Concetti Chiave

  • Nel Canto V dell'Inferno, le anime dei lussuriosi sono punite in una bufera che simboleggia la loro passione sfrenata in vita.
  • Francesca racconta la sua storia d'amore con Paolo, evidenziando l'inevitabilità del loro legame e il dolore causato dalla morte violenta per mano del marito.
  • Il concetto di "cor gentile" rappresenta una nobiltà d'animo che supera le distinzioni di lignaggio, enfatizzando la connessione tra amore e virtù personali.
  • Gianciotto è punito nel cerchio dei traditori per aver infranto le regole dell'amor cortese, uccidendo Francesca e Paolo, nonostante anche loro lo abbiano tradito.
  • Dante esprime un forte risentimento verso Filippo Argenti, riflettendo il suo desiderio di vendetta e le rivalità personali, mentre Virgilio approva il suo odio verso il dannato.

Amor qu’ al cor gentil ratto s’apprende

prese costui della bella persona

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor qu’a nullo amato amor perdona,

mi prese del costui piacer si forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Indice

  1. Il Canto V dell'Inferno
  2. Amore e Nobiltà d'Animo
  3. Il Tradimento di Gianciotto
  4. La Discordia a Firenze
  5. Punizioni nel Cerchio III e IV
  6. L'Incontro con Filippo Argenti

Il Canto V dell'Inferno

Siamo nel canto V dell’Inferno, nel II cerchio, dove sono puniti coloro che hanno peccato di lussuria. Le anime sono trasportate da una bufera, come, in vita, furono trasportate dalla passione sfrenata. Francesca narra la relazione che ha avuto con il cognato Paolo e che le ha causato la morte, per mano del marito.

• Amore, che si attacca rapidamente al cuore nobile fece innamorare costui (= Paolo) del bel corpo che mi fu strappato; e il modo con cui io fui uccisa [mi fu strappato] continua ancora a ferirmi.

• Amore che non consente che chi è amato non ricambi l’amore, così fortemente mi avvinse della bellezza di costui (= Paolo) che, come vedi è sempre presente [in me].

Amore e Nobiltà d'Animo

Amore (sentimento provato da Francesca per Paolo) che divampa, che si trasmette come una fiamma, in un attimo, in un cuore gentile (= nobile, non di lignaggio, ma di spirito) e quindi che supera la volontà dell’individuo e vince ogni resistenza, fece innamorare Paolo di Francesca e il modo con cui a quest’ultima fu data la morte, crea in essa ancora sofferenza e sdegno perché uccisa da marito come adultera, colta in flagrante.

Nella 2.a terzina è l’amore che Francesca prova per Paolo a costituire il soggetto; esso diventa ineluttabile perché una volta amata da Paolo essa non poteva far altro che contraccambiare il sentimento.

Il tema ci rimanda al concetto dello Stil novo secondo cui il “cor gentile” è un cuore nobile, ma non di una nobiltà che derivata dall’appartenenza ad una casata di nobile lignaggio, bensì di una nobiltà d’animo, cioè nobile per virtù personali, una nobiltà che acquista solo per merito e non per via ereditaria come, invece, succedeva durante l’epoca feudale. Il cor gentile e Amore costituiscono una sola cosa e non è possibile che uno stia l’altro e si attraggono a vicenda e si identificano, senza alcuna razionalità.

Francesca non ha nulla della donna angelicata e idealizzata del Dolce Stil Novo; il desiderio si impadronisce di lei con tanta forza e intensità da non abbandonarla nemmeno dopo la morte. Sembra quasi che Dante voglia giustificare il comportamento dei due amanti che non hanno saputo reprimere la passione (v.39 “la ragion sottomettono al talento”), e hanno sottoposto la ragione al desiderio sensuale, all’istinti amoroso.

