kispy di kispy
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Biografia

Nacque a Recanati nel 1798, da nobile famiglia, in crisi economicamente a causa della cattiva amministrazione dei beni. Alla salvezza del patrimonio si dedicò la madre, donna energica. I primi studi li compì sotto la guida del padre, poi, a causa della precocità del suo ingegno, studiò da solo. Sette anni di studio matto e disperato durante i quali si formò una vasta cultura ma si rovinò la salute. Tra il 1816/19, si verificarono le conversioni del Leopardi: quella letteraria dalla filologia alla poesia, quella filosofica col passaggio dalla fede religiosa all’ateismo e quella politica dalle idee reazionarie a quelle liberali e democratiche. Dopo il fallito tentativo di fuga dall’ambiente chiuso e arretrato di Recanati, il poeta ebbe il permesso di andare a Roma, dove fu deluso dalla meschinità degli uomini e frivolezza delle donne. Ritornò a Recanati ma subito ripartì per trovare sistemazione tra Milano-Bologna, Pisa-Firenze. Qui conobbe il giovane esule napoletano Antonio Ranieri, col quale si trasferì a Napoli. Morì nel 1837 mentre nella città si combatteva il colera.

Il pessimismo leopardiano

Il pensiero del Leopardi trae le sue origini dalla concezione meccanicistica del mondo appresa dall’Illuminismo. L’uomo è soggetto alle leggi di trasformazione della materia. è una creatura debole e indifesa, che dopo una vita inutile di sofferenze si annulla con la morte. Egli è insignificante nella vita universale. Infatti, se scomparisse, gli altri elementi della natura resterebbero indifferenti. Questa concezione che per i pensatori del ‘700 era motivo di orgoglio e ottimismo per il senso di liberazione dalla superstizione del passato, per Leopardi è motivo di pessimismo, perché con dolore avverte i limiti della natura umana. Accanto a questa genesi filosofica del pessimismo, ce ne è una di natura emotiva, quella del dramma adolescenziale, che si verifica quando la realtà si rivela diversa da quella sognata ed immaginata, perdendo illusioni e speranze con profondi scoraggiamenti. Gradualmente gli uomini, però, finiscono per accettare la vita, nel bene e nel male, e vi si adeguano inserendosi. A Leopardi mancò questo inserimento, a causa della rigidità e ottusità familiare e dell’angustia dell’ambiente paesano, che lo isolò e lo privò di rapporti umani ed esperienze concrete. Leopardi intuì la negatività della restaurazione e civiltà borghese dell’800, l’ipocrisia, l’egoismo, la corruzione, l’alienazione, elementi che rendono gli uomini deboli ed umili schiavi. Egli è antagonista del suo secolo e nella Ginestra indica gli uomini un’umanità rinnovata, fondata sulla solidarietà universale. Tre sono dunque gli aspetti del pessimismo leopardiano: il pessimismo personale o soggettivo, quello storico-progressivo, quello cosmico o della doglia mondiale. Il pessimismo personale e soggettivo nasce quando il poeta, ancora adolescente, si sente escluso dalla gioia di vivere, che vede riflessa negli altri. Questa infelicità è causata dall’ambiente familiare, soprattutto la madre che non riesce a creare un’atmosfera calda fatta di premure e affetti e dalla sensibilità d’animo dell’autore accentuata dalle sofferenze fisiche. Il pessimismo storico o progressivo si verifica quando Leopardi si accorge che la felicità degli altri è solo apparente, che la vita umana non ha scopo, che tutto è falso e che gli uomini sono condannati all’infelicità. Seguendo Rousseau, afferma che gli uomini furono felici nell’età primitiva, quando vivevano allo stato naturale. Poi essi vollero uscire da questa beata ignoranza e, servendosi della ragione, andarono alla ricerca del vero, scoprendo il male, il dolore, l’angoscia esistenziale. La storia, quindi, non è progresso ma decadenza. Ciò che è avvenuto nella storia dell’umanità avviene nell’individuo, che, nell’infanzia, adolescenza e giovinezza, vive un’inconscia felicità, poiché tutto sorride; si passa poi all’età della ragione, all’orrido vero, del dolore consapevole e irrimediabile. Questo pessimismo è detto storico progressivo, perché è scoperto progressivamente, nel corso della storia. Leopardi approfondisce la sua meditazione e si accorge che la casa del dolore dell’uomo è la natura, in quanto lo crea col desiderio di felicità, sapendo che egli non la raggiungerà mai. Di fronte alla natura, il poeta assume un duplice atteggiamento: la ama per la sua bellezza e armonia; la odia perché la considera madre matrigna e crudele. Questo è detto pessimismo cosmico o universale perché investe tutte le creature. In questo momento egli rivaluta la ragione, la quale, anche se crea infelicità, rimane l’unico bene degli uomini, i quali, con essa, affrontano la propria sventura con dignità, unendosi in una fraterna solidarietà. Effetto del pessimismo cosmico è la noia, che Leopardi considera nobile perché rappresenta l’insoddisfazione di grandi uomini che lottano per la conquista di aspirazioni sempre più alte. Condanna, invece, il suicidio, perché siamo legati alla vita dall’istinto di conservazione e dal dovere di solidarietà tra gli uomini compagni di infelicità. Per liberarsi dalla noia del vivere bisogna proporsi un fine come dice Voltaire “fai sempre qualcosa se non vuoi suicidarti”. Negli scritti e poesie di Leopardi, torna spesso il motivo delle illusioni, che sono ingannevoli e vuote, tuttavia abbelliscono la vita dei giovani e sono dolci e care nel ricordo degli adulti. C’è una differenza tra le illusioni del Foscolo e quelle di Leopardi. Le illusioni del primo sono vive, operanti, danno significato alla vita; quelle del secondo operano nell’animo dei giovani e svaniscono all’urto con la realtà.

