Concetti Chiave

  • Il sonetto denuncia il potere crescente degli usurai e dei borghesi, descritti come ladri arroganti che costringono i nobili a svendere i loro beni per saldare debiti.
  • Rappresenta la lotta tra borghesia e nobiltà a Firenze, evidenziando il passaggio di potere e l'approvazione degli Ordinamenti di giustizia che limitavano il controllo aristocratico.
  • Critica l'ipocrisia dei frati, che si presentano come umili mentre accumulano ricchezze, ingannando chi li circonda.
  • Il linguaggio di Dante in "Il Fiore" è variegato, combinando stili e contenuti che spaziano dal dolce Stil Novo a forme più burlesche e oscene.
  • L'invettiva contro la borghesia si allinea con le polemiche dantesche sull'arricchimento veloce e l'ipocrisia sociale presente in altre sue opere.

«Vedete che danari hanno usorieri,

siniscalchi e provosti e piatitori!

che tutti quanti son gran rubatori,

e sí son argogliosi molto e fieri.

Ancor borghesi sopra i cavalieri

son oggi tutti quanti, venditori

di lor derrate e atterminatori;

sí ch’ogne gentil uom fará panieri,

e conviene che vendan casa o terra

infin che i borghesi siar pagati,

ché giorno e notte gli tegnono in serra.

Ma io, che porto panni devisati,

fo creder lor che ciascheun sí erra,

e ’nganno ingannatori e ingannati.»

Indice

  1. Il Potere degli Usurai e dei Borghesi
  2. La Lotta tra Borghesia e Nobiltà
  3. L'Ipocrisia dei Frati
  4. La Varietà del Linguaggio di Dante

Il Potere degli Usurai e dei Borghesi

Guardate quanto denaro possiedono gli usurai

i siniscalchi, i provosti e i piatitori!

[[i provosti erano funzionari pubblici; i piatitori erano coloro che utilizzavano liti e processi per arricchirsi, i siniscalchi erano gli alti funzionari delle case feudali]

e tutti quanti sono dei grandi ladri,

e così arroganti e crudeli

Oggi i borghesi hanno più potere dei nobili

tutti quanti non fanno che vendere

I loro beni e ne aggravano le tasse,

in modo tale che ogni nobile sarà costretto a intrecciare cestini

[per sopravvivere, perché ridotto alla miseria]

[Significato: i borghesi, diventati creditori dei nobili, ne vendono poi i beni; essi, divenuti padroni del governo, per rovinare economicamente gli avversari ne aggravano le tasse, stimando i beni ben oltre il loro reale valore]

e sono costretti a mettere in vendita la casa e i terreni

per saldare i debiti contratti con i borghesi,

poiché questi li tengono continuamente in serie difficoltà.

Ma io, nell’indossare abiti non corrispondenti al reale comportamento

[riferimento all’ipocrisia dei frati che indossano il saio, ma in realtà sono molto ricchi]

faccio credere loro di essere diverso da quello che sono in realtà,

ingannando così coloro che ingannano e coloro che sono ingannati.

La Lotta tra Borghesia e Nobiltà

Il sonetto fa parte dell’opera minore Il Fiore, articolata in 232 componimenti.

Esso ci presenta uno scorcio di un momento della storia di Firenze: la lotta fra la borghesia e le nobiltà aristocratica, nel periodo che va dal 1285 al 1295 e che si concluse con l’approvazione degli Ordinamenti di giustizia, opera di Giano della Bella, limitanti notevolmente il potere aristocratico. Questo è il momento in cui le opere di Dante sono maggiormente ispirate al dolce Stil Novo.

L’invettiva contro la borghesia e coloro che si arricchiscono rubando, si pone in linea la polemica presente nel canto XVI dell’ Inferno contro “la gente nuova” e i “subiti guadagni”.

L'Ipocrisia dei Frati

Indirettamente, è presente anche un’invettiva contro l’ipocrisia e la falsità dei frati che si fanno passare per persone povere e umili. Nella seconda terzina, il pronome personale “io”, non sui riferisce a Dante, bensì ad un frate; da notare anche la figura etimologica dell’ultimo verso: [io] inganno ingannatori e ingannati, ossia con tutta la loro falsità i religiosi ingannano coloro che sono soliti ingannare gli altri e coloro che da questi ultimi sono ingannati.

La Varietà del Linguaggio di Dante

Complessivamente il sonetto, e l’opera da cui esso è tratto, Il Fiore, prova la presenza in Dante di un linguaggio variegato, con sfaccettature diverse, multiforme. Infatti, vi troviamo liriche che dal punto di vista stilistico e contenutistico si collocano all’interno del dolce Stil novo, liriche petrose, dallo stile aspro, canzoni dottrinali, con frequenti allegorie dal contenuto morale e filosofico oltre a componimenti dallo stile comico-burlesco e dal contenuto volgare e perfino osceno. Si tratta di tutti aspetti che si ritrovano nella Divina commedia.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo degli usurai e dei borghesi nel contesto descritto?
  2. Gli usurai, i siniscalchi e i piatitori sono descritti come grandi ladri e arroganti, mentre i borghesi hanno acquisito un potere maggiore rispetto ai nobili, costringendoli a vendere i loro beni per saldare i debiti (testo).

  3. Come si manifesta la lotta tra borghesia e nobiltà nel periodo storico menzionato?
  4. La lotta tra borghesia e nobiltà si colloca tra il 1285 e il 1295, culminando con l'approvazione degli Ordinamenti di giustizia, che limitano il potere aristocratico e riflettono le tensioni sociali dell'epoca (testo).

  5. Qual è la critica rivolta all'ipocrisia dei frati?
  6. L'opera critica l'ipocrisia dei frati che si presentano come poveri e umili, mentre in realtà ingannano gli altri, rivelando una falsità profonda nel loro comportamento (testo).

  7. In che modo il linguaggio di Dante si distingue nel sonetto?
  8. Il linguaggio di Dante nel sonetto è variegato e multiforme, spaziando da liriche del dolce Stil novo a componimenti comici e burleschi, mostrando una ricca diversità stilistica e contenutistica (testo).

  9. Qual è il significato della frase "inganno ingannatori e ingannati"?
  10. Questa frase sottolinea come i frati, con la loro falsità, ingannino sia coloro che ingannano gli altri sia coloro che sono ingannati, evidenziando un ciclo di inganno e ipocrisia (testo).

Domande e risposte

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