Video appunto: Verga, Giovanni - Capitolo 9 Malavoglia

Personaggi



• padron ‘Ntoni
• Piedipapera
• zio Crocifisso
• Barbara
• Brasi
• padron Cipolla
• Venera Zuppidda
• la Longa
• Mena
• Nunziata
• cugina Anna
• i due marinai reduci da Lissa
• vari paesani

Lo spazio



• la casa di Zio Crocifisso
• la casa del nespolo
• il sagrato della chiesa
• la chiesa con la statua dell’Addolorata
• la piazza del paese
• il Capitanato di porto di Catania

Commento



Il capitolo IX nono è articolato in tre parti:
• la festa per il matrimonio di Mena,
• l’arrivo a Aci Trezza di due soldati della marina italiana che portano notizie della battaglia di Lissa
• l’abbandono della casa del nespolo.

Questi tre episodi sono legati dalla logica di una catastrofe inevitabile, come in un continuo crescendo.
Infatti, il fidanzamento, voluto caparbiamente da Padron ‘Ntoni svanisce prima che il capitolo si concluda, la morte di Luca nella battaglia di Lissa è un altro colpo mortale alle speranze di rinascita della famiglia e lo sgombero della casa del nespolo fa cadere il mito su cui si reggevano i Malavoglia.
La festa di fidanzamento è molto triste ed essa ci fa pensare alla cerimonia di monacazione nella Storia di una capinera. I protagonisti della festa sono Mena e Piedipapera, in positivo e in negativo, assorti nei loro pensieri, come se fossero delle maschere deformate dalla realtà.
Il racconto dei marinai scampati dal naufragio che ha fatto seguito alla battaglia di Lissa, è paragonato ad un racconto di cantastorie. Infatti, gli avvenimenti storici, le guerre, i mutamenti politici, sono recepiti dal popolo di Aci Trezza come fatti favolosi e lontani nel tempo. La situazione diventa sconcertante quando Campana di Legno manifesta un totale disinteresse nei confronti di tante madri che hanno perso i figli in battaglia, alzando le spalle e dicendo che tanto lui madre non è. Nel racconto dei due reduci abbiamo un esempio della realtà filtrata attraverso le personali sensazioni dell’uomo. L’annuncio della morte di Luca è preannunciato dal coro, come quello della morte di Bastianazzo, all’inizio del romanzo. I protagonisti dell’episodio sono La Longa e padron ‘Ntoni e tutti gli altri fanno da comparse. In attesa della notizia ufficiale, La Longa appare come allucinata, trepidante e senza pace. La notizia ufficiale si trova nel dito del funzionario della Capitaneria del porto di Catania che scorre l’elenco dei deceduti e che ad un tratto si ferma.
Il distacco dalla casa del nespolo è penoso ed il trasloco avviene di notte per evitare commenti dei vicini i cui commenti sono veramente senza pietà. I Malavoglia sono ormai fuori dalla comunità in cui essa era vissuta fino ad ora e dentro la quale soltanto avrebbe potuto sopravvivere.

Riassunto



Il giorno di Pasqua, padron ‘Ntoni si reca da zio Crocifisso per versagli cento lire, come acconto del debito contratto a seguito dell’affare dei lupini andato male, ma Campana di legno reagisce malamente, sostenendo che si tratta di un affare gestito da Piedipapera che, come si sa, ha acquistato in modo fittizio, il debito dei Malavoglia. Anche Piedipapera ha la stessa reazione, tuttavia, dopo le insistenti preghiere di padron ‘Ntoni, decide di accettare l’acconto e di rimandarne il saldo all’8 settembre, festa della Madonna.
Nell’aria c’è qualcosa di festa: ormai il matrimonio fra Mena e Brasi di padron Cipolla è sicuro, tutti ne parlano e addirittura ‘Ntoni confessa a Barbara che, come ha detto il nonno, dopo sarà la volta di coronare il loro sogno d’amore. Barbara, ha mandato alla Longa, come vuole la tradizione, un vaso di basilico con un fiocco rosso per farsela comare. L’unica triste è Mena, anche se la festa dell’Ascensione si avvicina ed è tutto un gran da fare per decorare le porte e le finestre con le ghirlande. Essa pensa ad Alfio che se n’è andato e alla sua abitazione rimasta vuota che nessuno decora in questa circostanza. La Vespa non manca di lanciare le sue punzecchiature, accusando ingiustamente Mena di essere stata lei a fare in modo che Alfio Mosca lasciasse il paese.