Pessimismo leopardiano e i giovani

Il pessimismo di Leopardi esercita un fascino nei giovani, perché egli rappresenta il dramma di ansietà e sconforto che essi vivono da sempre. Questo dramma consiste nell’aspirazione ad un mondo ideale, fatto di amore, virtù e turbamento in cui cadono quando, a contatto con la realtà, quel mondo sognato crolla e le illusioni diventano ingannevoli. Cessa allora la poesia dei sogni ed inizia l’arida prosa della realtà. Tuttavia, anche se vane, il poeta sentì sempre la dolcezza e incanto delle illusioni e le considerò i fiori nel deserto della vita. Il Cappuccio ci dice che “erano come una persona cara scomparsa che torna nel desiderio e irrealtà e da colore e luce alla vita”. Il De Sanctis mette in evidenza il carattere stimolante e non depressivo del Leopardi. Il Leopardi produce l’effetto contrario: non crede nel progresso e ce lo fa desiderare; non crede nella libertà e ce la fa amare. Egli è il poeta dei giovani patrioti, impegnati nella lotta per la libertà e l’indipendenza della patria.

la poetica

Nella poetica di Leopardi si distinguono due momenti: il momento classicistico e il momento romantico. Il primo momento risale agli anni della polemica in Italia tra classicisti e romantici. Egli non difendeva tutto il classicismo, ma il classicismo primitivo, quello dei poeti più antichi, i quali esprimevano i loro sentimenti con sincerità e naturalezza, senza tener presente nessun modello. Il secondo nasce quando Leopardi fa propria la distinzione dei romantici tedeschi fra poesia di immaginazione e poesia di sentimento. La poesia di immaginazione è quella che si nutre di miti e di fantasie. La poesia di sentimenti si nutre di affetti e di idee. Se la poesia di sentimento è poesia di idee, il poeta si servirà della tecnica letteraria del classicismo, allo scopo di rendere suggestivo un contenuto; se la poesia di sentimento è poesia di affetto o lirica allora essa deve essere lirica pura, cioè pura voce del cuore, ingenua e limpida, espressione del sentimento. Leopardi e il Risorgimento L’autore passo da idee reazionarie ad idee di libertà e amor patrio.

romanticismo e classicismo in Leopardi, Foscolo e Leopardi

Leopardi fu sia classico che romantico. Ha la stessa concezione meccanicistica della natura del Foscolo, ma l’accetta con tristezza perché alla ragione in lui si oppone il sentimento. Col Foscolo condivide anche le idee delle illusioni, ma mentre nel primo sono calate nella realtà e spingono all’azione, per il Leopardi si dissolvono al primo urto con la realtà.

La forma poetica

Gradualmente la sua poetica si libera della formazione classicistica. La sintassi complessa si fa più elementare, con un linguaggio semplice ma suggestivo e musicale. Del classicismo rimane, però, la lucidità del pensiero, il dominio del sentimento, la struttura razionale e armonica della composizione.

Critica

Poetica della rimembranza e dell’infinito

Per il poeta la vera poesia nasce dalla rimembranza, cioè rievocazione del passato, dell’infanzia, giovinezza, quando il cuore spera e si illude. Altra forma è l’infinito, spaziale e temporale, che dà il senso dell’immensità dell’universo.

La poesia della musica

La poesia lirica deve avere musicalità, cioè deve essere limpida e cadenzata, rispecchiando il sentimento puro. Deve essere ricca di rime e canzoni. Per lui la lirica è la forma di poesia più autentica, perché esprime i sentimenti del poeta.
Leopardi precursore della poetica dei decadenti
Sia con la poetica della rimembranza e dell’infinito, sia con la concezione della poesia musica, l’autore anticipa elementi decadentisti: la poesia delle memorie autobiografiche, la ricerca della parola-musica.

Il parallelo delle cinque lingue

In quest’opera Leopardi ritiene più poetiche le lingua classiche, perché più primitive e ingenue, meno poetiche quelle romanze, perché più adulte e ragionevoli. L’italiano, però, è più poetico, perché più vicino al mondo classico.

La poesia fonte di consolazione

È considerata vitalità e aggiunge un filo in più alla brevissima nostra vita.

Opere in prosa, Lo Zibaldone

È una raccolta di appunti vari, scritto tra il 1817-32. L’opera ha ispirato molti canti del Leopardi ed etimologicamente la parola significa “taccuino in cui sono notate cose diverse”. Si compone di 4526 pagine raccolte in sette taccuini.

I Pensieri

Furono pubblicati da Ranieri. Sono 111 ed esprimono le considerazioni pessimistiche del poeta.

L’Epistolario

Sono 900 lettere ed è considerato uno dei più belli della letteratura italiana per l’intensità dei sentimenti e la limpidezza espressiva.

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