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Leopardi Giacomo, vita e opere

Nacque nel 1798 a Recanati e muore nel 1837 a Napoli. Recanati era parte dello stato Pontificio per cui, grazie anche alla presenza della madre, fu influenzato dalla cultura religiosa. Studiò nella sua biblioteca monotematica poiché i genitori non gli permettevano la lettura dei testi non concordi con le linee dettate dalla Chiesa. Nel 1816 scappa di casa ma il padre lo fa tornare. Tra il 1815 e il 1816 avviene il suo passaggio dall'erudito al bello e inizia così a studiare gli illuministi, e classici e Dante. In questo periodo ha contatti con Pietro Giordani, intellettuale illuminista, amico di Manzoni. Giordani gli fornisce contatti con l'editore Stella e con suoi amici in grado di mantenerlo; tutto ciò lo porterà via da Recanati. Si distacca dalla religione; il suo è un ateismo radicale: non credeva infatti nella vita dopo la morte ma credeva che si potesse continuare a vivere nella mente di chi lo ricordava.

Tra il 1816 e il 1817 c'è il passaggio dal bello al vero: scopre che il bello è effimero. Il vero indica per Leopardi la rappresentazione più reale del mondo, quella che non ha l'obbligo di rispettare fini educativi.
Durante il passaggio dal bello al vero soffre di una cecità momentanea dovuta probabilmente al suo "studio matto e disperato" e in questa fase riesce a cogliere la profondità delle cose.
Nel 1818-19 inizia la produzione dei Piccoli Idilli, piccoli bozzetti su varie tematiche. Tra il 1822 e il 1828 non scrive poesia ma si dedica alle stesura delle Operette Morali, importanti per noi per cogliere il cambiamento del pensiero di Leopardi, il pessimismo storico e cosmico.
Intorno al 1827 vive tra Milano e Firenze e l'editore Stella decide di tagliare il loro rapporto per una scarsa produzione da parte dell'autore, per cui è costretto a tornare a Recanati dove scrive i Grandi Idilli. Nell'ultima fase della sua vita vive a Firenze col suo amico Ranieri con il quale si trasferisce a Napoli nel 1834. Li muore nel 1837.
Nell'intero arco della sua vita è impegnato nella scrittura dello Zibaldone, un diario in cui affronta temi di vario genere.

Il pensiero

Per Leopardi il piacere assoluto non esiste; la vita è infatti un susseguirsi di piaceri effimeri, poiché l'uomo tende sempre a volere qualcosa in più; il vero piacere è l'aspettative, il desiderio.
Leopardi non possiede una vera e propria filosofia ma le sue opere seguono un distinto pensiero. Per lui il progresso è dannoso per l'uomo poiché non permette di cogliere le cose più piccole della vita.

Rifiuta il suicidio, poiché esso non risolve i problemi e non da esempio ai posteri.
La natura (di cui parla specialmente nelle Operette Morali) è vista come una madre (se letta attraverso il pessimismo storico), come distruttrice (se letta attraverso il pessimismo cosmico).

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