Concetti Chiave
- Eugenio Montale, nato vicino a Genova nel 1896, è un poeta che ha vissuto eventi storici significativi, come la prima guerra mondiale e il regime fascista in Italia.
- La sua poetica affronta il contrasto tra poesia, vista come valore, e barbarie, rappresentata dal contesto politico e sociale del suo tempo.
- Montale utilizza un linguaggio che assorbe esperienze sia elevate che quotidiane, creando atmosfere cariche di significato, in linea con la tradizione italiana.
- La figura femminile di Clizia, rappresentata da Irma Brandeis, simboleggia il valore e la salvezza dalla barbarie, contribuendo profondamente alla sua crescita poetica.
- Negli anni '70, Montale percepisce la poesia come priva di significato in una società di consumo, portandolo a una pausa creativa e a una produzione più prosaica.
Eugenio Montale(1896-1981) - La vita
Nasce vicino a Genova dove frequenta ragioneria e successivamente lettere, senza mai giungere alla laurea (infatti è polemico con i “poeti laureati”).
Partecipa alla prima guerra mondiale e successivamente si trasferisce a Firenze, città fondamentale della cultura in Italia, dove lavora per una casa editrice e aiuta la diffusione de “La coscienza di Zeno” (a quel tempo non era capito, soprattutto per la lingua usata, l’italiano non è la lingua di Svevo).
Viene licenziato perchè non và al lavoro con la spinetta fascista.
A Firenze frequentava il caffè delle Giubbe Rosse, luogo di ritrovo degli intellettuali dove è forte la resistenza al regime.
Hitler nel 1938 visita Firenze, successivamente vengono emanate le leggi razziali.
Scrive “Le occasioni” pubblicate nel 1939.
Firenze è considerata “cittadella delle lettere” che resiste alla barbarie nazifascita.
Qui conosce l’americana Irma Brandeis, una dantista che ne “Le occasioni” è chiamata Clizia (colei che nella mitologia greca fu trasformata in girasole per seguire Apollo di cui era innamorata), la quale è votata alla poesia.
Poesia=valore vs. Barbarie=disvalore
Nel 1939 lei parte per New York, avendo origini ebraiche, e non tornerà più in Europa, cambiando anche il suo ruolo nella poesia di Montale
Durante la guerra si avvicina ai partigiani di Giustizia e Libertà, era un moderato di formazione liberale.
Aveva grandi speranze dopo la guerra, ma ben presto l’entusiasmo si trasforma in disillusione.
Si trasferisce a Milano dove lavora per il Corriere della sera.
Nel 1956 esce “La bufera e altro” dove tratta della guerra, della resistenza e la nascita della società di massa, dominata dalla due Chiese, bianca (DC) e rossa (PCI).
Per “Bufera” si intende la guerra e per “altro” si intende ciò che è a latere, cioè tutto il resto che viene dopo.
Qui convive con Drusilla Tanzi (moglie di Matteo Marangoni un critico, il divorzio in Italia è riconosciuto dal 1974) che nelle poesie è chiamata “Mosca” dagli spessi occhiali che era solita portare a causa della sua miopia.
Si sposano nel 1962, alla morte del marito di lei, ma l’anno successivo anche lei muore.
Questa è la raccolta più problematica perchè si sta formando la società “dell’usa e getta”.
Prende una pausa dalla poesia poiché non ha valore in questa nuova società e scrive per lo più articoli.
Nel 1971 scrive “Satura” (satira, si rifà al latino) con testi prosastici e una parte in regalo alla moglie deceduta.
Ci sono anche poesie molto amare e sullo sfondo c’è il post moderno: niente è significativo e niente è durevole.
Tra il 1977 e il 1981 pubblica prose tra cui “Diario postumo” dove si chiede che valore ha la letteratura in questa società.
Nel 1975 vince il premio Nobel.
Qual è la poetica di Montale?
Ossi di seppia (1925)
Tema della negatività (“male di vivere”)
Risente delle avanguardie, dei crepuscolari (Gozzano, Govoni e Pallazeschi) e dei vociani (Sbarbaro e Rebora, poesie frammento, quasi prosastiche)
A differenza di Ungaretti non è puramente avanguardista, egli segue anche la tradizione italiana: utilizza termini tradizionali come “codesto” e letterari/poetici
NB: la poesia del ‘900 sposa l’inclusività cioè assorbire esperienze e forme della lingua sia basse che alte
Crea situazioni e atmosfere che in realtà significano qualcos’altro (non c’è più analogia tra dentro e fuori come in Ungaretti)
Lo pubblica nel 1925 quando è già in vigore il “ritorno all’ordine” ordinato dalla rivista “La Ronda”
Si parla di “negatività dialettica” cioè il coraggio di vedere in faccia la disarmonia, come Leopardi (dialoga in modo non nichilistico)
Le occasioni (1939)
Più oscurità nel dettato
E’ influenzato dagli ermetici, poesia non contaminata da ciò che succede intorno (Salvatore Quasimodo, Gatto): è un classicismo aristocratico, anche se Montale non manca di far riferimento agli avvenimenti esterni
La destituzione del poeta (“perdita dell’aureola” di Baudelaire) è sul piano filosofico, non sociopolitico (come i poeti francesi ottocenteschi).
