POESIA EPICO-CAVALLERESCA

Genere letterario che nasce in Italia nell’epoca medievale attraverso:
• “Chanson de geste”, ciclo carolingio, il tema principale è Carlo Magno; si dà spazio alla storia, anche se alterata.
• “Romanzo cortese”, ciclo bretone (si chiamano “romanzi” solo perché sono scritti in lingua romanza, sono testi in versi), i temi principali sono l’avventura, la fantasia e la passione, che si fondono; si parla di re Artù e Lancillotto. Questo genere è destinato al pubblico di corte e ha il solo scopo di divertire.
Nel corso del 1300 e 1400 la poesia epico-cavalleresca (“epico” perché è una lunga narrazione in versi; ”cavalleresca” perché parla di gesta cavalleresche) subisce dei cambiamenti. I due filoni principali diventano:
• FILONE COLTO: deriva dalla produzione letteraria e associa alla chanson de geste e romanzo cortese alcuni aspetti della tradizione classica ripresi da Omero e Virgilio. Trova il massimo rappresentante nel 1300 in Boccaccio e nel 1400 in altri poeti che seguono l’esempio di Boccaccio. A noi questo filone non interessa molto perché non ha grande fortuna.
• FILONE POPOLARE: si sviluppa attraverso i cantari (narrazioni in versi in ottave e in lingua volgare, vengono recitati nelle piazze da attori professionisti girovaghi detti “canterini” o “cantimpanca” perché spesso recitavano in piedi su delle panche. Il termine “cantari” indicava il componimento, oppure l’unità di tempo impiegato nell’arco della giornata per recitare. Un canterino in un giorno cantava da 40 a 50 ottave).
o TEMI: vari: religione, amore e avventura, storia (con aspetti fantastici).
o STRUTTURA: ben precisa: pur essendo destinato ad un pubblico non colto avevano uno schema preciso:
 Invocazione religiosa;
 Riassunto dell’argomento trattato nel canto successivo (non venivano messi per iscritto quindi i riassunti aiutavano a capire cosa sarebbe successo);
 Narrazione;
 Congedo dal pubblico (si salutava il pubblico e si chiedevano riconoscimenti)
Il filone popolare viene ripreso da alcuni autori importanti. La tradizione dei cantari viene ripresa soprattutto a Firenze da Luigi Pulci e a Ferrara da Boiardo, Ariosto, Tasso e Folengo.

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