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Sette piani(La boutique del mistero)-Dino Buzzati



Il protagonista del primo racconto è Giuseppe Corte, un avvocato che si ricovera in una famosa casa di cura, specializzata nel trattamento della particolare malattia di cui lui è affetto in forma molto leggera. Appena arrivato nell’edificio viene accuratamente visitato dai medici e poi gli viene assegnata una stanza al settimo piano. Chiacchierando con un altro paziente viene a sapere che il sanatorio è organizzato in modo tale che i malati meno gravi siano alloggiati ai piani superiori. Scendendo ai piani inferiori invece le condizioni dei pazienti peggiorano, fino ad arrivare al primo piano, che ospita coloro per cui non c’è più speranza. Inizialmente la malattia del signor Corte non ha alcun peggioramento, ma per alcune coincidenze ed errori logistici viene trasferito al piano inferiore. Fin da subito si dimostra assai scontento di quel trasferimento e quando si trova a parlare con gli altri pazienti precisa continuamente la sua situazione. Anche i medici e gli infermieri inoltre, gli assicurano che la sua malattia è molto leggera e che il posto giusto per lui sarebbe il settimo piano. Nonostante questo però, qualche settimana dopo, Corte viene nuovamente trasferito, questa volta al quinto piano. Ancora una volta si lamenta e sente di aver subito un’ingiustizia ma rimane aggrappato alla speranza che dopo tutte quelle coincidenze e quegli equivoci sarebbe alla fine ritornato al posto che gli spettava. I medici infatti continuano ad assicurargli che il suo è un caso poco grave. Tuttavia la sua malattia non accenna a migliorare e, sempre per motivi che sembrano non avere niente a che fare con la sua condizione clinica, il protagonista scende progressivamente fino ad arrivare al primo piano, quello dei moribondi. La sua malattia infatti si è aggravata, anche se lui sembra non rendersene conto. Qui, apparentemente senza alcun motivo, verrà colto dalla morte, alla quale sarà costretto ad abbandonarsi.
Il centro di questo racconto è sicuramente l’ineluttabilità del destino, rappresentato in questo caso dalla malattia che affligge il signor Corte e l’impotenza del protagonista di fronte ad essa. È frustrato perché non può reagire e perché non ha il controllo del suo futuro, di quello che gli accadrà, e contemporaneamente cerca di convincersi che in realtà la sua situazione non sia grave. Sembra quasi che la sua discesa verso la morte sia dettata semplicemente da sbagli ed eventi casuali, ma è solo un modo che il protagonista utilizza per giustificare la sua discesa. Non riesce ad ammettere il peggioramento delle sue condizioni: urla, si lamenta, alle infermiere ribadisce di non essere malato, ma la discesa è inevitabile e la morte arriva anche se lui non è ancora riuscito ad accettarla. Pretende di essere considerato “sano” e non si accorge del peggioramento effettivo che aveva avuto la sua malattia. Alla fine morirà nella sua stanza del primo piano, vittima di un’insopportabile disperazione e di una frustrazione profonda.

<< Gli venne persino in mente che anche gli alberi che gli sembrava di scorgere attraverso la finestra non fossero veri; finì anzi per convincersene, notando che le foglie non si muovevano affatto.(…) Ma come mai la stanza si faceva improvvisamente così buia? (…) Voltò il capo dall'altra parte, e vide che le persiane scorrevoli, obbedienti a un misterioso comando, scendevano lentamente, chiudendo il passo alla luce.>>
Un altro aspetto di questo brano che non va trascurato è il tema dell’attesa. Giovanni Corte vive nella costante attesa della guarigione, cosa che però non arriverà mai e questo non farà altro che aumentare ulteriormente il suo senso di angoscia e di sconforto.
Personalmente ho trovato questo racconto molto accattivante e soprattutto ricco di significato. È stato il primo racconto dell’autore che ho letto, perciò mi ha fatto capire fin da subito quale fosse il suo stile e quali fossero le tematiche che tratta. Sono d’accordo con il messaggio che vuole trasmettere, riguardo all’inevitabilità di alcuni avvenimenti e soprattutto penso che abbia saputo rappresentare a pieno la reazione delle persone di fronte all’impotenza e in questo caso di fronte alla malattia. Capitano a tutti dei fatti spiacevoli che non dipendono da noi e che sono difficili da accettare e penso che la prima reazione della maggior parte delle persone sia il rifiuto. Spesso sono cose che non ci saremmo mai aspettati di dover affrontare, che sembravano talmente distanti da noi da non essere prese neanche in considerazione e per questo motivo fatichiamo ad accettarle. La realtà dei fatti non è sempre quella che desideriamo o che ci aspettiamo e secondo me la cosa migliore da fare sarebbe accogliere tutto ciò che la vita ha in serbo per noi e cercare di vederne l’aspetto migliore. Anche se spesso mi riesce molto difficile cerco sempre di vedere un lato positivo in tutto quello che mi accade perché non è possibile crescere ed essere felici se ci si dispera ogni volta che qualcosa non va secondo i nostri piani. Ovviamente questo concetto non si può applicare a tutte le situazioni: se prendiamo come esempio il racconto appena descritto risulta difficile individuare un aspetto positivo in una vicenda come quella del protagonista. Tuttavia penso che se il signor Corte avesse riflettuto fin da subito sulla propria condizione e fosse riuscito ad accettarla, invece che a tutti i costi di cambiarla quando non era possibile, forse avrebbe potuto vivere in maniera più serena gli ultimi giorni della sua vita. Credo inoltre che in una situazione del genere quello che potrebbe fare la differenza sarebbe la fede e la speranza che ci sia qualcosa ad aspettarci dopo la morte.
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