La poetica di Verga

La poetica

I principi della poetica sono enunciati da Verga in tre testi che rappresentano i manifesti del Verismo verghiano, in particolare in Fantasticheria, L’amante di Gramigna e i Malavoglia.
I principi fondamentali prevedono ciò:
-rappresentare il mondo dei poveri e indagare le cause che spingono questa gente a sopravvivere in un ambiente così duro e ostile, cercando di osservare le cose dal loro stesso punto di vista
-delinea il concetto di religione della famiglia, che spinge la povera gente a voler rimanere attaccata alla propria famiglia e al proprio luogo natale
-delinea il concetto dell’ideale dell’ostrica, ovvero l’attaccamento dei poveri al proprio mondo
-il racconto deve avere la caratteristica di un fatto realmente accaduto
-la ricostruzione dei processi psicologici dev’essere scientifica (concezione dell’artista-scienziato)
-canone dell’impersonalità, dunque lo scrittore deve limitarsi a rappresentare la realtà oggettiva e i rapporti di causa-effetto che legano l’uomo all’ambiente
-indagare le cause materiale ed economiche che sono alla base dell’agire umano
-prendere come soggetto dell’opera i vinti
-limitarsi a osservare i fatti in modo impersonale, senza intervenire con commenti e giudizi.
La necessità di seguire il principio dell’impersonalità dell’autore spinse Verga ad applicare quattro tecniche narrative fondamentali:
• L’eclissi dell’autore: il romanzo deve escludere ogni intervento da parte dell’autore il quale deve mettersi nei panni dei personaggi affinché possa emergere una visione oggettiva della realtà. A esporre la vicenda sono i personaggi stessi che esprimono secondo il loro punto di vista sentimenti, idee, passioni, creando nel lettore la sensazione di trovarsi faccia a faccia con loro.
• La regressione: il narratore dunque diventa interno alla vicenda e l’autore per assumere il punto di vista dei personaggi deve necessariamente assimilarsi al livello culturale della comunità del narratore mediante l’artificio della regressione. Nel caso dei Malavoglia, ambientata tra i pescatori siciliani, Verga utilizza un narratore poporale, mentre in Mastro-don Gesualdo il contesto presuppone un narratore borghese.
• Lo straniamento: consiste nel rappresentare come “strano” ciò che in realtà non lo è e viceversa. Infatti viene evidenziato il divario tra la visione del narratore (analoga a quella dei personaggi) e quella dell’autore (analoga a quella del lettore).
• Il discorso indiretto libero: gli avvenimenti sono presentati direttamente dal punto di vista del personaggio, riproducendo così il suo modo di esprimersi, i suoi sentimenti, le sue idee, i suoi ricordi. Gli elementi grammaticali che aiutano a individuare il discorso indiretto libero sono: l’assenza di verbi dichiarativi, l’assenza della congiunzione che, la presenza di punti interrogativa, esclamativi e di sospensione, l’uso della terza persona per indicare chi parla o pensa. Inoltre il linguaggio deve adeguarsi al vero in modo da permettere un’esposizione oggettiva della realtà.

Nelle opere di Verga è possibili individuare una precisa concezione dell’uomo e della storia influenzate dalle maggiori correnti di pensiero:
Positivismo: la realtà può essere descritta seguendo un approccio scientifico
Materialismo: individua l’origine dei bisogni materiali primari di animali e umani
• Determinismo: l’uomo subisce l’influenza dell’ambiente circostante, delle leggi economiche e del condizionamento ereditario che influisce sulle sue inclinazioni
Evoluzionismo di Darwin: ovvero lotta per la vita e legge del più forte.
Verga però respinge la fiducia nel progesso tipica del Positivismo, e la funzione sociale dell’arte secondo cui essa può contribuire al miglioramento sociale. Per l’autore infatti bisogna accettare il fatto che la realtà è immutabile e nessuno può sottrarvisi, e inoltre l’arte non è capace di intervenire per modificare la società.
Il lavoro non permette all’uomo di riscattarsi, ma si impone come un dovere che trova giustificazione in quanto mezzo di sostentamento dell’individuo e della famiglia. Verga inoltre nega l’esistenza della provvidenza ed esclude ogni consolazione religiosa e ogni speranza che la vita sia migliore nell’aldilà. Gli unici valori in cui Verga sembra credere sono la famiglia e gli affetti domestici: chiunque si allontani da questi è destinato a fallire (religione della famiglia e ideale dell’ostrica).

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