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Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis - Appunti in classe

Niccolò (Ugo) Foscolo nacque a Zante (odierna Zacinto, nelle isole Ionie) il 6 Febbraio 1778, padre Veneziano e madre Greca. Morì nel 1827 a Londra.
Nel 1792 sbarca a Venezia, per far visita alla madre. Qui matura la convinzione di volersi dedicare alla carriera letteraria e comincia ad inserirsi nei circoli culturali veneziani; si cimenta nella composizione di poesie liriche e d'occasione, e cerca di assorbire la ricchezza culturale di una città cosmopolita e vivace.

Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis occupano nel panorama della letteratura italiana tra Settecento e Ottocento, una posizione molto interessante. Il Romanzo ebbe, infatti, una grandissima fortuna nell'Ottocento, e le numerose edizioni clandestine che circolarono fin dalla sua prima uscita, testimoniano un effettivo e immediato gradimento presso il pubblico dei lettori.

Compiuto in una prima parziale stesura nel 1798, ripensato e ristrutturato fino all'ultima edizione del 1817, in un particolare momento della cultura europea in cui s'intrecciano gusto neoclassico e gusto romantico, e costituisce la prima opera d'impegno di Foscolo. L'Ortis si pone come primo libro iniziale, carico di aspettative future.
L'Originalità del romanzo consiste nel suo statuto di libro "aperto", che vive della compresenza di tematiche tra loro apparentemente slegate e si compone, grazie all'uso della forma epistolare, di una successione di frammenti narrativi, descrittivi o argomentativi.

La prima stesura del romanzo consiste in 45 lettere, inviate da Jacopo a Lorenzo Alderani, l'amico a cui è affidato il compito di pubblicarle. Vi è una breve prefazione destinata Al Lettore. Le lettere sono datate 3 Settembre 1797 (Colli Euganei) - 31 Maggio 1798 (data in cui Ortis decide di lasciare definitivamente Teresa). Non vi è molta materia politica, comparirà più nettamente nei romanzi successivi.

Le edizioni delle Ultime Lettere sono 4:
1798 Bologna, 1802 Milano, 1816 Zurigo, 1917 Londra.

L'Ortis è un Romanzo Epistolare, ossia un testo che costruisce il proprio intreccio narrativo nel progressivo evolversi di uno scambiarsi di lettere intrattenuto nella finzione tra Jacopo Ortis e l'amico Lorenzo Alderani.

Influenze: "La Nuova Eloisa" e "I Dolori del Giovane Werther" di Rousseau e Goëthe.

Jacopo Ortis è un giovane patriota veneziano cha ha seguito Napoleone durante le campagne militari in Italia. Dopo il trattato di Campoformio (1797), con cui Napoleone cede Venezia all'Austria, pcostretto a lasciare la propria patria ritirandosi nei Colli Euganei. Vaga inquieto per le contrade e le campagne, trovando sollievo nella lettura dei classici e nella relazione semplice e autentica con i contadini del posto. Un giorno conosce il Signor T. e le sue due figlie, Teresa e Isabellina. Jacopo nutre subito un sentimento forte per Teresa, la quale, però, è promessa sposa a Odoardo, un giovane assennato e serio, economicamente agiato, che, con il matrimonio, garantirà il risanamento del patrimonio della famiglia di Teresa. La ragazza, pur non amandolo, ha deciso di sposarlo per ricambiare in qualche modo i sacrifici affettuosi di suo padre.

In una passeggiata primaverile alla casa di Petrarca, un bacio che Jacopo e Teresa si scambiano diviene occasione di conferma del reciproco amore. Teresa confessa al padre il proprio turbamento; Jacopo nel mentre, lascia i Colli e vaga attraverso varie città, come Bologna, Firenze, Milano, alternando slanci patriottici a un senso crescente di frustrazione. Presto però si rende conto che gli è impossibile continuare a vivere. Quando viene a sapere che il matrimonio di Teresa e Odoardo si è celebrato, deciso a darsi alla morte, ritorna a Venezia, dove saluta la madre e l'amico Lorenzo per l'ultima volta; poi distrugge tutti i suoi libri con il fuoco e si uccide.

La lingua utilizzata per quest'opera, era un miscuglio tra il modello linguistico di Boccaccio e una moderata apertura verso la lingua all'uso.
Lo stile del romanzo si colloca sulla via di una prosa moderna, discorsiva che si adatta ai diversi registri espressivi.

Con la lettera "La Divina Fanciulla", si introduce il tema Amoroso. All'amico destinatario fa un breve e intenso resoconto dell'inaspettato e sconvolgente incontro con la giovane, che sarà presto oggetto del suo amore. Jacopo è incapace di mediazioni: per Teresa proverà un sentimento assoluto e totalizzante.

Teresa polarizza attorno a sé il sentimento amoroso del protagonista, che ne resta affascinato al primo istante. La donna viene presentata innanzitutto con un epiteto (aggettivo per rilevarne una qualità essenziale), "divina fanciulla", che evoca un modello culturale e letterario. Si tratta dell'incarnazione di un ideale di femminilità che percorre una lunga tradizione letteraria: Teresa è la nuova Beatrice e la nuova Laura. Questa figura, però, a differenza dei modelli citati, occupa uno spazio preciso e determinato, agisce e si relaziona in modo concreto, è una donna reale, anche se Jacopo ne farà l'oggetto idealizzato dei suoi desideri impossibili.
L'operazione di Foscolo è quella di "imborghesire" il personaggio di Laura, pur conservando nella figura di Teresa tutta la forza ideale del modello letterario. L'incontro di Jacopo con Teresa non a caso avviene in un clima domestico e istituzionale.
Teresa si offre al primo incontro di Jacopo in compagnia di altre persone della propria famiglia. Per un verso, è inserita appieno in quel mondo borghese che la destina a un matrimonio che non desidererebbe; per un altro, da quello stesso mondo l'allontana il suo sentire, che la mette in consonanza con il cuore e gli ideali di Jacopo.
L'Amore concepito dai due appare, sin da subito, un sentimento impossibile e senza sbocchi, a cui è precluso qualsiasi riconoscimento istituzionale.

La lettera "L'Addio alla Vita e a Teresa" è stata scritta in giorni diversi e in momenti diversi, si tratta di una lettera-diario, quasi senza prevedere un destinatario preciso. Saluta la madre, visitata la tomba di Lauretta, avendo vicino l'amico Lorenzo, Jacopo ritorna con il pensiero a Teresa, la donna con cui sente di condividere tutto, durante e oltre la vita.

Il protagonista apre il proprio animo in modo lacerante e definitivo. Dà giustificazione della scelta del suicidio e si aspetta in cambio la fedeltà degli affetti oltre la morte.
Largo spazio è lasciato alle notti, che accolgono nel silenzio della natura e nell'oscurità, le confessioni dell'animo.
Jacopo esprime con immediatezza la sua disperazione, assume fino in fondo il proprio destino ("Teresa è innocente").

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