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Ugo Foscolo: Le Grazie, vv.85-119 – L’isola di Atlantide, Parafrasi


In mezzo all’oceano, dove il mare sembra congiungersi con il cielo (Questo è un riferimento astronomico: nelle regioni equatoriali, dove il globo è più curvo, anche l’oceano si incurva maggiormente e sembra unirsi al cielo. Da tale incurvatura, deriva un senso di misterioso e di lontananza mitica, proprio perché i comuni mortali non hanno alcuna possibilità di raggiungerla) esiste un’isola, un’immensa terra, dalla fama molto antica (L’Atlantide era il Paradiso Terrestre degli pagani che essi avevano perduto per aver peccato di superbia) ed un tempo felice produttrice di messi e di uomini. (Si tratta dell’isola di Atlantide di cui già Platone aveva parlato in alcuni dei suoi dialoghi). Inutilmente oggi la cerca il nocchiero, invocando come guida gli astri dell’emisfero boreale e quelli dell’emisfero opposto; e se il desiderio lo illude, egli scorge albeggiare da lontano le sue montagne e egli si affretta con il desiderio rendendo i venti più veloci e chiama questa terra Atlantide. Ma da Apollo essa è chiamata cielo di Pallade da quando la santa dea Minerva, adirata contro gli abitanti perché la ricchezza della terra e la corruzione dei costumi aveva reso pigri nei confronti delle arti operose ed ingrati verso Giove, li cacciò in Asia e cinse la divina terra di Atlantide di un cielo accessibile soltanto agli Dei. Per cui, ogni qualvolta gli esseri mortali si fanno guerra per desiderio di compiere stragi e offrono alla dea Libertà delle vittime, pur essendone indegni o si fanno soldati mercenari o si mettono al seguito di un avido monarca straniero (allusione alle guerre di conquista di Napoleone) che prepara lutti alle popolazioni innocenti; allora concede le Gorgoni (Le Gorgoni erano creature mitologiche dallo sguardo pietrificate e dalla testa coperta di vipere) a Marte Pallade e da sola impugna l’asta avuta in dono dal padre Giove con cui anticipa nella difesa delle leggi e delle arti i re generosi e magnanimi a causa di tale difesa, risplende sacro il trionfo ai magnanimi eroi. Quindi, Minerva fugge verso la sua isola di Atlantide e qui insegna ogni gentile arte a tutte quelle dee minore a cui Giove concesse di essere sue allieve (si tratta delle dee che collaboreranno alla tessitura del velo); e in questo luogo ci saranno dei balli casti, dei canti puri , dei fiori e dei verdi prati senza brina e il giorno sarà sempre aureo (perché non sconvolto da tempeste) e le notti saranno limpide e stellate.
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