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I topi - La boutique del mistero - Dino Buzzati



Il racconto esordisce con una lettera al protagonista, in cui dei suoi amici di lunga data, la famiglia Corio, lo informano dell’impossibilità di trascorrere , come ogni anno, qualche settimana di vacanza presso la loro villa in campagna. Non gli forniscono però una chiara motivazione, perciò il protagonista ripensa alle numerose giornate trascorse in quella casa, alla ricerca di indizi che potessero far luce sull’accaduto. Gli torna in mente, per esempio, una scena risalente ad un’estate lontanissima: si trovava nella camera che era stata preparata per lui, quando un minuscolo topo era entrato nella stanza e gli era sgusciato tra le gambe. La cosa non lo aveva per niente preoccupato, ma il giorno dopo ne aveva casualmente parlato con Giovanni, il padrone di casa, che aveva stranamente cambiato argomento, come se il discorso non gli piacesse. Anche l’anno successivo, però, si era verificato un episodio simile: mentre il protagonista giocava a carte in salotto con la famiglia Corio, aveva avvertito più volte un suono metallico proveniente dalla stanza vicina, seguito da un leggero stridio. Aveva quindi domandato al suo amico Giovanni se avessero messo delle trappole per risolvere il problema dei topi, perfettamente normale in una casa di campagna, ma lui aveva negato prontamente. Passato un altro anno, il protagonista aveva notato con piacere la presenza nella villa di due magnifici gatti, di quelli che mangiano i topi, e si era rallegrato perché la famiglia aveva finalmente preso in mano la situazione. Tuttavia l’anno successivo i due gatti erano cambiati completamente. Da forti e muscolosi che erano, erano diventati magri e malati e Giovanni aveva giustificato questo cambiamento dicendo che ormai non c’erano più topi da mangiare. Tuttavia Giorgio, il più grande dei figli Corio, aveva chiarito al protagonista la situazione: i gatti erano terrorizzati, perché i topi si erano moltiplicati ed erano diventati sempre più grossi e affamati. Suo padre però non voleva assolutamente che si accennasse a quel problema e non faceva altro che negare quella presenza, che era ormai diventata evidente. Col passare degli anni i topi erano cresciuti e i rumori provenienti dalla soffitta erano diventati insopportabili. Il protagonista aveva cercato più volte di parlarne con i Corio, ma questi non facevano altro che trovare scuse, arrivando a sostenere che la casa fosse infestata dagli spiriti. Nel frattempo i gatti erano stati misteriosamente uccisi e l’ospite era riuscito persino a vedere i topi con i suoi occhi. Gli animali si erano riuniti nella fogna al di sotto della casa. Ce n’erano a migliaia, accatastati l’uno sull’altro. Le enormi bestie emettevano versi terrificanti e i loro occhi sembrava che provenissero dall’inferno.
Tornato al presente il protagonista si chiede che cosa si accaduto ai Corio e per quale motivo non possano più ospitarlo nella villa. Tuttavia ammette di non avere il coraggio di fare loro visita, poiché girano voci molto inquietanti sulla famiglia. Un contadino, per esempio, afferma che nessuno esce più dalla villa, che essa è stata occupata da enormi topi e che la porta è costantemente controllata da orribili bestie. Giura anche di aver visto la signora Corio, vestita come una pezzente, che mescolava scoraggiata in un enorme calderone, circondata da grossi topi.
Leggendo questo racconto si entra pian piano in un’atmosfera cupa e soffocante nella quale poco a poco gli animali prendono il sopravvento sugli spazi e sull’uomo, trasformando la casa in un luogo tetro e oscuro. La sensazione di inquietudine e disagio non investe il lettore in modo violento, ma gradualmente, immagine dopo immagine. Questa atmosfera tetra sottolinea gli aspetti misteriosi della vita quotidiana: angoscia, inquietudine, paura. Secondo me è proprio questo il tema centrale nel racconto.
La famiglia Corio finisce per diventare schiava di giganteschi topi, che nel corso degli anni infestano la casa, poiché, per paura, non ha preso provvedimenti in tempo e ha cercato di rimandare il problema. Come in ogni racconto l’autore cerca di mettere in luce, ricorrendo all’irrealtà, le emozioni e i problemi legati all’esistenza.
Mentre leggevo il racconto mi sono chiesta più volte per quale motivo la famiglia, e in particolare il padre, negassero il problema, cercando in ogni modo di evitarlo, di rimandarlo, ma facendolo diventare in questo modo sempre più consistente ed opprimente. Riflettendo però ho capito che l’intenzione dell’autore era rappresentare, seppur con un racconto fantastico e irreale, il modo in cui l’uomo può rimanere vittima delle proprie paure, che a volte possono diventare vere e proprie ossessioni.
Anche noi come i membri della famiglia Corio tentiamo spesso di negare ciò che ci sembra minaccioso o pericoloso e lo facciamo poco alla volta, cercando di convincerci che il problema non c’è, non esiste o passerà. A volte le stesse rassicurazioni che chiediamo agli altri o cerchiamo in noi stessi non fanno altro che alimentare la paura dandoci conferma della sua esistenza. Non so se sia possibile sconfiggere le nostre paure ma penso che sia senza dubbio più utile sopportare l’ansia che deriva dal fronteggiarle piuttosto che negarle e vederle aumentare giorno dopo giorno. Far fronte alla paura è senza dubbio difficile e a volte anche doloroso e forse alcune volte ci sembra impossibile ma a mio avviso, invece che tenere tutto dentro sarebbe più utile farle uscire in modo da averne un’immagine chiara. Per esperienza, posso affermare che il superamento di una paura o anche solo il suo ridimensionamento sono dei traguardi straordinari che lasciano una sensazione di soddisfazione e appagamento che fa credere nelle proprie capacità e possibilità.
Infine, la paura trasmessa dall’autore attraverso il racconto mi ha fatto pensare che questi meccanismi di negazione funzionano non solo a livello individuale, ma anche all’interno dei gruppi e in modo più ampio all’interno della società. Anche qui, infatti, non si trova sempre il coraggio di affrontare i problemi, che alla fine vengono rinviati, sottovalutati o evitati.
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