I passaggi sono questi:

Paolo è nobile d’animo, pertanto Amore lo fa subito innamorare di Francesca. A sua volta Francesca, poiché l’Amore non permette a chi è amato di non essere ricambiato, si innamora di Paolo. Il ruolo dell’Amore nella vicenda è evidenziato dall’anafora presente all’inizio di ogni terzina.

Il Tradimento di Gianciotto

Perché Dante colloca l’anima di Gianciotto, il marito di Francesca, nel cerchio dell’Inferno ,dove sono puniti i traditori dei parenti?

Secondo l’etica medioevale, un sentimento amoroso rivolto a una persona “gentile”, cioè colma dei valori tradizionali di cortesia, non poteva non essere ricambiato. Quello stesso amore, in realtà, è la causa della morte che viene inflitta da Gianciotto agli amanti. Gli amanti hanno tradito Gianciotto, ma Gianciotto ha tradito la regola dell’amor cortese quindi, essendo traditore, verrà destinato nel più fondo dei ghiacci infernali, cioè nella “caina”, nel luogo che attende i peccatori di tradimento.

Infine da notare che entrambe le terzine iniziano con il concetto di ineluttabilità del sentimento amoroso e termina con due immagini che ispirano dolore e commozione: la morte violenta di Francesca e la pena che i due amanti sono costretti a subire per l’eternità.

La Discordia a Firenze

Dante pone a Ciacco una domanda che nel complesso riguarda il futuro politico di Firenze

1)A quali estremi arriverà Firenze, viste le lotte intestine fra Bianchi e Neri?

Dopo aspri contrasti, le due fazioni arriveranno al sangue e la fazione dei Bianchi (capeggiati dai Cerchi) caccerà la fazione dei Neri (capeggiati dai Donati) con molta violenza nei confronti delle persone [a cui saranno confiscati anche i beni]. Tuttavia, entro i tre anni successivi sarà destino che i Bianchi soccombano e che i Neri riprendano il potere, con l’aiuto di colui che invece ora sta tenendo un comportamento ambiguo (Papa Bonifacio VIII). I Neri resteranno a lungo padroni assoluti della città, opprimendo crudelmente la parte avversaria, per quanto quest’ultima esprima lamenti e sdegno.

2) A Firenze esiste ancora qualche uomo giusto?

Gli uomini giusti, a Firenze, ormai sono ben pochi e nessuno li ascolta

3) Qual è la causa che ha creato così tanta discordia fra i Fiorentini?

Sono la superbia, l’invidia e l’avidità di guadagno, tre sentimenti sempre pronti a far scoppiare la discordia fra fazioni opposte.

veggio - v.5: vedo, scorgo intorno a me

pugna - v.26: Virgilio prende dei pugni di terra e li getta a Cerbero per farlo calmare

maggio - v.48: più grave, riferito alla pena a cui sono condannate le anime

attosca - v. 84: avvelenare, tormenta amaramente

pute – v.12: il miscuglio di terra che avvolge i dannati esala un fetore insopportabile

adona - v.34: la pioggia opprime, fiacca i dannati

piaggia – v.69: barcamenarsi, tenersi in bilico, detto di Bonifacio VIII che all’inizio si comportava in modo ambiguo fra le due fazioni dei Bianchi e dei Neri.

fier - v.105: saranno

Punizioni nel Cerchio III e IV

Nel cerchio III sono puniti gli avari e i prodighi cioè coloro che in vita non fecero un uso corretto del denaro, sia in un senso che nell’altro. Sono condannati a spingere in continuazione con il petto degli enormi massi. Seguono un percorso circolare, gli uni in una direzione e gli altri nella direzione opposta. Quando si incontrano si accusano dei rispettivi peccati e ripercorrono la semicirconferenza in senso opposto fino a ripetere la stessa cosa. Il giorno del Giudizio Universale, gli avari usciranno dalla tomba con il pugno chiuso, mentre i prodighi avranno il capo rasato.

