatezza continuò “- solo, muto e impassibile – a far l’operatore”.
La critica di Pirandello alla società
Luigi Pirandello pubblica, dunque, il romanzo da cui traspare forte la critica contro la nuova società industrializzata, contro il meccanismo delle macchine. Meccanismo che per Pirandello, profondamente pessimista, è sinonimo di alienazione, cancellazione di passato e sostituzione del mondo naturale. Sono proprio questi gli anni in cui si sviluppa l’industria cinematografica e gli anni della sua grande diffusione. Il cinema come un divertimento di massa non sarà per Pirandello altro che una finzione, un ibrido gioco.
Il simbolismo delle macchine
All’inizio del brano proposto il narratore chiede agli uomini se rimane loro ancora anima cuore e mente. Nel monologo di Serafino il battito del cuore è rappresentato da un rumore di sottofondo, un ticchettio innaturale della società industriale.
La meccanizzazione e l'alienazione
La macchina è il simbolo per eccellenza della civiltà moderna e industriale.La meccanizzazione della vita ha annullato i sentimenti, divenuti un inutile ingombro nel sistema produttivo.
Le macchine sono le nuove divinità e l’uomo ne è divenuto schiavo e quel poco di sentimento e di intelligenza umana sarà fagocitato dalle macchine. La macchina rende ottuso e stupido l’uomo. Le macchine riesce ad alienare l’uomo e Serafino è un perfetto esempio di tutto questo, l’operatore si riduce ad una parte sola del suo corpo: la mano, asservita al funzionamento della cinepresa. Questa macchina, producendo film commerciali, ingoia la vita autentica e la restituisce trasformata in storie banali.
La civiltà meccanica e l'uomo
La civiltà meccanica impone alla vita un ritmo frenetico che travolge l’uomo, questi non ha più tempo per dedicarsi alla propria interiorità, in fondo all’anima gli resta soltanto un disagio sordo, che, a lungo andare, rischia di farlo impazzire.
Serafino propone di opporsi a tutto ciò vivendo attimo per attimo. L’uomo deve cercare di salvare la fluidità della vita.
La monotype e il piano meccanico
Nel secondo passo le macchine assumono una fisionomia più precisa e concreta nelle forme del monotype e del piano meccanico.
La monotype è una “Bestiaccia Mostruosa”, un pachiderma che “mangia piombo e caca libri”. Il libro, che dovrebbe essere il veicolo del pensiero e della spiritualità più elevata, a causa della meccanizzazione, si riduce a sudicio escremento.
La macchina riduce l’uomo a propria appendice, infatti il suo unico compito è quello di nutrirla con lingotti di piombo e starla a guardare.
Serafino ha lo stesso ruolo con la sua macchina, è ridotto ad una mano che gira la manovella.
Il destino dell'arte industriale
Attraverso l’immagine del piano meccanico, Pirandello esprime la sua opinione sul destino dell’arte nella società industriale: la macchina ha sostituito l’artista e quindi questi diviene inutile.
Il risultato di questo processo è la cancellazione dell’arte, infatti è emblematica la figura del violinista, ormai inutile si rifugia nell’alcol fino ad autodistruggersi.
La polemica è evidente, per Pirandello l’artista nella realtà industriale non ha un ruolo autonomo ma è costretto a sottostare alle leggi del mercato, alle esigenze produttive e allo svago delle masse come se questo fosse merce di consumo.
Domande da interrogazione
- Qual è il messaggio principale di Pirandello riguardo al progresso tecnico?
- Chi è Serafino Gubbio e quale ruolo gioca nel romanzo?
- Qual è l'evento tragico che segna la vita di Giorgio Mirelli?
- Come viene rappresentata la macchina nel contesto della civiltà moderna?
- Qual è la critica di Pirandello nei confronti dell'arte nella società industriale?
Pirandello denuncia il pericolo delle innovazioni tecnologiche, evidenziando come esse portino all'alienazione meccanica e alla cancellazione del passato, come si evince da "Quaderni di Serafino Gubbio operatore".
Serafino Gubbio è un giovane napoletano che arriva a Roma per lavorare come operatore alla Casa cinematografica “Kosmograph”, dove diventa testimone di eventi drammatici e della decadenza dei valori umani.
Giorgio Mirelli si suicida dopo essere tradito da Aldo Nuti, che diventa l'amante della sua fidanzata Varia Nestoroff, un evento che segna profondamente la trama del romanzo.
La macchina è vista come un simbolo di alienazione e schiavitù, riducendo l'uomo a una mera appendice, come dimostra il ruolo di Serafino, che diventa solo una mano asservita alla cinepresa.
Pirandello sostiene che l'arte è stata sostituita dalla macchina, rendendo l'artista inutile e costringendolo a conformarsi alle leggi del mercato e alle esigenze delle masse, come evidenziato nel destino del violinista autodistrutto.