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Ugo Foscolo: vita


Ebbe una vita avventurosa, inquieta anche a livello psicologico. Era sempre alla ricerca di una pace interiore che non trova. Carattere focoso e iracondo, non si fece amare molto. Dimostrò questo suo temperamento anche nelle relazioni con le donne, ne ebbe molte. Era molto istintivo. Ascoltava spesso il cuore davanti alle sue passioni. Non era molto illuminista. Si formò comunque in questo ambito. Nacque nel 1778 a Zante, isola greca che era possedimento della Repubblica di Venezia. Le tradizioni erano comunque greche. Il padre era medico a Zante e si sposò con una donna greca. Trascorse la prima infanzia a Zante. Si spostarono poi a Spalato a causa del lavoro del padre. Quando aveva dieci anni il padre morì, lasciando la famiglia in difficoltà economiche. Fin da piccolo visse nella povertà. Però, non si vergognò mai di essere povero, in quanto lo vedeva come un motivo d’orgoglio, si vedeva come una persona che aveva sempre lottato per mandare avanti la famiglia, uomo forte che lottava sempre. Tornò a Venezia con la madre. Foscolo si confrontò con ambienti diversi e difficoltà linguistiche, in quanto non conosceva bene l’italiano. Iniziò così a studiare greco e latino, approfondendo il greco e migliorando l’italiano. Aveva molti interessi politici. Si fece coinvolgere dalle passioni giacobine. Non si distaccò mai dalla politica, sentì in profondità gli ideali politici dell’epoca. Si illuse molto di una futura indipendenza italiana con l’arrivo di Napoleone. Ebbe una profonda delusione. Provò molta rabbia dopo il Trattato di Campoformio, al quale reagì chiudendosi in se stesso. Iniziò le sue peregrinazioni all’interno dell’Italia. Quando era deluso tendeva a chiudersi in se stesso. Si cimentò nel teatro, componendo tragedie. Ricalcò il titanismo di Alfieri. Compose “Tieste”, una tragedia di stampo alfieriano. Venezia non era però pronta a queste novità, quindi Foscolo venne visto come una testa calda. A Milano incontrò diverse personalità importanti. Conobbe Parini e Vincenzo Monti. Con alcuni diventò amico. Si arruolò nella Guardia Nazionale. Voleva fare qualcosa di concreto e mettersi in gioco attivamente. Ricoprì cariche pubbliche, come spesso fecero i letterati dell’epoca, cercando di dare un contributo alla società. Ottenne la cattedra all’Università di Pavia, ma non durò molto. Infatti, venne soppressa dal governo. Aumentò così la sua delusione nei confronti del governo. Iniziò a contrarre debiti, trascorrendo una vita difficile a livello affettivo. L’Ortis uscì incompleto nel 1799. Nel 1806 lo pubblicò completo e migliorato stilisticamente. Nel 1803 uscì una raccolta di poesie. Incontrò Ippolito Pindemonte. Compose “Dei sepolcri” in seguito ad una conoscenza tecnica e specifica delle tombe. Quando Napoleone iniziò a perdere, la sua sofferenza aumentò e raggiunse l’apice, molte speranze si spensero. Andò così in un esilio definitivo nel 1814, in seguito a queste delusioni cocenti. Andò a vivere in Inghilterra, mantenendosi traducendo opere. Accumulò molti debiti e morì in miseria. Accanto a lui rimase la figlia Mary avuta da una relazione con una donna inglese. Morì nei sobborghi di Londra nel 1827. All’inizio venne seppellito lì e in seguito riportato a Firenze. Fu un uomo sempre in bilico, insoddisfatto, sempre alla ricerca di un’armonia interiore. Non riuscì a trovare la pace, ebbe solo pochi momenti felici e sereni. Visse in un periodo che mise in crisi tanti punti fissi della società. Lui esasperò tutte queste incertezze. Rifece suoi alcuni ideali dell’Illuminismo e li elaborò personalmente. Mise insieme diverse pulsioni dell’epoca nella sua persona, esasperandole.
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