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Veglia

Testo di Veglia di Giuseppe Ungaretti

Il poeta Giuseppe Ungaretti, in trincea, gettato come uno straccio, per una notte intera, veglia il cadavere di un compagno massacrato.
La lirica è costituita da due strofette irregolari, con versi di varia misura.

Un’intera nottata
Buttato vicino
A un compagno
Massacrato
Con la sua bocca
Digrignata
Volta al plenilunio
Con la congestione
Delle sue mani
Penetrata
Nel mio silenzio
Ho scritto
Lettere piene d’amore

Non sono mai stato
Tanto
Attaccato alla vita

La tematica di questa poesia è la violenza della guerra, sottolineata dai participi passati dei verbi, che coincidono con il versicolo. Il loro isolamento mediante la tecnica degli “a capo” esprime figurativamente la condizione del soldato massacrato: l’espressione deformata del volto alla luce del plenilunio e le mani contratte, che sembrano penetrare nel silenzio del poeta.

Il protagonista nella sua veglia notturna scrive lettere piene d’amore, per esprimere la sua ribellione nei confronti della disumanità della guerra: Non sono mai stato / tanto attaccato alla vita. Il tanto acquista un significato diverso dalla pura funzione grammaticale, caricandosi di un’intensità assoluta: isolato dal versicolo, diventa il grido di affermazione del diritto umano alla vita.

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