Concetti Chiave
- L'Orlando furioso inizia con un proemio che introduce i temi centrali di amore e guerra, rifacendosi alla tradizione dei poemi classici e cavallereschi.
- La follia di Orlando rappresenta una novità significativa, trasformando un sentimento nobile in una passione distruttiva che porta alla perdita del senno.
- Ariosto dedica il poema al cardinale Ippolito, combinando l'elogio solenne con un'ironia che riflette i rapporti complessi tra il poeta e il suo protettore.
- Lo stile del proemio è caratterizzato da un linguaggio solenne e ricercato, con l'uso di chiasmi e una continua variazione dei contenuti, che culmina nell'introduzione della pazzia di Orlando.
- La tradizionale invocazione alla Musa viene rovesciata, con Ariosto che si rivolge alla donna amata, evidenziando come essa invece di ispirarlo lo porti alla follia.
Secondo la consuetudine propria dei poemi classici e di quelli cavallereschi, l’Orlando furioso inizia con una parte introduttiva o “proemio”.
● Le vicende d’amore e di guerra
● La novità della pazzia di Orlando
● L’elogio della casata estense
● Ottave di endecasillabi (schema delle rime ABABABCC).
Indice
Temi principali del poema
Nei primi due celebri versi del proemio l’autore enuncia gli argomenti di cui tratterà nel poema: parlerà di donne – quindi d’amore e di azioni nobili e galanti (le «cortesie », 1, v. 2) – e di cavalieri – quindi di guerre («arme», 1, v. 1) e di gesta audaci ed eroiche. In tal modo Ariosto si riallaccia al modello di Boiardo, che nell’Orlando innamorato aveva unito insieme la materia dei poemi carolingi (la guerra tra i paladini di Carlo Magno e i musulmani) e quella dei romanzi bretoni (gli amori e le avventure dei cavalieri).
Follia d'amore e invocazione
L’altro grande tema anticipato nella protasi rappresenta invece la vera novità del poema: si tratta della follia di Orlando, l’eroe «che per amor venne in furore e matto » (2, v. 3). Il sentimento che nell’Orlando innamorato conferiva dignità e onore all’uomo, elevandolo spiritualmente, qui diventa una passione che può destabilizzare al punto da far perdere il senno. Al tema della follia d’amore si collega anche il riferimento indiretto ad Alessandra Benucci: rovesciando il senso della tradizionale invocazione alla Musa, la divinità alla quale i poeti classici chiedevano ispirazione, Ariosto non si rivolge a una dea ma alla donna amata, che non gli ispira la capacità (l’«ingegno», 2, v. 6) di scrivere versi ma anzi gliela consuma giorno dopo giorno («ad or ad or», 2, v. 6), rendendolo pazzo d’amore proprio come Orlando.
Dedica e ironia
All’invocazione alla Musa terrena segue la dedica al cardinale Ippolito, qui nominato come nobile figlio di Ercole I d’Este («generosa Erculea prole», 3, v. 1) e definito «ornamento e splendor del secol nostro» (3, v. 2). La solennità di queste espressioni farebbe pensare all’intenzione da parte di Ariosto di compiacere il proprio protettore, dimostrandogli gratitudine e devozione. In realtà l’elogio doveva suonare alquanto ironico alle orecchie dei nobili frequentatori della corte estense, i quali ben conoscevano la natura dei rapporti tra il cardinale e il poeta (j Satira I, p. 623), così come ironica e un po’ provocatoria doveva risultare allo stesso Ippolito l’offerta, da parte di Ariosto, del proprio poema a titolo di parziale compensazione per il sostentamento economico ricevuto («Quel ch’io vi debbo, posso di parole / pagare in parte e d’opera d’inchiostro», 3, vv. 5-6). Nonostante questo la dedica al proprio signore rappresenta un dovere che il poeta cortigiano deve assolvere, come pure il riferimento a Ruggiero in qualità di capostipite degli Estensi e pertanto lontano antenato dello stesso Ippolito (4, vv. 3-4). L’uso di menzionare rapporti di parentela illustri per elogiare la casata del principe (cioè il cosiddetto “motivo encomiastico”), risale al poeta latino Virgilio (I secolo a.C.), che nell’Eneide celebra l’imperatore romano Ottaviano Augusto come discendente dell’eroe troiano Enea.
Stile e struttura del proemio
Sul piano formale il proemio è caratterizzato da uno stile solenne. I primi due versi, in particolare, oltre a contenere una citazione di un passo del Purgatorio di Dante («Le donne e’ cavalier, gli affanni e gli agi / che ’nvogliava amore e cortesia», “le donne e i cavalieri, le imprese rischiose e i dolci riposi ai quali ci invogliavano l’amore e le virtù cavalleresche”; canto XIV, vv. 109-110), sono costruiti in modo ricercato Innanzitutto, i temi principali del poema, quelli che realizzano l’intreccio del ciclo bretone con quello carolingio, sono presentati e messi in rilievo mediante un doppio chiasmo. In secondo luogo, il susseguirsi di tali vocaboli separati soltanto da virgole serve anche a suggerire quella che sarà una caratteristica di tutto il poema ariostesco: il rapido e continuo variare dei contenuti (). Lo stile subisce tuttavia un abbassamento simbolico nella seconda ottava, quando è introdotto il tema della pazzia di Orlando attraverso l’espressione «in furore e matto» (v. 3): il termine «matto», infatti, non appartiene alla tradizione lirica petrarchesca, ma era invece d’uso comune nel Cinquecento. Associato alla locuzione «in furore», il vocabolo rafforza il senso dell’eccesso, della furia distruttiva e fuori controllo descritta nei passi del poema incentrati sulla follia di Orlando
Domande da interrogazione
- Quali sono i temi principali trattati nell'Orlando furioso?
- In che modo la follia di Orlando rappresenta una novità nel poema?
- Qual è il significato dell'invocazione alla donna amata nel proemio?
- Come viene presentata la dedica al cardinale Ippolito nel proemio?
- Quali caratteristiche stilistiche emergono nel proemio dell'Orlando furioso?
L'Orlando furioso affronta temi di amore, guerra, e la follia dell'eroe Orlando, unendo elementi dei poemi carolingi e dei romanzi bretoni, come evidenziato nei primi versi del proemio.
La follia di Orlando, che lo porta a perdere il senno per amore, contrasta con la dignità conferita dal sentimento nell'Orlando innamorato, evidenziando una passione distruttiva e destabilizzante.
Ariosto rovescia la tradizionale invocazione alla Musa, chiedendo ispirazione alla donna amata, che invece lo consuma e lo rende pazzo, come Orlando, sottolineando la sua vulnerabilità.
La dedica, pur apparendo solenne e rispettosa, contiene un'ironia sottesa, poiché i nobili conoscono i rapporti tra Ariosto e Ippolito, rendendo l'elogio un atto di convenienza sociale.
Il proemio si distingue per uno stile solenne e ricercato, con un uso di chiasmi e un rapido variare dei contenuti, mentre introduce il tema della pazzia di Orlando con un linguaggio più colloquiale, evidenziando l'eccesso emotivo.