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Fede,convinzioni,apparenze

Secondo una ricerca fatta dal sociologo torinese Franco Garelli (insegna sociologia della conoscenza e sociologia dei processi culturali all’Università di Torino. È autore di alcuni saggi di successo, tra cui ricordiamo, oltre a quelli citati in nota, Fedi di fine secolo e Forza della religione e debolezza della fede) meno del 30% della popolazione italiana avverte l’esigenza di vivere la fede in termini impegnati, di dare espressione pubblica all’orientamento di fede, di ridefinire l’identità religiosa nelle attuali condizioni di vita, di educare religiosamente i figli, di vivere in termini meno discontinui e incongruenti la propria fede.
Per i più si sta delineando quella che possiamo definire “una religione dello scenario”, cioè: sul palcoscenico della propria vita l’individuo agisce secondo un copione profano, ha come criterio di riferimento valori e orientamenti che non si raccordano necessariamente a principi religiosi, ma ha comunque, nell’orizzonte quotidiano, la necessità di ricorrere a principi di riferimento ultimi, capaci di dare un senso unitario all’esistenza.

La funzione della religione
Questa è la funzione delle religione: essa costituisce il senso ultimo, è una semplice luce che illumina il proscenio della vita; la quale, nelle situazioni concrete, si basa su regole proprie del mondo, spesso estranee alla religione stessa. La religione risulta quindi operare dietro le quinte.

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