Concetti Chiave

  • Il dilemma degli intellettuali cristiani riguardava il rapporto con il patrimonio classico, inizialmente rifiutato dai apologisti come Tertulliano.
  • Sant'Agostino, nell'opera "De doctrina christiana", promuove un approccio conciliatorio, sostenendo l'importanza di appropriarsi delle conoscenze positive dei pagani.
  • La tesi del "sacro furto" di San Gerolamo giustifica la rivendicazione delle verità pagane, purché siano convertite a un uso cristiano.
  • I settori dell'eredità classica ritenuti utili includono le discipline liberali e i precetti morali, condivisibili dai cristiani per il loro valore etico.
  • La percezione dello Stato evolve dai pensatori cristiani, passando da un rifiuto iniziale a un'accettazione della sua utilità per la società, come evidenziato da Sant'Agostino e successivamente da Dante.

Indice

  1. Qual è il Dilemma degli Intellettuali Cristiani?
  2. L'Opera di Sant'Agostino
  3. La Tesi del Sacro Furto
  4. Settori dell'Eredità Classica
  5. Accettazione dello Stato

Qual è il Dilemma degli Intellettuali Cristiani?

Ai primi intellettuali cristiani si pose un problema di una certa importanza che poi si trasmise agli uomini di cultura di tutto il Medioevo: come comportarsi nei confronti del patrimonio classico, greco e romano, e dei valori morali ad esso sottesi? All’inizio, i primi intellettuali cristiani, chiamati apologisti, rifiutarono categoricamente tutto ciò che derivata dalla cultura pagana e quindi dalla civiltà romana. Questo è il caso di Tertulliano che ci ha lasciato delle pagine molto violente contro Roma è contro tutta la sua opera di conquista.

L'Opera di Sant'Agostino

In seguito, con i padri della chiesa – Ambrogio, Girolamo e Agostino, si ebbe un atteggiamento meno categorico e più conciliante. In questo senso, fu fondamentale l’opera di Sant’Agostino. In una sua opera che tratta della formazione intellettuale del cristiano, De doctrina christiana, egli afferma l’opportunità e la necessità che i credenti facciano proprio tutto ciò che di positivo era stato prodotto dai pagani.

La Tesi del Sacro Furto

Se Tertulliano è diffidente e ostile rispetto alla cultura classica, San Gerolamo, vissuto fra il IV e il V secolo, non riesce del tutto a risolvere il problema. Egli si sente in colpa per l’ammirazione che prova per la cultura pagana di cui aveva una conoscenza approfondita e questo non è soltanto una sua posizione personale, ma quella culturale di quei tempi. Si tratta della cosiddetta tesi del “sacro furto” che viene formulata nel passo seguente:

“Non credo non dobbiamo temere ciò che hanno detto i filosi antichi, soprattutto i platonici, quando i loro detti sono veri e congeniali alla nostra fede ma dobbiamo rivendicarli da loro come da ingiusti possessori. Gli Egizi non solo avevano idoli che il popolo d’Israele detestava, ma anche molte cose preziose, d’oro e d’argento, e stoffe di pregio che Israele fuggendo dall’Egitto rivendicò per sé per uso migliore e ciò fece non per autorità propria ma su comando di Dio, poiché gli stessi egiziani erano inconsapevoli e non usavano bene ciò che avevano. Così se è vero che le dottrine dei pagani contengono elementi falsi e superstizioni inutili che ciascuno di noi, secondo le parole del Cristo, uscendo dalla società pagana, deve odiare ed evitare, è anche vero che le discipline liberali sono adattabili all’uso della verità [questo significa che il patrimonio di conoscenze, le tecniche di interpretazione di un testo, la competenza retorica che le arti liberali forniscono possono essere usati per interpretare i testi sacri ve diffondere le verità di fede] e esistono, sempre fra i pagani, utilissimi precetti morali e persino riferimenti al culto di un unico Dio. Non dimentichiamo le vesti egli abiti preziosi che raffigurano le istituzioni umane [le istituzioni civili di cui appropriarsi sono paragonate alle stoffe di pregio egiziane che Israele rivendicò a sé per un uso migliore] congeniali e buone per la società degli uomini, delle quali non possiamo fare a meno in questa vita, e che è lecito dunque ricevere e mantenere purché le si converta a un uso cristiano.

