Concetti Chiave
- Giustiniano è considerato da Dante il restauratore dell'unità imperiale, unendo l'Impero giuridicamente, religiosamente e territorialmente.
- Dante vede l'Impero Romano come strumento della Provvidenza divina, destinato a unificare il mondo cristiano e accogliere Cristo per la redenzione dell'umanità.
- La critica dantesca si rivolge sia ai Guelfi che ai Ghibellini, accusati di ostacolare l'Impero, che rappresenta un'istituzione divina per la salvezza dell'uomo.
- Giustiniano è associato alla polemica politica contro i Guelfi e Ghibellini, evidenziando la critica presente nella Divina Commedia riguardo alla corruzione della società italiana del tempo.
- Romeo di Villanova rappresenta un parallelo autobiografico per Dante, evidenziando le ingiustizie subite e l'esilio a causa delle invidie politiche, simile alla sua esperienza personale.
Giustiniano e l'Impero Romano
Personaggi del sesto Canto:
• GIUSTINIANO
• ROMEO di VILLANOVA
Questi due personaggi assumono funzioni precise:
Giustiniano e la Chiesa
A Giustiniano viene affidata la celebrazione dell’Impero romano che per Dante è uno strumento della provvidenza per l’organizzazione politica del mondo cristiano. Per Dante la provvidenza divina ha investito Roma del compito di unificare sotto il suo Impero tutto il mondo, affinché questo Impero/mondo accogliesse Cristo in modo che egli venisse crocifisso e potesse redimere l’uomo dal peccato.
Questa considerazione è importante, perché la crocefissione di Cristo:
- è stata stabilita da un imperatore romano;
- Ha avuto l’approvazione giuridica dell’Impero;
- In modo che, con questa crocefissione, l’uomo possa essere redento (visione provvidenzialistica della storia).
LA STORIA è DIRETTA A UN FINE, è GUIDATA DALLA PROVVIDENZA.
Da qui nasce il discorso di Giustiniano contro:
• i Ghibellini che ostacolano l’Impero, poiché agiscono per i loro interessi privati;
• i Guelfi, perché non sono favorevoli all’Impero.
Alighieri afferma che l’Impero invece è quella Istituzione voluta da Dio per salvare l’uomo.
in questo modo lo scrittore fiorentino si collega alla teoria dei due soli presente nel “De Monarchia”:
- L’Impero deve pensare alla felicità dell’uomo sulla terra;
- La Chiesa è stata voluta da Dio per attuare la felicità dell’uomo dopo la morte ultraterrena.
Quindi entrambi i poteri sono indispensabili all’uomo tanto che, contrariamente alla questione su chi fosse il potere Sole e chi fosse il potere Luna, Alighieri ritiene che papato e Impero siano due soli, ricevano la stessa luce da Dio, entrambi hanno il compito di realizzare l’uomo.
A Giustiniano viene affidata la celebrazione dell’Impero. Invece a San Francesco e ai domenicani viene affidata la celebrazione della Chiesa. Nel Paradiso vengono esaltati entrambi i poteri.
Unità Imperiale di Giustiniano
Questo compito viene affidato a Giustiniano, perché Dante lo considera il restauratore dell’unità imperiale da vari punti di vista:
• ha unito l’Impero dal punto di vista giuridico per mezzo del corpus iuris civilis, cioè il corpo di leggi romane che Giustiniano ha voluto riformare. Lui stesso dichiara di essersi occupato di quest'opera, lasciando invece le armi al suo generale Belisario.
• Ha unito l’impero dal punto di vista religioso (vv. 13-21)
Lui era monofisita, credeva in una sola natura di Cristo, ma:
- su pressione della moglie Teodora, che era cattolica;
- Grazie alla predicazione del papa Agapito.
Egli si converte al cristianesimo e nel 556 d.C. indice il concilio di Nicea, in cui viene ribadita la duplice natura di Cristo: umana e divina; viene condannato il monofisismo.
• Ha unito l’Impero dal punto di vista territoriale (vv.25-27)
Affida al suo generale Belisario l’esercito.
Con questo esercito Belisario conquista:
- l’Africa, cacciando i Vandali;
- Riconquista parte della Spagna, sottomettendo i Visigoti;
- Riconquista l’Italia che era in mano agli Ostrogoti.
Quindi fa si che l'Impero abbia una maggiore unità territoriale, per questo Dante lo considera simbolo dell’Impero.
Giustiniano e la Guerra tra Guelfi e Ghibellini
A Giustiniano è affidata la polemica, tutta dantesca, riguardante la guerra tra Guelfi e Ghibellini. Giustiniano conclude il trittico dei personaggi che si occupano di politica sempre presenti nei canti VI:
Inferno – Ciacco inveisce contro la Firenze corrotta;
Purgatorio – Sordello da Goito che da' occasione a Dante di criticare l’Italia: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello!”.
Paradiso – invettiva di Giustiniano contro i Guelfi e Ghibellini che ostacolano la missione provvidenzialistica dell’Impero.
Romeo di Villanova e Dante
Romeo è introdotto in questo Canto con un intento autobiografico e auto-celebrativo:egli era:
- un fedele segretario del signore Raimondo Berengario;
- Un abile diplomatico tanto che fece maritare le quattro figlie di Berengario con i quattro sovrani più potenti;
- Aveva sempre servito con disinteresse.
Però a causa delle invidie della corte è stato condannato per tradimento ed è dovuto andare in esilio povero. Nella figura di Romeo, Dante rivede sé stesso, poiché anche lui si era dedicato con amore e con disinteresse alla sua patria, ma anche lui è stato calunniato e condannato all’esilio, dovendo chiedere aiuto alle corti straniere.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Giustiniano nell'Impero Romano secondo Dante?
- Come Giustiniano affronta la questione dei Guelfi e dei Ghibellini?
- Quali sono i tre aspetti in cui Giustiniano unisce l'Impero?
- In che modo Dante si identifica con Romeo di Villanova?
- Qual è la visione di Dante riguardo alla Chiesa e all'Impero?
Giustiniano è visto da Dante come il restauratore dell'unità imperiale, un compito che gli è stato affidato dalla provvidenza divina per unificare il mondo sotto l'Impero romano, affinché potesse accogliere Cristo e permettere la redenzione dell'uomo.
Giustiniano critica i Ghibellini per i loro interessi privati e i Guelfi per la loro opposizione all'Impero, sostenendo che l'Impero è un'istituzione voluta da Dio per la salvezza dell'uomo, come evidenziato nel suo discorso nel Paradiso.
Giustiniano unisce l'Impero dal punto di vista giuridico attraverso il corpus iuris civilis, dal punto di vista religioso convertendosi al cristianesimo e convocando il concilio di Nicea, e dal punto di vista territoriale conquistando territori come l'Africa e l'Italia.
Dante si identifica con Romeo, un abile diplomatico condannato all'esilio per invidie, poiché anche lui ha servito la sua patria con disinteresse e ha subito calunnie che lo hanno portato all'esilio, cercando aiuto presso corti straniere.
Dante considera la Chiesa e l'Impero come due soli che ricevono la stessa luce da Dio, entrambi indispensabili per la felicità dell'uomo, sia sulla terra che nell'aldilà, come espresso nella sua teoria dei due soli nel "De Monarchia".