Concetti Chiave
- Luigi Pirandello porta il lettore dietro le quinte del cinema, presentando un operatore cinematografico che racconta la sua esperienza in prima persona.
- Il cinema muto è criticato da Pirandello come un prodotto industriale privo di arte, con soggetti scadenti e attori emarginati che recitano davanti a macchine.
- In "Uno, nessuno e centomila", il protagonista Vitangelo Moscarda esplora la sua identità influenzata dai pregiudizi altrui, dopo essere stato colpito da un difetto fisico.
- Il romanzo affronta la domanda esistenziale "Chi siamo realmente?", evidenziando le molteplici identità che ognuno di noi costruisce in base alle aspettative sociali.
- La formula "prigione della formula" descrive come le aspettative degli altri limitano la nostra vera identità, portando a percezioni di follia se si tenta di allontanarsi da esse.
Dietro le quinte del cinema
Luigi Pirandello in quest'opera porta il lettore dietro le quinte, in particolare negli studi della casa produttrice Kosmograph. Il protagonista è un operatore cinematografico che filma le scene recitate sul set e racconta la sua esperienza al lettore in forma di artista in prima persona.
Critica al cinema muto
Lui stesso si definisce "una mano che gira una manovella", focalizzandosi quindi sull'atto meccanico di girare la manovella della cinepresa per far scorrere la pellicola e fissare le sequenze, è infatti un atto inutile e destinato a scomparire rapidamente, nell'arco di pochi anni se non mesi. L'autore Pirandello intende criticare la rapida alienazione dell'uomo a causa delle macchine, definite come divoratrici della vita, lui non considera infatti il cinema un'arte ma un mero prodotto industriale anche perché al tempo le pellicole si presentavano come interamente mute, senza dialoghi veri e propri. Il cinema presentava per lui soggetti scadenti e ripetitivi, con attori quasi in esilio che recitano davanti ad una macchina e non ad una platea e infine faceva anche concorrenza al teatro. Il cinema non deve seguire la trama ma descrive semplicemente la vita e i modi "di nascosto".
Uno, nessuno e centomila
L'ultimo romanzo di Luigi Pirandello è proprio "Uno, nessuno e centomila", si presenta come simile al Mattia Pascal per la sua struttura autobiografica, nel caso di Pirandello il protagonista è però Vitangelo Moscarda il quale ricorda una serie di avvenimenti accaduti dopo che la moglie gli ha fatto notare un difetto del suo naso, pendente infatti da una parte, e a causa di questo l'uomo decide di emarginarsi da tutti e da tutti.
Identità e pregiudizi
Tutto il romanzo sembra ruotare attorno alla domanda "Chi siamo realmente?", ognuno per Pirandello possiede infatti innumerevoli identità costruite dai pregiudizi che gli altri hanno di noi. Le aspettative imposte ovviamente poi vanno inevitabilmente le modalità dei vari comportamenti e se qualcuno effettivamente si allontana da essi viene di conseguenza percepito come pazzo e questa situazione viene spiegata da Pirandello con la formula "prigione della formula". Tuttavia, nessuna di queste diverse rappresentazioni che abbiamo di noi stessi combacerà mai con la verità. Vitangelo è un filosofo che ha capito il "giuoco", ovvero che la pazzia è parte della natura umana e che siamo tutti pazzi ma recitiamo fingendo di conoscere e possedere un'identità. La coscienza interpreta e pretende di attribuire i nomi alle cose interrompendo la disponibilità infinita di significati, l'unica soluzione è liberarsi, rinascendo senza essere consapevoli.
Domande da interrogazione
- Qual è la critica principale di Pirandello nei confronti del cinema muto?
- Come si sviluppa il tema dell'identità in "Uno, nessuno e centomila"?
- Qual è il significato della "prigione della formula" secondo Pirandello?
- In che modo Vitangelo Moscarda comprende la natura umana?
Pirandello critica il cinema muto definendolo un prodotto industriale privo di arte, evidenziando la sua alienazione e la ripetitività dei soggetti, con attori che recitano davanti a una macchina piuttosto che a un pubblico (testo).
Nel romanzo, Pirandello esplora la questione dell'identità attraverso il protagonista Vitangelo Moscarda, che si interroga su chi sia realmente, evidenziando come le identità siano costruite dai pregiudizi altrui e come nessuna rappresentazione combaci con la verità (testo).
La "prigione della formula" rappresenta come le aspettative sociali influenzino i comportamenti individuali, portando chi si discosta da esse a essere percepito come pazzo, evidenziando la complessità dell'identità umana (testo).
Vitangelo, nel suo percorso, realizza che la pazzia è parte della natura umana e che tutti recitiamo un'identità, suggerendo che la vera liberazione avviene attraverso una rinascita priva di consapevolezza (testo).