Figura femminile che aiuta il poeta a salvarsi: Clizia
Si rifanno alla tradizione petrarchista, la poesia italiana più alta.
Egli vuole realizzare una lirica dove l’oggetto rappresenta la sensazione di una storia che non vuole essere raccontata: correlativo oggettivo
NB: E’ antifascista, ma non in maniera spudorata, firma il manifesto di Croce, ospita in casa sua Saba, ma non trasformerà mai la sua opera in politica, rifiuta il ruolo di vate (Non chiederci la parola)
La bufera e altro (1956)
C’è il marchio della seconda guerra mondiale, anche se non è trattato esplicitamente
Il “male di vivere” entra in una dimensione storica
Risente del neorealismo
Satura (1971)
Eredità della neoavanguardia (gruppo ’63)
Poesia prosastica alla quale accede con un atteggiamento quasi ludico, con un gioco di citazioni (anche sue) e una lingua che non ha più nulla di aulico o ricercato, termini tecnici e quotidiani, molto legati alla società in cui sono nati. Una società piatta dove trionfa l’usa e getta e con una poesia definita “denotativa” (non evoca più nulla perchè non c’è più nulla da evocare): non c’è più posto per il valore.
Non ricerca neanche più la bellezza del suono e delle parole
Sullo sfondo c’è la società liquida teorizzata da Bauman
Diario postumo
Legato al post moderno, sensibile all’influenza del filosofo Vattimo (pensiero debole): tutto è già stato scoperto, possiamo solo autocitarci. E’ la morte delle ideologie.
Le Donne
Drusilla Tanzi
Mosca (Drusilla Tanzi): la compagna di una vita che sposa nel 1962. Le dedica post mortem “Ho sceso le scale dandoti il braccio”. Lei è miope, ma grazie alla sensibilità è in grado di vedere oltre, sa come penetrare a fondo nelle cose e come comportarsi.
Arletta
Arletta: compagna di giochi sulla campagna ligure. Compare nella lirica “La casa dei doganieri”. Nella lirica la vede morta, ma in realtà vivrà a lungo
Irma Brandeis
Clizia (Irma Brandeis): dantista americana, sono entrambi in un circolo privato contrario alla cultura fascista, non si vogliono arrendere alla barbarie. A lei dedica la raccolta “Le occasioni”. Lascia per sempre l’Italia nel 1939. Il rapporto tra Clizia e il poeta è alla pari, apprezza anche le sue doti intellettuali (Clizia = valore = civilta’, poesia, humanitas)
E’ presente anche in altre opere, ma cambia il suo ruolo è l’emblema della salvezza dalla confusione del mondo ma non salva solo il poeta, tutto il mondo. Crizia è lontana, diventa Cristofora, la portatrice di Cristo, cioè un messaggio di speranza (anche se egli non è credente): salva non più solo dalla barbarie fascista, ma anche dall’omologazione. Nel “L’anguilla” Crizia si riproduce anche in luoghi difficili (come l’anguilla nel fango). Essendo donna è capace di portare la vita: in mezzo al fango è capace di portare la vita stessa. Questo è chiamato allegorismo degli animali, mentre quando compare come Cristofora è definito allegorismo cristiano.
Volpe
Volpe: giovane poetessa sua allieva, con cui inizia una relazione. E’ affascinato dalla sua gioventù, la volpe è considerata un animale sensuale. Lei però porta istanze legate soltanto all’ambito privato, non istanze universali come Clizia. Clizia era una sorta di Beatrice, mentre Volpe, metafora della sensualità è un’ anti-Beatrice. Questo è chiamato allegorismo apocalittico (dopo Satura, non c’è più nessuna risposta, c’è solo una società).
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto storico in cui Eugenio Montale scrive le sue opere?
- Come si caratterizza la poetica di Montale rispetto ad altri poeti del Novecento?
- Qual è il significato della figura femminile nelle opere di Montale?
- In che modo Montale affronta il tema del "male di vivere"?
- Qual è l'importanza della raccolta "Satura" nella produzione poetica di Montale?
Montale scrive in un periodo segnato dalla prima e seconda guerra mondiale, dalla resistenza al regime fascista e dalle leggi razziali, vivendo a Firenze, un centro culturale che resiste alla barbarie nazifascista.
La poetica di Montale si distingue per la sua "negatività dialettica" e per l'inclusività, assorbendo esperienze e forme linguistiche diverse, a differenza di Ungaretti, che si concentra su una visione più puramente avanguardista.
Le figure femminili, come Clizia e Drusilla Tanzi, rappresentano valori di salvezza e civiltà, contribuendo a una visione di speranza e resistenza contro la barbarie e l'omologazione della società.
Montale esplora il "male di vivere" attraverso una dimensione storica, collegandolo agli eventi della guerra e alla disillusione della società, come evidenziato nelle sue raccolte "Ossi di seppia" e "La bufera e altro".
"Satura" segna un cambiamento nella poetica di Montale, presentando una poesia prosastica e ludica, riflettendo la società "usa e getta" e la crisi del valore nella letteratura contemporanea.