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Poesia satirica: funzione, tono e forma


La poesia satirica è un genere di poesia molto antico: con essa il poeta intende polemizzare con il mondo in cui vive, prendendo di mira i vizi e le debolezze umane ed il malcostume della società che gli è contemporanea. Il punto di partenza è dato da un personale disagio che si trasforma in denuncia della realtà. Spesso il poeta guarda al passato che, sotto la proiezione della nostalgia gli appare più umano, più giusto e rispettoso della moralità.
Il tono della satira può acquistare toni diversi a seconda delle finalità. Se il poeta intende prendere di mira le ingiustizie di una determinata classe sociale, il tono può diventare violento, pungente fino ad arrivare ad un invettiva feroce. Se invece, il poeta intende mostrare le debolezze umane, allora il tono può diventare più pacato e perfino sorridente. Il rappresentante più significativo della poesia satirica è Orazio: con le sue Satire egli vuole colpire i vizi degli uomini suscitando meditazione ed un’ironia pacata piuttosto che invettiva o disprezzo. A lui faranno riferimento molti scrittori dal XV secolo in poi, fra cui l’ Ariosto coni suoi componimenti satirici. Da ricordare anche Il Giorno del Parini in cui l’autore rappresenta la vita frivola ed oziosa della nobiltà del XVIII secolo che viene delineata in modo ironico senza che lo scrittore si lasci prendere la mano dallo sdegno e dalla veemenza.
A volte, l’oggetto della polemica è la letteratura stessa, con le sue regole ed i suoi modelli, considerati obsoleti dai poeti innovatori. In questo senso, esempi significativi ci sono forniti da Orazio, Giovenale o dagli epigrammi di Marziale. La volontà dissacrante della letteratura tradizionale si manifesta nella scelta di registri linguistici bassi, come se lo scrittore volesse in questo modo distaccarsi dalla società e dalla cultura dominante per rifugiarsi in una letteratura che la società stessa rifiuta. Questo è il caso di Carlo Porta e di Giuseppe Gioacchino Belli. Essi mostrano indignazione, più meno velata, per la vita che il popolo è costretto a condurre e provano pietà per la sofferenza degli umili, utilizzando efficacemente espressioni tratte dalla lingua dialettale. È la gente comune che parla esprimendosi in dialetto e questo mette ancora più in luce l’ipocrisia, la corruzione, la mancanza di sensibilità e la cecità della classe sociale dominante.
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