Nel cerchio IV sono puniti gli iracondi e gli accidiosi. I primi si percuotono a vicenda e si sbranano, i secondi sono sommersi nelle acque melmose dello Stige e i loro sospiri emessi sottacqua creano un gorgoglio in superficie. Pena del contrappasso per analogia: come in vita gli accidiosi furono inerti e non praticarono la virtù, ora se ne stanno immobili sotto il fango e la loro presenza è segnalata soltanto dal ribollire della melma.

L'Incontro con Filippo Argenti

Durante la traversata della Stigia (Canto VIII), un dannato sporco di fango emerge dalla palude. Fra quest’ultimo e Dante, si instaura un alterco; il dannato cerca, inutilmente, di non farsi conoscere ed allunga le mani verso l’imbarcazione, in segno d’ira, ma viene respinto da Virgilio con parole molto pesanti. Dante che riconosce in lui il fiorentino Filippo Argenti, nonostante la melma che lo ricopre, esprime grande soddisfazione per la sua condanna. Verso di lui, Dante, manifesta un grande sentimento di odio che Virgilio, l’unico caso in tutta la Commedia, approva. Quindi ira da un lato e odio dall’altra.

In questo episodio entra in gioco la vita personale di Dante. Sappiamo che i rapporti fra la famiglia Alighieri e la famiglia Argenti non erano mai stati buoni. Infatti si narra che Filippo Argenti, una volta prese a schiaffi Dante e che la sua famiglia si oppose alla revoca del bando di esilio a carico del Poeta. Si sa anche che egli avesse approfittato della confisca dei beni Dante per acquisirli. Forse è per questo che Dante, visto immerso il suo nemico nella melma della Stigia, condannato fra gli iracondi, gioisce e lo tratta con veemenza, adoperando termini quali: spirito maledetto, fiorentino spirito bizzarro (= rabbioso); i dannati come lui sono trattati come cani ed assimilati a porci.

Il dannato non conferma mai il suo nome che conosciamo solo alla fine del Canto, per bocca degli altri dannati pronti a straziarne il corpo.

Da sottolineare che non è Dante, ma Virgilio a darci informazioni sulla condotta terrena di Filippo Argenti ed egli ricorre a tale espediente per evitare di essere accusato di risentimento personale.

Prima di terminare la traversata della palude, Dante esprime un desiderio a Virgilio: vorrebbe vedere immerso nella melma il suo nemico e sarà accontentato. Alcuni critici hanno scritto che Dante desidera una vendetta personale, di stampo medievale e che una simile richiesta lascia presupporre che Filippo Argenti fosse ancora in vita, altrimenti se fosse stato già morto, la sua ira ed il suo odio sarebbero stati del tutto inutili. Altri sostengono, invece, che si tratta di un’accusa verso la società fiorentina del tempo di Dante.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale del Canto V dell'Inferno riguardo all'amore?
  2. Il Canto V esplora l'amore come forza ineluttabile che travolge i cuori nobili, come dimostrato dalla passione tra Francesca e Paolo, che porta alla loro condanna eterna (testo).

  3. Come viene rappresentato il concetto di "cor gentile" nel testo?
  4. Il "cor gentile" è descritto come un cuore nobile non per lignaggio, ma per virtù personali, evidenziando l'idea che l'amore e la nobiltà d'animo siano interconnessi (testo).

  5. Qual è il destino di Gianciotto nell'Inferno e perché?
  6. Gianciotto è punito nel cerchio dei traditori poiché ha tradito l'amore cortese, infliggendo la morte a Francesca e Paolo, e perciò merita la condanna eterna (testo).

  7. Quali sono le cause della discordia a Firenze secondo Dante?
  8. La discordia a Firenze è alimentata da sentimenti di superbia, invidia e avidità, che portano a conflitti tra le fazioni dei Bianchi e dei Neri (testo).

  9. Come si manifesta l'odio di Dante verso Filippo Argenti?
  10. Dante esprime un forte odio verso Filippo Argenti, un suo nemico, e trova soddisfazione nel vederlo punito nell'Inferno, evidenziando un conflitto personale e sociale (testo).

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