Confronto tra Leopardi e Schopenhauer

L’autore rielabora gli elementi della filosofia del 1700 in una visione personale, distaccandosi da alcune idee dell’illuminismo. Critica il mito rivoluzionario della ragione e ritiene un inganno la fiducia nella perfezione dell’uomo. Per Leopardi l’illuminismo è la filosofia rivelatrice del vero che ha distrutto le illusioni e ha svelato l’infelicità dell’uomo. Per Schopenhauer come per Leopardi la vita umana è un pendolo che oscilla tra noia e dolore: ciò che viene desiderato ma non raggiunto, crea frustrazione e dolore, invece quando viene realizzato esso annoia ed è necessario desiderare qualcos'altro. La concezione di Schopenhauer è metafisica, per Leopardi è meccanicistica. Per Schopenhauer il mondo è male, per Leopardi il male non esiste, esiste la tragicità dell’esistenza, e si nota nell'opera Bruto Minore, nella quale Bruto, unico superstite del massacro dei Filippi, guarda la luna, né benigna né avversa alla disgrazia umana. Mentre per Schopenhauer dato che c’è il male ci potrebbe essere anche il bene, per Leopardi la natura è completamente indifferente, solo con la compassione si può mitigare il dolore.

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