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Ungaretti: I Fiumi – commento


Su fronte, in momento di sosta, il poeta ripercorre con la memoria i fiumi che hanno segnato i vari periodi della sua vita; alla fine prova tanta nostalgia e soprattutto angoscia a causa del mondo sconvolto dalla guerra.
La poesia inizia con l’immagine del poeta appoggiato ad un albero ridotto dalle bombe ad un troncone, come se fosse una persona mutilata. Il fatto che Ungaretti utilizzi il termine “mutilato” sta a significare non solo l’umanizzazione della realtà, ma anche un senso di fraternità dello scrittore con la natura. Il poeta si trova in una dolina la cui connotazione dominante è negativa in quanto richiama il languore di un circo prima o dopo lo spettacolo. Tuttavia la dolina ha anche una residua connotazione positiva perché sui tratta di una cavità che protegge. Egli è immobile e guarda verso i cielo le nuvole che passano sopra luna. In questa contemplazione, il poeta trova un momento di serenità (concetto della natura rasserenante).
La mattina, il poeta, per riposarsi, si è disteso nelle acque dell’Isonzo che lo levigavano come un sasso. In questa immagine troviamo connotazioni positive (l’acqua è definita urna e quindi acquista un valore di sacralità), ma anche una connotazione negativa perché l’urna ci fa pensare alla morte e la reliquia è comunque un resto mortale.
Il poeta si alza, esce dall’acqua e se ne va come se fosse un acrobata, ricollegandosi in questo modo all’immagine del circo presente all’inizio. Quindi, per asciugarsi al sole, si accovaccia vicino ai suoi vestiti sporchi perché stanno vivendo la guerra e il suo accoccolarsi lo rende simile ad un beduino del deserto: questa immagine è autobiografica: ricorda l’Africa dove egli ha vissuto da fanciullo ed anticipa la successiva evocazione del Nilo.
Dopo questa premessa, passa a descrivere i fiumi che sono stati presenti nella sua vita. Innanzitutto ricorda l’Isonzo nella cui acque si è riconosciuto come facente parte di un tutto dell’universo e precisa che il suo vero supplizio è quando non riesce a provare tale senso di armonia.
Ed ecco una metafora antropomorfica: l’acqua dell’Isonzo sono come le mani di un essere umano che intridono il poeta e gli regalano una forma di felicità che con difficoltà si riesce a raggiungere nella vita. A questo punto rivede nella memoria, i varie periodi della sua vita e li associa ad un fiume.
Inizia con il Serchio sulle cui rive sono vissuti i suoi antenati, gente di campagna, tanti anni prima. Continua con il Nilo, sulle cui rive, ad Alessandria, il poeta è nato ed ha trascorso la sua adolescenza. L’immagine del Nilo si associa ai turbamenti dell’adolescenza quando non si ha ancora piena consapevolezza del proprio essere e si conoscono i primi turbamenti. Quindi passa alla Senna, sulle cui rive, a Parigi, egli ha completato la sua maturazione personale e culturale.
La poesia termina con una riflessione si ha un’immagine di desolazione cioè quella della vita del poeta paragonata ad una corolla di tenebre che indica precarietà e vanità. I questo modo si può dire che la composizione è circolare perche gli ultimi versi ci riportano all’immagine espressa nei primi.
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