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Mattina (Giuseppe Ungaretti)

da L’allegria

M’illumino d’immenso

Con Mattina l’ansia di estrema riduzione e semplificazione trova compimento. La poesia è composta di due versi ternari, quattro termini di cui due monosillabi e compenetrati con il successivo a formare due sole emissioni di voce. La presenza del poeta (“M’”) è investita da una luce violenta (“illumino”) ed immersa nella vastità di uno spazio infinito. Ungaretti rappresenta, così, una sensazione momentanea di beatitudine, uno stato di pienezza, di totalità ineffabile, e realizza l’analogia tra il finito della vita umana e l’infinito, l’eterno. Il contenuto della poesia è spiegato dal suo stesso titolo, Mattina, che per analogia si ricollega ad esso: si tratta, ancora, di una corrispondenza diretta tra il finito e l’infinito, il mortale e l’immortale, tra il tempo e l’eternità.

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