L'Infinito

L'Infinito di Leopardi è un testo dai temi molto ampi, ma al contempo molto precisi: uno di questi è il tema del tempo. Il tempo è legato per così dire indissolubilmente allo spazio, e già ai primi versi il poeta ce ne da una dimostrazione: attraverso modi e tempi verbali diversi, Leopardi catapulta il suo punto di vista da uno spazio all'altro, come se fossero tra loro parecchio distanti, ma in realtà non è una distanza prettamente fisica, quanto più una distanza conoscitiva. Egli comincia a navigare nel tempo e nello spazio; si allontana dalla realtà di questo ermo colle (ed è per questo che qui usa il passato remoto) e fa spazio all'immaginazione, la quale viene obbligatoriamente richiamata a causa della siepe che oscura la visuale. Ed è qui che il poeta usa il presente, proprio per far capire come egli si senta più vicino a ciò che vede di astratto rispetto a ciò che vede di concreto.
Ermo, orizzonte, interminati spazi, sovrumani silenzi, profondissima quiete, vento, piante, infinito silenzio, eterno. Sono questi i temi principali di questo componimento, ed è su questi che la critica di concentra nel dare significato a questa immensa opera.

In questo testo viene sottolineata l'indifferenza della natura nei confronti del dolore e della sofferenza di Leopardi: descrive una vita che passa e che lascia indietro, che non si prende cura di lui. La natura è onnipossente, sovrasta l'uomo che si affanna inutilmente. Ed è quindi a questo che la natura si contrappone, agli uomini, alle loro azioni vane.

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