Concetti Chiave

  • Nel Medioevo, la retorica non si limitava solo alla poesia, ma veniva applicata anche in testi pubblici e politici, redatti in latino.
  • Esistevano stili retorici distintivi, come il romano, tulliano, ilariano e isidoriano, ognuno con le proprie caratteristiche e regole di composizione.
  • Le artes dictandi codificavano le regole retoriche, dimostrando un legame con la tradizione classica e influenzando la lingua volgare del Trecento.
  • L'Università di Bologna svolgeva un ruolo chiave nella diffusione degli studi di retorica, creando sinergie tra arte notaria e oratoria.
  • Il contesto comunale influenzava l'uso della retorica, come dimostra Brunetto Latini, che tradusse opere di Cicerone per il pubblico in volgare.

Indice

  1. Retorica nel Medioevo
  2. Codificazione delle regole
  3. Università di Bologna e retorica
  4. Influenza del contesto comunale

Retorica nel Medioevo

Quando si parla di retorica e di un’attenzione particolare alla forma si pensa alla letteratura e soprattutto alla poesia. Ma nel Medioevo non era così. Anzi, l’utilizzazione dele regole retoriche, in uso fin dall’antichità, era largamente presente anche nei testi destinati al pubblico o in uso nella vita politica e per questo, venivano redatti nelle cancellerie o dalla curia papale.
In latino erano redatte le encicliche, le bolle pontificie, gli editti imperiali, in sintesi, tutto quanto proveniva dall’autorità costituita. Si trattava di testi dallo stile molto ricercato. L’attenzione posta nella loro redazione era tale che si era arrivati a codificare i vari stili riservati alla prosa, ognuno con le proprie caratteristiche. Infatti si distinguevano i seguenti stili:

1) Stile romano o gregoriano, tipico della curia papale che fu seguito in modo particolare dai monaci dell’abbazia di Montecassino

2) Stile tulliano, che si rifaceva alle opere retoriche di Marco Tullio Cicerone ed era caratterizzato dalla frequente presenza di figure retoriche

3) Stile ilariano, caratterizzato da regole molto rigide e per questo, a causa delle notevoli difficoltà, fu ben presto abbandonato. Il nome deriva da Sant’Ilario di Poitiers

4) Stile isidoriano, da Isidoro di Siviglia, secondo il quale il discorso doveva essere costituito da un susseguirsi di parti della stessa lunghezza e collegate fra di loro da una rima o da un’assonanza.

Codificazione delle regole

Tutti questi stili avevano delle proprie regole, dette anche cursus. Esse indicavano anche la cadenza rimica con cui ogni frase si doveva concludere. Ad esse, gli scrittori ricorrevano in modo più o meno frequente.
La codificazione di queste regole era assai complessa e di essi si occupavano le artes dictandi, un’espressione in cui la parola “artes” è intesa nell’accezione di “tecnica” e “disciplina”: La parola “dictandi” deriva dal latino medioevale “dictare”, che significava “ comporre e redigere un testo”. Tali regole sono importanti almeno per due motivi:

1) Dimostrano il legame continuo e mai interrotto con la tradizione classica pouiché nelle artes dictandi Cicerone era frequentemente citato

2) Le tecniche delle artes dictandi passeranno nella lingua volgare. Infatti la produzione letteraria del Trecento tende ad uno stile elaborato dal punto di vista retorico e di cui ci danno prova Dante e Boccaccio

Università di Bologna e retorica

La funzione di intermediario era esercitata dall’Università di Bologna. In questa università agli studi giuridici che per tanto tempo aveva formato giudici, notai e addetti alla cancelleria, nel corso del Duecento si ebbe una grande fioritura di studi di retorica, grazie ad una diffusa presenza di maestri delle artes dictandi, o maestri di retorica. Si crearono così dei rapporti molto stretti fra arte notaria e arte oratoria e era frequente che esperti di arte notaria insegnassero retorica e che i retori insegnassero l’arte notaria. Questo spiega anche perché la prima produzione letteraria in volgare fu opera di giuristi e di cancellieri come Giacomo da Lentini, Pier della Vigna fra i poeti della scuola siciliana, e Cino da Pistoia e Guido Guinizzelli, per gli stilnovisti.

Influenza del contesto comunale

Anche l’influsso dal contesto della vita del Comune ebbe la sua rilevanza: il conflitto con l’Impero, il dibattito politico, l’ampliarsi delle relazioni commerciali e diplomatiche comportava l’esigenza di servirsi della retorica per poter mantenere con successo la comunicazione. Brunetto Latini è un chiaro esempio di questo aspetto. Vissuto nel XIII secolo, compone la Rettorica, una traduzione e un ampio commento del De inventione di Cicerone e traduce diverse orazioni di Cicerone per rendere disponibili, in lingua volgare degli ottimi esempio dell’applicazione delle regole delle artes dictandi.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo della retorica nel Medioevo al di là della letteratura?
  2. Nel Medioevo, la retorica era ampiamente utilizzata anche nei testi politici e ufficiali, come encicliche e bolle pontificie, redatti con uno stile ricercato e seguendo regole codificate.

  3. Quali sono i principali stili retorici codificati nel Medioevo?
  4. I principali stili retorici erano: romano o gregoriano, tulliano, ilariano e isidoriano, ognuno con caratteristiche specifiche e regole proprie, come la cadenza rimica.

  5. Cosa sono le "artes dictandi" e quale importanza hanno avuto?
  6. Le "artes dictandi" sono tecniche di composizione e redazione di testi che dimostrano il legame con la tradizione classica e influenzano la produzione letteraria in volgare del Trecento, come evidenziato da Dante e Boccaccio.

  7. Qual è il contributo dell'Università di Bologna alla retorica medievale?
  8. L'Università di Bologna ha svolto un ruolo cruciale nella diffusione degli studi di retorica, formando giuristi e notai che integravano l'arte notaria con l'arte oratoria, contribuendo alla prima produzione letteraria in volgare.

  9. In che modo il contesto comunale ha influenzato l'uso della retorica?
  10. Il contesto comunale, caratterizzato da conflitti e dibattiti politici, ha reso necessaria l'uso della retorica per una comunicazione efficace, come dimostra l'opera di Brunetto Latini, che tradusse opere di Cicerone in volgare.

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