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Io voglio del ver la mia donna laudare

Testo della poesia:

Io vogliọ del ver la mia donna laudare
ed asembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella dïana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro e l’âre,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,1
e fa ’l de nostra fé se non la crede;

e no·lle pò apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’ om pò mal pensar fin che la vede.


Parafrasi:

Io voglio lodare la mia donna rispecchiando la verità (secondo verità),

e paragonarla alla rosa ed al giglio:
ella spende più della stella Diana e la rispecchia,
e ciò che di bello si trova in cielo le assomiglia.

A lei paragono una verde campagna, e l'aria,
tutti i colori dei fiori, giallo e rosso,
oro e azzurro e ricchi gioielli da regalare:
l'amore stesso per lei si muta in meglio (si migliora).

Passa per la via carica di bellezza e tanto gentile
da abbassare l'orgoglio a colui a cui dona il proprio saluto,
e lo converte alla nostra fede se non credente;

E non può avvicinarla uomo che non sia vile;
ed ancora vi dirò che possiede una virtù più importante:
nessun uomo può pensare al male fin quando la osserva.


Commento:

Guinizzelli produce un tema sviluppato dalla poesia stilnovistica, quello della donna amata. Il genere della lode arriva in realtà dalla Provenza, dove i trovatori dedicavano alla signora del castello le loro poesie d'amore. Erano scritte in lingua d'oc. Ritroviamo questa tipologia poetica alla corte di Federico II, ma dopo la sua morte, dalla scuola poetica siciliana, la poesia dell'amor cortese si trasferisce a Bologna e a Firenze. Qui non vi è più la corte senza un re, ma il comune, e la donna non è più la signora/padrona del castello, ma del cuore dell'innamorato.

Il primo strumento utilizzato da Guinizzelli è il paragone tra la rosa e il giglio. La donna è paragonata a tutto ciò che di bello la terra offre (per non parlare del cielo). Lei spende come la stella Diana (il pianeta Venere), rimandando alla luce rivelatrice di Dio. Viene paragonata ai fiori ed ai colori più belli, all'oro ed ai gioielli, e mettendosi in confronto a lei, anche l'Amore sente il bisogno di migliorarsi. Il suo saluto (intercessione con Dio) libera la mente dal peccato ed instilla nuova fede nel cristianesimo agli infedeli. E la viltà degli uomini non può avvicinarsi alla creatura celeste che, in terra, dona la pace ai cuori e agli spiriti degli uomini.

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