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Concetti Chiave

  • La Divina Commedia riflette una concezione medievale della storia, influenzata dalle Sacre Scritture e caratterizzata da due livelli temporali: eternità divina e tempo storico umano.
  • La dimensione dell'eternità è vista come l'atto d'amore di Dio che, pur essendo eterno, colloca le creature in un tempo finito per cercare la Salvezza eterna.
  • La concezione del tempo storico è limitata, riconoscendo un inizio e una fine, con poca importanza attribuita agli eventi terreni rispetto alla vita eterna dell'anima.
  • Dante integra la filosofia greco-romana nella sua opera, subordinandola alla fede cristiana e conciliando il pensiero di Aristotele con la teologia cristiana.
  • L'interpretazione figurale degli avvenimenti suggerisce che un fatto storico ha una doppia lettura, rappresentando anche una realtà più profonda legata alla Salvezza divina.

Concezione della storia nella Divina Commedia

In questo appunto di Letteratura Italiana si parla della concezione della storia nella Divina Commedia, del sincretismo in essa presente e della “rappresentazione o concezione figurale degli avvenimenti” secondo la definizione di Auerbach.

Divina Commedia - Concezione della storia e della cultura nella Commedia: il sincretismo articolo

Dimensione dell'eternità e del tempo storico

La Divina Commedia presenta una concezione della storia tipicamente medievale. Nel Medioevo, infatti, la visione del mondo era basata sulle Sacre Scritture e pertanto la percezione del tempo e della storia ne era profondamente permeata. Ci sono infatti, nella cultura del tempo e nell’opera dantesca, due livelli temporali:

  • Quello dell’eternità: si tratta della dimensione di Dio che è eterno ma ha creato il mondo in maniera disinteressata come puro atto d’amore. Sebbene l’Altissimo sia eterno e rimanga tale anche dopo la creazione dell’universo, ha collocato le sue creature in un tempo e in uno spazio finiti, nei quali esse, attraverso le loro azioni, devono seguire la via del loro Creatore per ottenere la Salvezza eterna.
  • Quello del tempo storico: è la dimensione umana che è però concepita in maniera diversa rispetto al nostro sentire. Essa prevede infatti un inizio, costituito dalla Creazione del mondo, e una fine, costituita dal Giudizio Universale. Non si dà dunque molta importanza alla storia poiché non si considera la vita mortale come la vera vita ma quella eterna dell’anima.

Dante e la filosofia greco-romana

Il pensiero di Dante si colloca in quella posizione cristiana che, subentrata all’assoluto rifiuto di tutto ciò che era legato al pensiero greco-romano dei primi Padri della Chiesa, accetta tale cultura in una visione che la rende funzionale e subordinata alla fede cristiana. In particolare, seguendo in questo Alberto Magno e Tommaso D’Aquino, intende conciliare con la teologia cristiana la filosofia di Aristotele. Il riconoscimento dell’auctoritas di tale filosofo è palese ai versi 130-135 del quarto canto dell’Inferno dove leggiamo:

Poi che inalzai un poco più le ciglia,

seder tra la filosofica famiglia.

Tutti lo miran, tutti onor li fanno:

quivi vid’io Socrate e Platone,

che innanzi alli altri più presso li stanno.

Aristotele è dunque riconosciuto come il più grande filosofo di tutti i tempi: egli rappresenta l’apogeo del pensiero greco e l’autore del sistema filosofico più vicino all’impianto cristiano.

Divina Commedia - Concezione della storia e della cultura nella Commedia: il sincretismo articolo

Interpretazione figurale degli avvenimenti

La concezione medievale della storia non dà dunque importanza alla successione dei fatti né all’idea di futuro. La concatenazione degli eventi non è percepita come degna di nota mentre si dà molto risalto al concetto di figura, cioè del doppio livello di lettura che può essere applicato agli avvenimenti. Si tratta della cosiddetta “interpretazione o concezione figurale”, secondo la definizione del filologo tedesco Erich Auerbach. Un fatto storico è dunque reale ma è anche figura di una realtà più profonda, di una sua compiutezza, anch’essa reale che attiene alla sfera della Salvezza dell’eternità divina. Così, ad esempio, dice Auerbach (“Figura”, “Studi su Dante”, Feltrinelli), nel Purgatorio Catone Uticense è la “figura svelata e adempiuta” del Catone terreno. Un suicida posto come custode ai piedi del Purgatorio sarebbe infatti cosa ben strana se esso non rappresentasse in realtà la libertà cristiana a cui Dante aspira compiendo il suo viaggio.

Per approfondimenti sulla concezione figurale vedi anche qui

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la concezione della storia nella Divina Commedia?
  2. La Divina Commedia presenta una concezione medievale della storia, in cui si distinguono due livelli temporali: l'eternità divina e il tempo storico umano, quest'ultimo considerato meno importante rispetto alla vita eterna dell'anima.

  3. Come si integra il pensiero greco-romano nella visione di Dante?
  4. Dante accetta la filosofia greco-romana, in particolare quella di Aristotele, subordinandola alla fede cristiana, come evidenziato nei versi dell'Inferno dove onora i grandi filosofi, riconoscendo Aristotele come il più grande pensatore.

  5. Cosa si intende per "interpretazione figurale" degli avvenimenti?
  6. L'interpretazione figurale, secondo Auerbach, implica che un fatto storico non è solo reale, ma rappresenta anche una realtà più profonda legata alla Salvezza e all'eternità divina, come nel caso di Catone Uticense nel Purgatorio.

  7. Qual è il significato dell'eternità nella Divina Commedia?
  8. L'eternità, nella Divina Commedia, rappresenta la dimensione di Dio, che ha creato il mondo per amore, collocando le sue creature in un tempo finito in cui devono cercare la Salvezza eterna attraverso le loro azioni.

  9. In che modo la concezione medievale della storia influisce sulla narrazione dantesca?
  10. La concezione medievale della storia, che non attribuisce importanza alla successione degli eventi, influisce sulla narrazione dantesca enfatizzando il significato simbolico e spirituale degli avvenimenti piuttosto che la loro cronologia.

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