Non fecero ciò molti buoni fedeli cristiani? Quanto oro e quanto argento e quante belle vesti portarono fuori dall’Egitto Cipriano, dottore dolcissimo e martire beatissimo, e Lattanzio e Vittorino e Ilario di Poitiers, per non parlare dei miei contemporanei? Quanti innumerevoli padri greci fecero ciò? Per primo agì così Mosè, fedelissimo al Signore, del quale si sa che fu erudito e istruito in tutti i rami della sapienza egizia.”

Settori dell'Eredità Classica

I settori dell’eredità classica ai quali si estende il “sacro furto” teorizzato da Sant’Agostino sono:

• le discipline liberali, cioè la grande tradizione retorica, utile perché fornisce gli strumenti e le tecniche appropriate per dimostrare e diffondere la verità

• i precetti morali che la filosofia morale antica aveva elaborato, relativi, per esempio, al dominio delle passioni e sul disprezzo delle attrattive del modo, concetti che un cristiano può condividere facilmente.

Accettazione dello Stato

Esiste poi un altro settore “le istituzioni umane congeniali e buone per la società degli uomini, delle quali non possiamo fare a meno in questa vita, e che è lecito dunque ricevere e mantenere purché le si converta a un uso cristiano”, cioè il ruolo dello Stato. Con questa affermazione, lo scrittore riconosce implicitamente l’utilità delle istituzioni statali per la società o per lo meno l’impossibilità di farne a meno. A questo proposito, non è superfluo ricordare che nella precedente opera De civitate Dei, Sant’Agostino instaura una polemica proprio contro lo Stato. Si tratta di uno snodo culturale importantissimo perché i pensatori cristiani passano dal rifiuto dello Stato alla sua accettazione. Le conseguenze di questa premessa si ritroveranno assai più tardi quando Dante, nel De Monarchia dimostra che lo Stato costituisce una forma di provvidenza divina nel senso che lo Stato, inteso come strumento per realizzare al meglio una delle componenti dell’essere umano (il corpo, l’aspetto fisico), rientra nei disegni di Dio.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il dilemma principale degli intellettuali cristiani riguardo al patrimonio classico?
  2. Gli intellettuali cristiani si sono trovati di fronte alla questione di come relazionarsi con il patrimonio classico greco e romano, inizialmente rifiutando la cultura pagana, come nel caso di Tertulliano, ma successivamente adottando un approccio più conciliatorio, come evidenziato nell'opera di Sant'Agostino.

  3. Qual è l'importanza dell'opera di Sant'Agostino nel contesto della cultura cristiana?
  4. Sant'Agostino, nella sua opera "De doctrina christiana", sostiene che i cristiani dovrebbero appropriarsi degli aspetti positivi della cultura pagana, riconoscendo il valore delle discipline liberali e dei precetti morali, contribuendo così a una sintesi tra fede e cultura.

  5. Cosa si intende per "tesi del sacro furto" formulata da San Gerolamo?
  6. La "tesi del sacro furto" di San Gerolamo suggerisce che i cristiani possano rivendicare le verità e le conoscenze della cultura pagana, paragonando questo atto a quello degli Israeliti che, fuggendo dall'Egitto, si appropriarono di beni preziosi per un uso migliore, sottolineando l'importanza di convertire tali conoscenze a un uso cristiano.

  7. Quali settori dell'eredità classica sono considerati utili secondo Sant'Agostino?
  8. Sant'Agostino identifica come utili le discipline liberali, che forniscono strumenti per diffondere la verità, e i precetti morali della filosofia antica, che possono essere condivisi dai cristiani per il dominio delle passioni e il disprezzo delle attrattive mondane.

  9. Come cambia la percezione dello Stato da parte dei pensatori cristiani nel tempo?
  10. I pensatori cristiani, a partire da Sant'Agostino, passano da un rifiuto dello Stato a una sua accettazione, riconoscendo l'utilità delle istituzioni statali per la società e la loro conversione a un uso cristiano, un cambiamento che avrà ripercussioni significative nel pensiero politico, come dimostrato da Dante nel "De Monarchia".

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community