I preparativi delle nozze accelerano: alla Mena viene tolto lo spillone d’argento sulle trecce e le vengono sistemati i capelli ben spartiti sulla fronte come segno che ormai il matrimonio è vicino. Questa operazione sarebbe spettata al madre di Brasi, ma poiché il giovanotto era orfano di madre, l’incarico è affidato a Grazia Piedipapera, giusto per ingraziarsi il marito, con grande invidia di comare Venera Zuppidda. La Longa ha il cuore in festa perché sa che la figlia sarebbe andata a vivere in una casa benestante, e occupava continuamente il tempo a preparare il corredo, mentre padron ‘Ntoni passava le serate intere seduto sugli scalini della chiesa a parlare con padron Cipolla. Brasi, vestito a festa con il vestito nuovo, si faceva vedere molto spesso nelle vicinanze della casa del nespolo. La casa del nespolo pullula di persone, piena come al tempo della visita di condoglianze per la morte di Bastianazzo. La stessa Longa è felice perché ha dimenticato tutti i suoi guai, mentre padron Cipolla racconta le barzellette. L’unica a mostrarsi poco contenta è Mena; Nunziata se ne accorge ed anche la cugina Anna che, per movimentare un po’ la scena, fa finta che le sfugga di mano un boccale di vino, ricordando che quando si rompe qualcosa è segno di augurio.

Descritta l’atmosfera festosa della casa nel nespolo, lo scrittore ci conduce sulla piazza principale dove si è formato un crocchio intorno a due marinai che tornano in congedo e raccontano come si era svolta la battaglia di Lissa. Gli astanti li ascoltano con molta attenzione. Essi parlano di un bastimento, il Re d’Italia, andato a fondo in un attimo e don Silvestro osserva che su questa era imbarcato anche Luca Malavoglia. Il marinaio racconta tutti i particolari della battaglia navale e tutti lo ascoltano a bocca aperta: navi andate in fiamme, il comandante che scompare nella battaglia, i marinai tutti al loro posto di combattimento. Il giorno successivo, corre ormai voce che nelle vicinanze di Trieste c’è stato un combattimento fra la flotta austriaca e quella italiana in cui avevano perso la vita molti soldati. Invano, La Longa e padron ‘Ntoni aspettano notizie di Luca e alla fine decidono di recarsi a Catania, alla Capitaneria di porto, per avere informazioni più precise. A questo punto è certo: Luca figura nella lista dei marinai caduti nel combattimento navale. Da quel momento in poi, la Longa è presa da una devozione particolare per la Madonna addolorata, posta sull’altare della piccola chiesa del paese e le sembrava che il corpo di Gesù Cristo disteso sulle ginocchia della Vergine, assomigliasse al suo Luca. Le malignità degli abitanti non diminuiscono; questa la Zuppidda, acida com’è, non esita a dire che ora tutto il peso della famiglia sarà sulle spalle di ‘Ntoni e una ragazza ci penserà bene prima di prenderselo per marito. Quanto alla relazione fra Barbara e ‘Noti, il giovanotto è ancora speranzoso e dà per scontato il matrimonio, ma non comare Venera che è del parere, espresso pubblicamente, che prima di prendere una decisione bisognerà vedere come finisce l’affare dei lupini-

Intanto la questione del pagamento del debito dei lupini non si risolve e le congetture dei paesani non fanno che aggravare la situazione. Tutti sono convinti che padron ‘Ntoni rimanderà il pagamento al tempo della raccolta delle olive, poi a Natale, poi a Pasqua. Intanto, si dice che i Malavoglia siano poco avveduti: pensano soltanto a maritare la Mena mentre ‘Ntoni pensa di sposare Barbara Zuppidda. Così, Alfio Mosca potrà ritornare per sposare la Vespa e diventare proprietario dei suoi beni. Piedipapera ha anche l’ingiustificato sospetto che ‘Ntoni sia d’accordo con l’avvocato per rimandare sempre l’invio di un usciere dai Malavoglia e magari lo aveva corrotto con dei pesci. I Piedipapera non vedono più nei Malavoglia persone degne di rispetto perché sono venuti meno ai patti e quando cominciano ad arrivare le ingiunzioni di pagamento, essi affermano che forse il compenso datogli da ‘Ntoni all’avvocato per ritardare la pratica non era stato sufficiente.
Così i Malavoglia devono lasciare la casa del nespolo che viene espropriata e prendono in affitto la piccola casa del beccaio e, pertanto, anche il previsto matrimonio di Mena con Brasi va a monte. Di conseguenza, tutti, in paese, voltano le spalle ai Malavoglia, perfino padron Cipolla. Ognuno bada ai fatti propri; l’unica che dimostra un po’ di compassione è comare Grazia che si vergogna di quello che aveva fatto suo marito ai Malavoglia. La Mena riprende il suo lavoro di sempre in fondo al cuor suo spera che un giorno Alfio ritorni. Addirittura, la Zuppidda affronta direttamente ‘Ntoni per dirgli che poiché i Malavoglia non hanno più nemmeno la casa, non è prudente che il giovanotto sposi Barbara. Il capitolo termina con l’addio di ‘Ntoni a Barbara in cui il giovanotto si abbandona ad un profondo sconforto. Durante la settimana, egli continua a lavorare sulla barca, ormai rassegnato, mentre passa la domenica seduto ore intere sugli scalini della chiesa al sole, godendosi così di quelle cose che possono avere anche chi non ha soldi, preso anche dal ricordo della vita conosciuta quando era militare di leva.