Video appunto: Leopardi, Giacomo - Vita

Giacomo Leopardi


Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati da famiglia nobile e muore a Napoli nel 1837 all'età di 39 anni.
Leopardi studia da autodidatta nella biblioteca del padre.
Dal 1809 al 1816 vi fu il periodo dei "Sette anni di studio matto e disperatissimo" dove impara varie lingue tra cui latino, greco, francese ed ebraico.

Questi anni danno a Giacomo una grande cultura ma anche vari problemi di salute tra cui la gobba e problemi alla vista.

Leopardi inizia una corrispondenza con Pietro Giordani che incoraggia il suo desiderio di affermazione individuale.

Leopardi viene chiamato il poeta filosofo perché non solo è un grande poeta ma anche un po' filosofo per la sua visione del mondo.
Lui infatti critica le correnti letterarie e l'unica cosa per lui importante è la vita.

Ritiene che ci sia nel mondo un contrasto fondamentale : quello tra natura e ragione.

La natura inizialmente viene concepita da lui come una madre benevola che offre all'uomo l'immaginazione, motivo per cui gli uomini antichi, essendo più vicini alla natura, erano più felici.
La ragione invece, colpevole del progresso ha allontanato l'uomo da questa condizione. Questa fase del pensiero leopardiano è definita pessimismo storico.

Ben presto questo pensiero cambia, leopardi si rende conto che la natura non è una madre benevola ma piuttosto una matrigna. Essa non mirava alla felicità dell'uomo ma a conservare la specie e ciò genera sofferenza.
Al pessimismo storico quindi segue il pessimismo cosmico, un pessimismo più pesante.

Qui afferma che l'uomo è destinato a soffrire perché non esiste il piacere infinito, ma sono tutti limitati, condannando l'uomo all'insoddisfazione perché una volta raggiunto tale piacere si aspira subito ad un altro. L'uomo è vittima della natura, crudele e indifferente che ci mette al mondo per farci soffrire.

Prima di morire, il 14 giugno 1837, compone "la ginestra", un lungo componimento di 317 versi.
L'ispirazione la prende da una ginestra che vede crescere sulle pendici del Vesuvio.
Qui Leopardi dice che l'uomo, avendo un nemico comune, deve riscoprire un senso di solidarietà e allearsi per sopportare questo dolore.