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L'infinito, la profonda avversione verso la modernità

Nel 1819 Leopardi scrisse L’infinito, che rappresenta un testo chiave non solo per tutta le letteratura italiana, ma anche per Leopardi stesso. È uno dei più importanti tra i Piccoli idilli. Nel 1818 scrisse il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica. Si può analizzare il rapporto che Leopardi aveva con il classico. In Leopardi c’è una nostalgia struggente nei confronti del classico. Leopardi prova dolore per la consapevolezza di essere irreversibilmente lontano dalla solarità della classicità. Nel 1815 Leopardi tradusse Mosco e Teocrito, due grandi esponenti della lirica alessandrina, attingendo direttamente alle fonti dell’idillio. Nel 1816 Leopardi pubblicò una traduzione del primo libro dell’Odissea e stava lavorando alla traduzione del secondo libro dell’Eneide. La nostalgia del classico che affligge Leopardi è testimoniata dal profondo rapporto che egli aveva con la classicità. Madame de Staël invitata i letterati italiani a sprovincializzarsi e a tradurre i grandi scrittori stranieri. Il movimento romantico dell’Italia settentrionale faceva riferimento alla rivista Il conciliatore. Esso aveva posizioni che oggi potremmo definire neorealistiche: l’arte letteraria doveva avere una funzione di crescita morale e civile. Siccome questa letteratura doveva conquistare una parte di popolo sempre più vasta allora doveva essere necessariamente più fruibile e più popolare. La letteratura doveva diventare più accessibile anche ai ceti popolari. Il programma del Conciliatore erano di stampo illuministico. Nel 1816 lo scrittore Pietro Giordani aveva affermato che gli italiani non potevano prendere lezioni perché in virtù della forte tradizione classicistica erano molto lontani da quel tipo di poesia che si stava diffondendo nel resto d’Europa. Leopardi affermò che il Romanticismo era una moda effimera. Non tollerava la passionalità esasperata e l’anticlassicismo che lo caratterizzavano. Leopardi attaccò il Romanticismo, ma intendeva esprimere un giudizio negativo nei confronti della sua epoca. In quel tempo Leopardi viveva ancora a Recanati e quindi non conosceva il Romanticismo nella sua positività, nella sua freschezza e nella sua innovazione culturale. I romantici sapevano di essere moderni e desideravano che la letteratura si sprovincializzasse e si adeguasse al cambiamento dei tempi. Leopardi invece stava vivendo un momento di altissima devozione nei confronti dei classici antichi.

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