Romanzo Epistolare

Il romanzo epistolare è una forma narrativa che ha avuto larga diffusione nel Settecento, sopravvivendo ancora per parte dell'Ottocento. Viene definito "epistolare" perché la narrazione delle vicende di compone attraverso la raccolta di una serie di lettere dei protagonisti stessi. Talora vi può anche essere l'intervento esplicativo, o di raccordo narrativo di colui che, nella finzione narrativa, ha raccolto il carteggio o del destinatario delle lettere (così ad esempio avviene nella parte finale del Werther o di Jacopo Ortis). Si possono distinguere due tipi di strutture del romanzo epistolare:
a) la narrazione lo scambio di lettere di più personaggi. Così avviene nella Pamela (1740-42) e nella Clarissa (1748) di Richardson, nella Nuova Eloisa (1761) di Rousseau, nei Legami pericolosi (1782) di Laclos.
b) la narrazione risulta dalle lettere del solo protagonista. In questa forma si presentano il Werther e l'Ortis.

Nel primo caso si ha una molteplicità di punti di vista: uno stesso fatto, una stessa persona possono essere descritti più volte da angolature differenti, a seconda del carattere o della disposizione psicologica di chi scrive la lettera. Nel secondo caso la lettera tende a diventare un diario intimo: il destinatario si riduce ad entità del tutto convenzionale e si ha un monologo del protagonista che di esplora e parla solo a se stesso. Questa forma preannuncia già l'esaurimento del genere epistolare ed apre la strada al romanzo-confessione, in prima persona. Caratteristiche comuni a tutte le forme del romanzo epistolare sono:
- i narratori sono i personaggi stessi. Non vi è la voce di un anonimo narratore onnisciente che presenti sistematicamente i fatti dall'esterno e dall'alto;
- la narrazione è di fatto al presente. I personaggi raccontano le loro vicende o descrivono i propri sentimenti nel momento in cui li vivono (o comunque a brevissima distanza, "a caldo"). Il futuro è ancora sconosciuto, del tutto aperto. Da ciò scaturiscono conseguenze importanti. Il lettore vive l'azione nel momento in cui la vive il personaggio: non c'è quel "senno di poi", quel distacco critico consentito dalla narrazione di eventi passati, già conclusi. Questo dà maggior immediatezza drammatica e consente di seguire nel suo farsi l'oscillare dello stato d'animo del personaggio, la linea a volte tortuosa dei suoi processi interiori. Inoltre, poiché la lettera si suppone scritta sotto la spinta dell'emozione viva, come registrazione diretta ed immediata dei moti del cuore, il romanzo epistolare è la forma più adatta per poter esprimere il sentimentalismo, quella forma particolare di sensibilità che è propria della cultura settecentesca.

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