Ominide 1009 punti

Il pentalogo del buon scrittore

1) La scelta del TITOLO risulta già DECISIVA per indirizzare il giudizio del lettore. Qualità richieste: originalità e capacità di stimolare curiosità. Da evitare: banalità/scontatezze/ovvietà.
Esempio: tema argomentativo su Facebook.
Titoli da evitare: “Facebook ha rivoluzionato la comunicazione”; “Pro e contro di Facebook”.
Titoli interessanti: “Collezionisti di amicizie e mi piace-dipendenti: ecco l’esercito di FB”; “Dalla piazza al computer: essere social ai tempi di Facebook”.
Perché questi ultimi due titoli risultano più efficaci dei primi? Rifletteteci!
2) L’attacco deve essere deciso, non timido e mai “personale” (abolire i “Credo”, “Penso”, “Secondo me”, “A mio parere” e le prime persone similari: regalano un senso di insicurezza e di scarsa personalità). Si può prendere l’argomento “alla larga” (“Piazze deserte, campetti in rovina e il traffico, al posto del vociare, come colonna sonora casalinga…”); si può esordire con una citazione («L’era della privacy è finita». Così, nel 2010, Mark Zuckerberg annunciava il definitivo abbattimento delle barriere interpersonali); si può anche stupire (Se Bruto avesse creato l’evento “Cesaricidio” o Colombo avesse pubblicato foto dalle Americhe in compagnia di donne discinte, quale accelerazione avrebbe subito la storia?...).

3) Cercare sempre spunti originali, riflessioni pungenti, rifiutare l’uso dei luoghi comuni e le banalità. Ci si può informare ed argomentare a casa tramite internet/libri, bisogna avere CURIOSITA’!
Esempio. Contenuti inutili: “Facebook è uno strumento molto bello perché ci permette di comunicare anche con persone lontane”; “”Su Facebook possono essere pubblicati stati, foto, commenti…”. NON SERVE SCRIVERLO! Si presuppone che il lettore lo sappia già e possa, quindi, addormentarsi!
Contenuti utili: “Il concetto di amicizia si è pericolosamente involuto, limitandosi ad uno scambio richiesta conferma e, spesso, alla lettura vicendevole e distratta degli stati pubblicati”; “La spasmodica caccia ai mi piace suscita disprezzo e, più sovente, pietà, in quanto indice di una ricerca di attenzioni mancanti dal mondo reale”).
4) Utilizzare sinonimi adeguati e maturi di termini/verbi ricorrenti e infantili quali “cose”, “robe”, “bello”, “divertente”, “carino”, “simpatico”, “dire”, “fare”, etc: esistono un dizionario cartaceo apposito e siti internet quali “sinonimi.it” (utili a evitare ripetizioni), ed esiste un lessico specifico per ogni ambito.
Frase da scuola elementare: “Facebook è bello perché puoi sapere se ci sono feste divertenti, serate in discoteca e robe simili e dire se partecipi o no”.
Frase da scuola superiore: “Facebook si dimostra utile anche in qualità di agenda on-line, con l’elencazione dettagliata di eventi mondani e la possibilità di confermare o meno la tua partecipazione ad essi”.
5) Per la conclusione valgono gli stessi consigli dell’attacco (punto 2). Si può terminare un testo con vena polemica (“Gli utenti dei social network rischiano l’implosione psicologica: le emozioni virtuali, infatti, su bacheche e chat subiscono un’amplificazione tale da ridurre la realtà a dettaglio secondario”); con una posizione controcorrente (“Facebook ha invertito il trend evolutivo dell’uomo, rispedendolo sull’albero ad agitarsi scompostamente con mouse e tastiera”); con ironia e/o sarcasmo, purchè vi sia il supporto di argomentazioni valide, forti, mature.

Hai bisogno di aiuto in Analisi del testo e scrittura di testi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email