Desolazione del povero poeta sentimentale-SergioCorazzini

Il testo “Desolazione del povero poeta sentimentale” di Corazzini è caratterizzato da un lessico e da una sintassi del tutto nuove in campo poetico, che ne determinano la classificazione di “crepuscolare”. L’autore utilizza dei versi totalmente liberi, senza alcuna rima e senza alcuna attenzione alla misura della lunghezza. Il lessico usato è semplice, non ricercato o, per così dire, desublimato. Sta anche in questo l’aspetto antidannunziano: mentre d’Annunzio tende alla musicalità dei suoi versi, in Corazzini il tono è medio-basso, rovesciandone quindi il sistema. Ciò che emerge maggiormente dal testo è il fatto che Corazzini non si definisce un poeta, bensì si paragona ad un fanciullo, un bambino ingenuo e indifeso che mostra il proprio dolore. Rapportandosi a questa figura, Corazzini cerca solo di esprimere con una certa autenticità la sua vita, la quale per lui è una vita comune, fatta di tristezze comuni e gioie semplici. Il modello di poesia che offre, dunque, è un modello nuovo, lontano da quelli tradizionali come quello pascoliano. Infatti, non solo la poesia non ha una funzione sociale, ma il fanciullo descritto non è neanche il fanciullo inteso pascolianamente quale figura capace di trovare la verità: il “fanciullo che piange” di Corazzini, riconoscendosi “non-poeta” prende coscienza della crisi sociale contemporanea, riflettendo su una condizione reale e negativa attraverso un tono dimesso, lamentoso e umile. Questa concezione tragica che vive in Corazzini non è altro che il riflesso della sua malattia: egli scrive “malato” inserendo il termine nella sua poesia con assoluta semplicità, proponendo una nuova immagine dell’arte poetica.

Testo in cui possiamo rintracciare argomenti analoghi è “Chi sono?” di Aldo Palazzeschi.
Come nel testo di Corazzini, Palazzeschi riconosce di non essere un poeta, riconducendosi alla figura del poeta-saltimbanco; avvicinandosi più al Futurismo che a Corazzini, il poeta offre un’immagine del tutto nuova, vitalistica assumendo il ruolo di clown, trasformando in risata la propria crisi esistenziale.

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