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“Alla sera” è un sonetto composto tra il 1802 e il 1803, un periodo per Foscolo ricco di impegni di tipo militare e caratterizzato da delusioni amorose.
Il sonetto ha schema metrico ABAB ABAB CDC DCD e una struttura equilibrata:
Le quartine hanno un andamento disteso grazie alla calma dell’espressione iniziale e dal parallelismo (e quando…e quando). Gli enjambements riguardano il nesso aggettivo-sostantivo ed esprimono sospensione e attesa; l’andamento delle terzine, invece, è reso più incalzante dalla presenza di verbi di movimento e da enjambements che riguardano il nesso verbo-soggetto e verbo-complemento.
Le figure di significato presenti sono: il parallelismo e (quando… e quando… ), l’ossimoro “fatal quiete”, la personificazione della sera, metafora nulla eterno, personificazione spirto guerrier.
In questo sonetto la sera simboleggia la morte, considerata come fine delle sofferenze e delle preoccupazioni della vita.

La morte è concepita in modo materialistico: è considerata il nulla eterno, il termine dell'esistenza, ma è anche celebrata come momento di pace in cui l'Io è libero dagli affanni.
La sera dà pace al poeta poiché, come la morte, porta il riposo e rappresenta il momento in cui si placa l'inquietudine dell'animo.
L’espressione-chiave del sonetto è l’ossimoro “fatal quiete” che significa “pace definitiva” o “pace prescritta dal fato” e rappresenta la morte. Annullandone il possibile significato religioso esprime la concezione materialistica di Foscolo.

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