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L'infinito


Questa collina solitaria mi fu da sempre cara, ed anche questa siepe che impedisce la vista dell'orizzonte più lontano. Ma sedendo e guardando gli sterminati spazi al di là della siepe nella mente immagino silenzi che non si trovano nella dimensione umana e profondissima quiete, in modo tale che in quegli spazi e in quel silenzio, per poco il cuore non si turba e si smarrisce. E non appena odo stormire il vento tra queste piante paragono l'infinito silenzio di quegli spazi a questo rumore: e mi viene in mente l'idea dell'eternità ed il passato e il presente che si fa sentire nelle sue manifestazioni reali. In questo modo in questo infinito il mio pensiero sprofonda ed è dolce naufragare in questo mare.
Colle: monte Tabor, vicino casa Leopardi
V. 2: Anastrofe
Siepe: rappresenta la divisione tra i suoi pensieri e l'eternità, esclude lo sguardo, non l'immaginazione
Mirando: guardare fantasticando
Sovrumani silenzi: iperbole
Profondissima quiete: anastrofe
Nel percepire l'infinito vi è una sorta di smarrimento
Odo stormire: onomatopea
Eternità: Infinito nel tempo
Le morte stagioni: le età passate
Così: comparando l'effimero con l'eterno
S'annega: si smarrisce fino ad annullarsi
Naufragar ... Mare = metafora del naufragio, rende l'idea di un annichilimento che è però uno smarrimento piacevole. Per il poeta è fonte di dolcezza annullare la sua coscienza nella vastità dell'infinito – Naufragar m'è dolce = ossimoro
Testimonianza del dissidio tra finito ed infinito, tra reale e ideale, che caratterizza l'uomo romantico.
Una siepe impedisce a Leopardi la vista di buona parte dell'orizzonte e questo ostacolo suscita in lui una riflessione che trascende il reale e fa spaziare nell'immensità. La siepe rappresenta dunque una barriera tra il mondo esterno e i pensieri del poeta. E 'simbolo di tutto ciò che è limitante, stimola l'immaginazione e l'istintivo bisogno, proprio di ogni uomo, di infinito. Immagina spazi interminabili oltre la siepe, silenzi che superano ogni possibilità di comprensione da parte dell'uomo e una quiete assoluta dove il cuore prova quasi smarrimento. L'improvviso stormire delle foglie lo riporta alla realtà ma come la siepe gli aveva suggerito l'idea dell'infinito spaziale, così il rumore del vento gli suggerisce l'idea dell'eternità, cioè dell'infinito temporale. Le sue riflessioni perdono ogni definizione logica, si abbandona dolcemente in questa nuova dimensione annullando la propria identità.
Endecasillabi sciolti
Gioca tra finito ed indefinito creando dialettica tra realtà e immaginazione
Versi da 11 a 13 caratterizzati da Pplisindeto: e...e...e...e
Uso dell'enjambement
Composto a Recanati nel 1819.
Tutta la poesia è giocata sul paradosso, sul voler rendere il concetto dell'infinito attraverso la negazione del finito: l'io è seduto immobile con la visuale impedita da una siepe, ma viaggia verso spazi e tempi infiniti; non sente null'altro che la voce del vento e immagina il suono dell'età presente; il suo pensiero si annulla ma il naufragio è dolce. Senso paradossale di un piacere prodotto in un attimo dal naufragio della ragione che rende unico questo idillio.
Prima parte: esperienza oggettiva legata ad un'immagine consueta --> Infinito spaziale
Seconda parte: sensazione uditiva attiva l'immaginazione --> Infinito temporale
Infinito = visione per conforto dolore. In realtà è limitato, ma i sensi non colgono i limiti
Odo stormir: lo riporta alla realtà
Ultimo verso: soddisfa ansia di liberarsi dai limiti spazio-temporali. Immagina quello che c'è oltre: Infinito, contempla, senso di smarrimento. Si abbandona, gli suggerisce tempo infinito.
L'io si immerge nel piacere dell'infinito.

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