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Le “arti liberali”

Al centro dell’insegnamento, nei secoli dell’alto Medioevo, vi erano le “arti liberali”, cosi dette in quanto degne dell’uomo “libero”, che non era obbligato a lavorare per vivere. Esse si dividevano in arti del Trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del Quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica). Le prime tre erano discipline di tipo linguistico-letterario e filosofico, mentre le seconde erano di tipo scientifico. Bisogna tener presenti però le considerazioni fatte sul concetto di “scienza” nel Medio Evo, che era del tutto diverso da quello moderno.
La matematica e l’astronomia non erano scienze “esatte”, ma rientravano in una visione mistico-simbolica dell’universo: l’aritmetica mirava a scoprire le proprietà mistiche dei numeri secondo un’antica tradizione sapienziale che risaliva al greco Pitagora (che nel Medio Evo si collegava anche alla Kabbalà ebraica).

Inoltre si potrà vedere che una simile concezione del numero sarà ancora presente nella Vita nuova di Dante, in cui ricorre continuamente il numero nove, ad alludere al carattere miracoloso e sovrannaturale di Beatrice e nella Commedia, che è tutta costruita sul numero tre: tre cantiche, ciascuna di trentatré canti (con un canto premiale a tutto il poema), in strofe di tre versi, le terzine. L’astronomia a sua volta era intesa essenzialmente come astrologia, studio delle influenze degli astri sulla vita terrena, una credenza che nel Medio Evo era basilare nell’edificio del sapere (anche in questo caso la Commedia dantesca offre un significativo esempio). Infine lo studio delle leggi della musica era inteso a cogliere le leggi dell’armonia del mondo.

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