Concetti Chiave
- "Io voglio del ver la mia donna laudare" è un sonetto di Guido Guinizzelli che celebra la bellezza e le virtù femminili, paragonando la donna a elementi naturali e celesti.
- L'opera si distingue per la sua struttura metrica classica, composta da due quartine e due terzine in endecasillabi con schema ABAB, ABAB, CDE, CDE, ponendo l'accento sulla figura femminile.
- Guinizzelli introduce l'innovazione stilnovistica del "cuore gentile", associando la nobiltà non al sangue, ma alle virtù morali, in risposta alla crescente borghesia del XIII secolo.
- Il saluto della donna assume un significato salvifico, trasformandosi in un gesto che rappresenta non solo cortesia, ma anche un dono di salute e elevazione spirituale.
- La concezione della donna nel sonetto contrasta nettamente con la poesia comico-realistica, che la presenta come un ricettacolo di vizi e lussuria, negando la sua virtù e purezza.
"Io voglio del ver la mia donna laudare" è un componimento di Guido Guinizzelli, il celebre autore bolognese, il cui nome è passato alla storia come l'iniziatore dello Stilnovo.
Quest'opera (di cui viene riportata in seguito la parafrasi) risente di questa forte impronta.
Lode alla bellezza e virtù?
Io voglio lodare la mia donna così come è veramente
e paragonarla alla rosa e al giglio
risplende e pare più di quanto risplenda la stella di Venere
e paragono a lei tutto ciò che splende in cielo.
A lei paragono una verde campagna
l'aria e tutti i colori dei fiori giallo e rosso
oro e azzurro dei lapislazzuli e ricchi gioielli che si donano
attraverso lei lo stesso amore si fa prezioso.
Passa per le vie adornata delle sue virtù ed è così angelica
che abbassa l'orgoglio a qualunque persona doni il suo saluto
e rende fedeli coloro che non credono.
E nessun uomo che sia vile le si può avvicinare
e vi dirò che ha una virtù ancora maggiore
nessun uomo alla sua presenza può avere pensieri vili.
Analisi del sonetto
Affiancandosi di una valida parafrasi è dunque possibile analizzare il testo, sia a livello sintattico che di contenuto.
L'opera è un sonetto, e le due quartine e due terzine scritte in endecasillabi sono legate da uno schema metrico ABAB, ABAB, CDE, CDE tipico delle rime alternate.
Attraverso un modello sintattico ben studiato l'attenzione viene incentrata sulla donna. Infatti analizzando i versi è possibile individuare: nelle quartine una funzione di complemento (oggetto nella prima quartina e indiretto nella seconda); nelle terzine una funzione di soggetto, attivo e in movimento che incide sulla realtà. Ed è proprio quest'ultimo punto che caratterizza un salto tra due correnti poetiche. Nella prima parte la lode della donna è caratterizzata dalla descrizione della sua bellezza esteriore mentre nelle terzine viene introdotta una donna mondana che si muove per strada e non più tra le mura di un castello, il cui fascino deriva dalla proiezione delle sue virtù morali.
Tipico dei trobadori è l'utilizzo del plazer (cioè l'elencazione delle cose piacevoli), ma anche il fatto che amore può migliorare grazie a lei, l'esaltazione della donna amata e il paragona a diversi elementi, quali la stella, il giglio e la rosa. Segue poi la parte più innovativa della donna-angelo.
Questa distinzione è concettualmente riassunta nei due aggettivi del verso 10. Infatti, con "adorna" il poeta vuole indicare le sue qualità fisiche mentre con "gentile" la sua nobiltà d'animo.
Innovazione stilnovistica
Un altro importante significato è l'ambiguità del termine "salute" che distacca Guinizzelli dal provenzale per abbracciare lo stilnovismo. Il suo saluto è salvifico, cioè oltre a essere visto come un gesto di cortesia e benevolezza, è vissuto come "dono di salute" e "salvezza". La donna non è più desiderio e appagazione dei piaceri mondani, ma è l'intermediario per raggiungere un'elevazione spirituale.
In particolare l'innovazione consiste nell'introduzione del concetto di "nobiltà" come "cuore gentile" e non di sangue. Questa è sopratutto una contestualizzazione storica che Guinizelli vuole puntualizzare attraverso la contrappozione dei termini "gentile" e "vile". Nel XIII secolo la classe borghese comincia a farsi strada nella società, ma nonostante le elevate capacità intellettuali continuerà ad essere sminuita da quelle aristocratiche. Nonostante molti acquistassero le cariche nobiliari e avessere un reddito pari alle classi altolocate, il fatto che le loro ricchezze derivassero dal sporcarsi le mani non era indice di nobiltà. Con il concetto di "cuor gentile" vuole affermare la sueriorità delle persone nobili d'animo e virtuose, le uniche che possono provare sentimento d'amore.
Contrasto con la poesia comica
Questa concezione della donna è nettamente contrastante a quella della poesia comico realistica.
La figura angelica della donna viene smontata da una satira antifemminile che comprendeva l'invettiva contro le mogli e contro le vecchie fisicamente ripugnanti e la descrizione della donna come ricettacolo di ogni vizio e piena di lussuria, concetto contrastante con il riflesso di virtù stilnovistiche.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema principale del sonetto di Guido Guinizzelli?
- In che modo il sonetto di Guinizzelli si distingue dalle correnti poetiche precedenti?
- Qual è la struttura metrica del sonetto di Guinizzelli?
- Come viene rappresentata la figura della donna nel sonetto?
- Qual è il significato dell'ambiguità del termine "salute" nel contesto del sonetto?
Il tema principale del sonetto è la lode alla bellezza e alle virtù della donna, paragonata a elementi naturali e celesti, evidenziando il suo potere di elevare l'amore a una dimensione preziosa e spirituale.
Il sonetto si distingue per l'innovazione stilnovistica, in particolare per l'introduzione del concetto di "nobiltà" come "cuore gentile", spostando l'attenzione dalla nobiltà di sangue a quella morale, in un contesto storico di crescente importanza della borghesia.
La struttura metrica del sonetto è composta da due quartine e due terzine in endecasillabi, seguendo lo schema ABAB, ABAB, CDE, CDE, tipico delle rime alternate.
La figura della donna è rappresentata come angelica e virtuosa, capace di abbassare l'orgoglio e rendere fedeli anche coloro che non credono, contrapposta alla visione negativa presente nella poesia comico-realistica.
L'ambiguità del termine "salute" indica un saluto che è sia gesto di cortesia che "dono di salute" e "salvezza", sottolineando il ruolo della donna come intermediario per un'elevazione spirituale, in contrasto con la mera ricerca di piaceri mondani.