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Operette morali


Le Operette morali sono una raccolta di prose nelle quali Leopardi, imitando i dialoghi di Luciano (autore della letteratura greca, padre di un genere letterario fittizio, inventato: i dialoghi), riesce a raccontare in maniera ironica e satirica i temi fondamentali dello Zibaldone e delle sue poesie. Per la prima volta dunque Leopardi esprime in forma letteraria quei contenuti che aveva già espresso in poesia e che sono presenti nello Zibaldone sotto forma di trattato filosofico.

Dialogo della Natura e di un islandese

In questo dialogo la natura, assimilata ad una donna gigantesca, è apostrofata da un islandese che la rimprovera di non occuparsi di lui, pur avendogli dato la vita. Il dialogo segna il passaggio nel pensiero leopardiano dalla fase del pessimismo storico (in cui Leopardi considerava la natura come una madre benigna che dava vita e nutriva l’uomo con i suoi frutti) alla fase del pessimismo cosmico (in cui Leopardi considera la natura come una matrigna, poiché non ha cura dell’uomo e non ha a cuore la felicità del singolo uomo, ma solo la prosecuzione delle specie).
I temi chiave di questo dialogo sono:
-l’indifferenza della Natura per la condizione dell’uomo
-il pessimismo naturalistico
- la piccolezza dell’uomo nei confronti della natura: l’uomo non ha alcuna importanza come individuo, ma è solo un elemento della specie.
Islandese: l’allegoria figurale dell’umanità
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